VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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NEWS ACVV

Si riapre Casa Cimacesta
Nell'ultimo fine settimana di maggio e nel primo week-and di giugno, a Casa Cimacesta si procede con il riordino, la sistemazione e le pulizie in previsione dei campi che andranno ad iniziare il 13 di giugno. Responsabili, adulti, giovani, educatori delle parrocchie sono invitati a dare la propria disponibilità in Ufficio diocesano (0438/940374) per rendere accogliente la Casa per l'estate. Sono benvenuti tutti, per il tempo possibile per ognuno.

EVENTI

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NEWS ACI

CLAUN IN CORSIA

Il sorriso è una cosa seria

 
Chiunque è capace di sorridere. Spesso, però, si sottovaluta il potere di questo semplice gesto.
Lo sanno bene i volontari che si danno il turno per trascorrere ore preziose tra ospedali, comunità, centri di accoglienza e case di riposo, per riportare la gioia e la speranza in persone che vivono una situazione di sofferenza fisica o morale. Abbiamo incontrato due giovani, Elena e Eddy, conosciuti in Azione Cattolica, che si dedicano agli altri con rispetto, un pizzico di sana simpatia e un naso rosso. Entrambi sono Clown, o meglio “Claun” in Corsia dell’associazione VIPClaunando Pordenone, Onlus federata a Vip ViviamoInPositivo Italia, (www.claunado.it/la-nostra-storia/) che conta circa 4000 volontari in tutto il territorio nazionale, selezionati e preparati attraverso appositi percorsi formativi.
 
Da cosa si riconosce un Claun?
Dal sorriso contagioso e dalle belle maniere, ma anche dal camice bianco con bottoni e bavero rossi, marchio associativo e maniche a strisce gialle e verdi. Il servizio della Onlus, che lavora in Italia e all’estero, è organizzato in convenzione con reparti e strutture.
 
Eddy, nome Claun 4Otto, come sei arrivato al naso rosso?
La vocazione all’essere claun è nata qualche anno fa. Sentivo che la mia concezione di servizio stava cambiando; volevo uscire dalla parrocchia che fino a quel momento mi aveva accolto, per fare un’esperienza di dono. La mia vita l’ho messa in gioco dopo un percorso di crescita personale e di fede che tuttora mi permette di affrontare, riconoscere e vedere negli altri la bontà e l’amore per la vita.
Elena, nome Claun Kiola, che cosa ti aspetti dal tuo servizio?
Difficile a dirsi! È un continuo mettermi in gioco, le persone, i volontari e i pazienti con cui ti rapporti non sono mai gli stessi e si creano dinamiche sempre diverse. Sbagliare o fare delle gaffe non importa, il bello è che si può dedicare del tempo a delle persone che stanno male!Più volte sono entrata nelle stanze dei pazienti, con le luci spente e le tapparelle abbassate. Nel silenzio entriamo noi, e alla domanda “Permesso, possiamo?” loro si alzano, accendono le luci, alzano le tapparelle! Non facciamo giocolerie o bolle di sapone, né capriole. Il nostro ruolo è essere presenti, portare un saluto, un sorriso,un pensiero che dice all’altro “Non sei solo”.
 
4Otto, cosa ti stupisce del tuo servizio?
Sai come inizi ma non sai come finirai. Puoi partire con qualche oggetto e tutti i trucchi che conosci, ma quel giorno, magari, non ti serviranno a nulla. Basterai solo tu come persona e come Claun, sarai la valvola di sfogo per qualcuno e la boccata d’aria per altri. Al di là del momento che stanno vivendo, i pazienti sono capaci di lasciarti una parola, un’immagine, uno sguardo che viene a casa con te. Quell’attimo ti arricchisce e la volta dopo sai che tornerai con un sorriso in più. Ci sarà sempre qualcuno che ti sbalordirà: dall’ingenuità e l’immaginazione dei bimbi, alla ironica razionalità dell’adulto, tra le storie e l’affetto dei signori in Casa di Riposo e la voglia di vivere dei ragazzi con disabilità. Il servizio è dono per e alla persona, senza pregiudizi sulla malattia, sulla religione o sull’”identità morale.”
 
Kiola, cosa significa per te essere Claun in Corsia?
Essere Kiola mi ha dato e continua a darmi molto. È il mio bicchiere mezzo pieno, vedi sempre tutto il bello che c’è. Non ci si focalizza sul malato, ma sulla persona, unica e irripetibile. Papa Francesco ci esorta ad essere una Chiesa in uscita, dove tutti si sentano chiamati a prendere l’iniziativa. Per questo accompagniamo senza paura, andando incontro alla sofferenza. Il tempo non è mai abbastanza, presi da mille attività ci dimentichiamo di essere felici, ma il sorriso è la nostra medicina quando pensiamo di non farcela! La malattia può cambiare tutto in un attimo, ma se cammini nei giorni più difficili e incontri un sorriso, ti accorgi che puoi affrontarla.
 
Da questo duplice incontro, emerge come l’annuncio più bello e fecondo sia la propria testimonianza. L’impegno formativo in Ac permette di scoprire talenti e vocazioni preziose, come portare un sorriso di speranza tra le difficoltà e le sofferenze. Un dono da coltivare tra i giovani, con gratitudine verso il Padre.

 
di Chiara Marcandella e Lara Corsini
L’Azione, 15 aprile 2018