Puntiamo in Alto: verso Cimacesta

14/05/2026

«Lavoro, sport, hobby, relazioni, riunioni, formazioni, gruppo e programmazione…una giornata di 24 ore spesso sembra non bastare per un educatore AC. E la scelta di dedicare un’intera settimana ad un camposcuola potrebbe sembrare da pazzi».
Inizia così la risposta di Alessia Paro, educatrice di Susegana, alla domanda: perché un giovane di Azione Cattolica dovrebbe fare un camposcuola diocesano come educatore?
«Eppure – continua Alessia – significa, per una volta, poter esserci al 100%, senza distrazioni o altre preoccupazioni. Il telefono non prende, ma anche se fosse Cimacesta ti fa vivere in una specie di bolla difficile da spiegare: è l’occasione per avere del tempo di qualità da dedicare all’associazione, ai ragazzi e alla fede. La cosa speciale di questa bolla poi è proprio che riesce ad amplificare le relazioni con i ragazzi, con gli altri educatori e con Lui».
 
Ma che luogo è Cimacesta?
«Salire ad Auronzo – ci confida Stefano Dal Cortivo, educatore di Osigo – significa staccarsi dalla frenesia della vita quotidiana e concedersi finalmente del tempo, per sé stessi certo, ma soprattutto per gli altri.
Cimacesta è, per molti, un luogo del cuore. Per me lo è stato ancora di più: una sorta di rifugio, un “cerotto” capace di curare, anche grazie alle persone che ho avuto la fortuna di incontrare. Proprio per questo sento il desiderio di donarmi agli altri, così come è stato fatto con me.
È anche una settimana in cui si riscopre più profondamente la fede: attraverso la preghiera, la condivisione e le relazioni. Tutto ciò che durante l’anno, presi dalle mille cose, non si riesce a vivere fino in fondo, qui trova finalmente spazio e autenticità»
 
Se mollare tutto è da pazzi, qui, a piccoli passi e insieme come in cordata, si punta in alto facendo spazio per il sogno di Dio!
 
Chiara Marcandella

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