“Eccomi”: il Sì all’AC per abbracciare la propria Vocazione

04/12/2024

L’8 dicembre, Festa dell’Immacolata, è alle porte e l’Azione Cattolica si sta preparando alla Festa dell’Adesione!
Con Maria, che davanti allo stupore e timore generato in lei dalla visita dell’Angelo ha trovato la fede per un “eccomi” che ha cambiato la storia dell’umanità, l’associazione sente un legame forte. È la storia di un incontro che anche in Ac si è fatto spazio nel cuore di chi era pronto al “sì”.
Abbiamo chiesto a Jane Uliana, vergine consacrata dell’Ordo Virginum, ai coniugi Stefano e Laura Uliana di Osigo e a don Giovanni Stella, sacilese in servizio ad Oderzo, in che modo l’aderire all’A.C. ha contribuito alla ricerca, scoperta e scelta della loro vocazione.
 
“Conosco l’Azione Cattolica dalla terza elementare”, ci racconta Jane, “Ci ho sempre camminato dentro e mi ha insegnato a voler bene alla Chiesa perché l’A.C. è stata sempre nella Chiesa, non è mai stato per me qualcosa di staccato. Ad ogni età, prima da ragazza ed ora come adulta, ho scoperto l’associazione e la Chiesa ed ho imparato a voler bene ad entrambe come un insieme. La mia ricerca si è sempre affiancata al mio percorso, uno cammina e cerca: ho sempre pensato di voler diventare moglie e madre ma non avrei detto di no ad una vocazione diversa, però sentivo che la mia vocazione era costruire una famiglia. Il “colpo di fulmine” è avvenuto nel triennio come responsabile giovani diocesana, proprio quando ero immersa totalmente nell’associazione; collaborando con la scuola la preghiera, durante un incontro ecco che è scoccato e più intenso era il triennio più scoprivo la mia chiamata, nelle relazioni e nelle fatiche, nel bene e nel male ho scoperto che il Signore mi chiedeva di più e nel dire il mio sì successivo.
Nella mia storia con l’A.C. ho detto sempre dei piccoli sì, un sì ad aderire ogni anno, a divenire responsabile A.C.R. parrocchiale, poi foraniale, poi responsabile giovane foraniale e poi diocesano; tanti piccoli sì che mi hanno aiutato a dire un sì più grande facevano tutti parte di un discernimento vocazionale, un allenamento alla responsabilità per un sì più grande.Se rileggo la mia storia, mi sono accorta che da tempo il Signore mi chiamava, ma per la mia testa dura, me ne sono accorta solo a 30anni. Nei miei si ho letto un filo rosso che mi ha portato a dare tutta la vita al Signore. Nella predica di don Andrea Dal Cin durante quella “scuola di preghiera”, il Vangelo era quello della notte di Gesù dell’orto degli ulivi, lui diceva di non farsi scoraggiare dal sacrificio d’Amore che il Signore vi chiede ogni giorno. Queste sono state le parole che mi hanno fatto chiarezza su cosa il Signore mi chiedeva: un sacrificio d’amore, dare la vita! In Azione Cattolica sei al servizio ed è una sfaccettatura di quel “dare”.
Così è iniziato il percorso che è stato molto chiaro, ho capito che era la mia strada e ci stavo proprio bene, benissimo. Tutti i sacerdoti che ho incontrato nella mia strada, anche con quelli che ho fatto più fatica nel relazionarmi, hanno fatto con me un pezzo di cammino ed io li ringrazio perché il loro sì è stato un esempio, un insegnamento, una provocazione che mi hanno accompagnato nella mia storia.”
 
In principio era il camposcuola,
e il camposcuola era a Cimacesta,
e a Cimacesta si esprimono un tempo e uno spazio di particolare adesione all’AC
fatti di condivisione, di servizio, di gratuità, di quotidianità, di spiritualità.
 
“Senza l’Azione Cattolica”, ci raccontano Laura e Stefano, “Ci saremmo forse conosciuti in un tempo e in uno spazio con caratteristiche diverse o forse non ci saremmo mai conosciuti. Ma se ci fossimo conosciuti altrove, avremmo portato con noi quelle caratteristiche di tempo e spazio che l’AC incarna in varie forme, nei contesti di vita che abita.
L’Azione Cattolica è stata per noi terreno di ricerca della nostra vocazione matrimoniale perché tiene vivo lo stile della condivisione, della quotidianità e ci accompagna a vivere la fede con l’equilibrio della feria e della festa, senza esasperare uno o annientare l’altro.
L’Azione Cattolica è stata per noi scoperta vocazionale perché ci mostra il volto sponsale dell’amore cristiano che sa dedicarsi tutto all’altro e per l’altro nella dimensione familiare, comunitaria, ecclesiale.
L’Azione Cattolica è stata per noi scelta vocazionale perché fa vivere esperienze di formazione come parte di un cammino più grande e mette in circolo il contributo di giovani e adulti, ciascuno per quel particolare status di vita che sta vivendo e attraversando.”
 
“Sono stato un aderente di AC sin dal primo momento in cui potevo esserlo”, ci racconta Don Giovanni, “Ed è stato bello crescere nella fede prima di tutto un questa assicurazione. L’aspetto più importante è come io ho alimentato la mia relazione con il Signore dentro l’A.C.: una vocazione nasce se prima c’è una relazione! Il Signore ci chiama ma se non siamo connessi con lui attraverso una relazione difficilmente possiamo sentire quella chiamata. È stato fondamentale essere aderente perché qui ho mantenuto quella relazione con Dio; anche in quei momenti in cui mi stavo allontanando, durante gli anni delle superiori un po’ più turbolenti per esempio, l’appuntamento a gruppo giovanissimi mi ha aiutato a mantenermi in contatto e in quella relazione il Signore si è inserito. Si è inserito e, anche scuotendomi un po’, mi ha fatto capire qual era ma mia strada!
Nella scelta vocazionale ha significato molto il vedere tanti sacerdoti che, legati all’associazione., prestavano il loro servizio come assistenti in parrocchia o ai campi; mi hanno sempre spinto a dire “che bello stare con i ragazzi e poterli accompagnare” in parrocchia ed ancor di più in esperienze diocesane. Accompagnare i ragazzi e ai giovani, anche qui ad Oderzo con un gruppo nutritissimo, permette di vedere come il carisma dell’Azione Cattolica, che poi è il carisma della Chiesa senza fare differenze, possa far crescere la fede.”

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