Giubileo del Malato: Martina e Monia, un’amicizia speciale a Farra di Soligo

06/04/2025

Di certo non è la tessera all’associazione a renderci speciali, i talenti che il Padre ci affida sono un suo dono, ma essere di Azione Cattolica ci predispone e allena ad uno stile di vita che ci rende docili all’azione dello Spirito Santo!
Monia, responsabile associativa di Farra di Soligo, ci racconta in occasione del Giulibeo del malato di una cosa per lei “normale” ma che per noi è davvero significativa.
 
“La mia amica Martina è stata colta di sopresa da malattia e disabilità.
In un freddo e nevoso febbraio 2005, la sua vita è cambiata, un’emorragia cerebrale ha compromesso gran parte della sua mobilità. Dopo il buio del coma infinito, il risveglio, non quello dei film ma turbolento e agitato. Mi sono ritrovata al suo fianco da subito: io avevo due bambini piccoli con i quali però poteva darmi una mano mia mamma e lei con un percorso in salita, la sedia rotelle e la voce flebile. Le due colleghe di ufficio si incontravano ora dalla rianimazione della neurochirurgia dell’ospedale di Treviso, nella lungodegenza di Conegliano, nella struttura “La nostra famiglia” di Pieve di Soligo.
La prima vera via di comunicazione, oltre all’ok con il pollice, fu l’alfabeto muto che usavamo a scuola: una genialata. Poi la riabilitazione, la logopedia, il ritorno a casa dopo più di un anno. Nel frattempo siamo cresciute, io ho avuto il terzo figlio, lutti importanti per entrambe, gioie, lo sconforto, la pazienza che manca, il recupero che stenta, le amicizie che si diradano.
Passano gli anni e da trentenni, diventiamo cinquantenni. Il nostro è un mondo a parte, sono la sua segretaria e confidente, lei la mia consigliera: ridiamo, piangiamo e pure pettegoliamo!
Quando torno nel mondo “normale”, il mondo dei sani? Siamo sicuri? Mi pongo molte domande e prego. Prego quel Dio che ci vuole bene e che ci ha fatto pellegrini di speranza in quanto ciascuno di noi può essere di sollievo per qualcun altro.
 
Quando mi chiedono perché io sia così legata a Martina, non ho risposte perché mi sembra tutto molto naturale e normale l’aitare un’amica nel bisogno. Lei non me lo ha mai chiesto perché la sofferenza e l’umiltà fa sì che uno non chieda, sta a noi cogliere l’urlo di aiuto anche quando è privo di voce. In pochissimi conoscono questo mio mondo a parte e non sanno perché il martedì e il venerdì mattina sono impegnata. Da lei e dalla mamma che la assiste, ricevo una pienezza d’animo grandissima, dovrei essere io grata a loro che mi accolgono nell’intimità della loro casa. Il fare senza aspettarmi nulla in cambio e senza chiedermi se lei avrebbe fatto questo per me, mi dà forza e sono sicura che questo è il disegno che Dio ha per me, lo percepisco.
Vorrei che anche i miei figli notassero gli ultimi, i dimenticati, i malati, i disabili e onorassero il dono dell’amicizia.”
 
Chiara Marcandella

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