«In una Chiesa sinodale i presbiteri sono chiamati a vivere il proprio servizio in un atteggiamento di vicinanza alle persone, di accoglienza e di ascolto di tutti, aprendosi a uno stile sinodale».
È quanto si legge al n. 73 del Documento Finale della Seconda Sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2-27 ottobre 2024). Le indicazioni del Sinodo erano molto attese e certamente rappresentano uno dei punti più alti del cammino della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Tra i temi di maggiore rilievo, su cui il dibattito è stato certamente vivace, c’è anche il rapporto tra le diverse componenti della comunità ecclesiale nell’ottica di una maggiore comunione e di un’efficace corresponsabilità.
Per dare compimento alla sinodalità, che Papa Francesco ha definito “essenza e volto della Chiesa”, sarà necessario ripensare il rapporto tra laici e presbiteri, a partire dalla comune radice battesimale. È il punto di partenza per attuare una piena e reale corresponsabilità nella vita delle comunità ecclesiali, da declinare anche attraverso una diversa configurazione degli organismi di partecipazione e grazie ad una visione di Chiesa meno verticistica e capace di valorizzare il contributo di tutti.
«Ai Fedeli laici, uomini e donne – si legge sempre nel documento finale del Sinodo -, occorre offrire maggiori opportunità di partecipazione, esplorando anche ulteriori forme di servizio e ministero in risposta alle esigenze pastorali del nostro tempo, in uno spirito di collaborazione e corresponsabilità differenziata» (n. 77).
Anche nel cammino della Chiesa italiana, che si appresta a vivere la terza ed ultima tappa, quella profetica, con le due prossime assemblee sinodali, si dovranno individuare nuove modalità di condivisione e di partecipazione attiva di tutti fedeli superando l’eccessiva gerarchizzazione clericale ma anche la delega e l’atteggiamento da spettatori che caratterizza la vita di molti fedeli laici. Facendo maturare le istanze sinodali e accogliendo con docilità le novità sollecitate dallo Spirito Santo, dobbiamo metterci tutti a servizio delle necessità di una Chiesa fedele al Vangelo e sempre più accogliente e missionaria.
In questo scenario, le realtà associative che vedono camminare fianco a fianco laici e presbiteri, come nel caso dell’Azione Cattolica, rappresentano un laboratorio privilegiato, avendo tutti la consapevolezza di stare “sulla stessa barca” e di essere chiamati a gettare con fiducia le reti sulla Parola del Signore nella certezza che la pesca sarà abbondante.
__
Mons. Claudio Giuliodori
Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore