VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

CALENDARIO

gennaio 2015
L M M G V S D
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031 

NEWS ACVV

ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Sono aperte le iscrizioni ai campi per i ragazzi e i giovani iscritti all'Azione Cattolica. Vi attendiamo, nel desiderio di accogliere al meglio ogni richiesta di partecipazione ai campi, perché questo è l'obiettivo del Tempo Estate Eccezionale!

A Susegana adorazione eucaristica nella notte del Giovedì santo
Anche quest’anno l’Azione Cattolica di Susegana e Crevada propone l’Adorazione Eucaristica notturna, dopo la Messa del giovedì Santo, 18 aprile, nella chiesa di Susegana, dalle ore 22 alle 7 del mattino successivo. Il tema “Dio chiama chi ama..." aiuterà ad approfondire diversi episodi del Vangelo, in particolare alcune chiamate fatte da Gesù. Spunti e riflessioni sono proposti dai giovani.

Si riapre Casa Cimacesta
Al via, nei weekend 25-26 maggio e 1-2 giugno a Cimacesta, gli interventi per riaprire la Casa dell’Azione Cattolica diocesana. Chiunque volesse rendersi disponibile lo comunichi in ufficio. tel 0438.940374 o e-mail: segreteria@acvittorioveneto.it. Grazie.

EVENTI

Festa Unitaria 2019 - Sapore di Sale Estate Eccezionale 2019 AC Vittorio Veneto on Facebook AC Vittorio Veneto on Twitter AC Vittorio Veneto on YouTube

Firenze 2015

 

V CONVEGNO ECCLESIALE NAZIONALE
Firenze, 9-13 novembre 2015

 

“Senza Dio l’uomo non sa dove andare
e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia”
(Caritas in Veritate 78).

 


 


 


 
LINK:

 


 
ARTICOLI:

 
 

IMPEGNO PER IL BENE COMUNE

“Incontro con le persone impegnate in politica”

 
Mercoledì 28 gennaio, alle 20.30, a Conegliano, nella Casa di Accoglienza “Toniolo”, incontro per quanti sono impegnati in politica, nelle amministrazioni locali o semplicemente sono attenti al bene comune.
Partendo dalla traccia proposta dal gruppo promotore della Settimana Sociale, ci si soffermerà soprattutto sulla terza scheda: “Cibo eccessivo e terra oltraggiata”.
 
Vedi la pagina della Settimana Sociale Diocesana di quest’anno.
 

DOPO LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Grazie Presidente Napolitano

 
L’Azione Cattolica Italiana esprime gratitudine e affetto per Giorgio Napolitano. Come Capo dello Stato egli ha saputo interpretare nel modo più alto il ruolo di supremo garante della Costituzione con imparzialità, equilibrio e correttezza, custodendo e promuovendo nel corso degli anni quel complesso di libertà individuali e di valori condivisi su cui si fonda l’unità, la pace, la vitalità sociale, economica e culturale della nostra Italia.
 
Da Presidente di tutti gli italiani, non è mai mancata la sua attenzione nei confronti dei credenti, della cultura e della tradizione cattolica, nel rispetto di una laicità dello Stato sanamente intesa. Negli anni del suo mandato sono state molte le occasioni in cui il Presidente Giorgio Napolitano ha voluto incontrare ed esprimere la sua vicinanza all’Azione Cattolica.

 
Facciamo nostre queste parole espresse dalla Presidenza Nazionale e ci uniamo al ringraziamento, riconoscendoci in piena sintonia, soprattutto in ordine all’impegno in difesa delle istituzioni democratiche, speso per un maggior dialogo tra le forze politiche e per la rinascita morale del Paese. Egli ha dimostrato come, con responsabilità e abnegazione, ci si debba fare carico, non ci si debba tirare indietro di fronte alla richiesta di un di più di impegno, anche mettendo in secondo piano le proprie motivazioni personali per servire un valore più alto qual è il bene comune.

 
la Presidenza AC diocesana
L’Azione, 25 gennaio 2015

 
 

VERSO IL CONVEGNO ECCLESIALE DI FIRENZE

Perché abbiamo bisogno di un nuovo Umanesimo?

 
“Senza Dio l’uomo non sa dove andare (Benedetto XVI) e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia” (Caritas in Veritate 78). “In Gesù Cristo, il nuovo Umanesimo”, è il titolo del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale che si terrà a Firenze dal 9 al 13 Novembre 2015. Un evento ecclesiale per approfondire, alla luce della fede, il contenuto e significato dell’essere umano oggi.
 
Siamo tutti assetati di felicità: d’altro canto questo è il sogno di Dio per l’uomo. Questo desiderio è tentato da contingenze esterne che vedono nel singolo uomo il principio e il fine di ogni cosa, sovraccaricandolo di responsabilità verso la propria presunta realizzazione ma al contempo isolandolo e deresponsabilizzandolo verso il contesto sociale e relazionale in cui vive. L’uomo sembra essere privato della speranza e del senso pieno di vita donati dal riconoscersi generati, figli e fratelli.
 
D’altronde, al cuore del senso dell’umano rivelato in Gesù Cristo non sta il nostro essere figli? Non comprenderemmo nulla di Gesù – il senso delle sue parole, dei suoi gesti, il suo modo di vivere le relazioni, la sua libertà – fuori dal rapporto che egli ha con il Padre, cioè il suo essere figlio, il Figlio. Nel Figlio incarnato è svelata la verità del nostro essere”.
 
Il parlare di un Nuovo Umanesimo suona al nostro orecchio come un invito a non andare a cercare la Verità lontani da noi stessi, nel variegato universo di possibilità e promesse di soddisfazione. Da che cosa partire se non da Chi per primo ci ha insegnato ad essere uomini? Gesù Cristo è il paradigma dell’uomo nuovo, generato da e creato per la relazione. L’uomo stesso, dunque, è relazione, la nostra felicità è relazione maturata nella cura dell’altro e nella preghiera.
 
Il Convegno e le riflessioni precedenti vogliono essere le basi di un cambiamento vero, capace di leggere i segni dei tempi e parlare il linguaggio dell’amore che Gesù ha insegnato, facendoci vicini alle persone e alla loro vita reale. Per una riflessione più profonda si rimanda ai materiali preparatori al Convegno nell’apposita sezione del sito della Chiesa Cattolica Italiana (www.chiesacattolica.it).

 
di Alberto Rado
L’Azione, 25 gennaio 2015

 
 

BURKINA FASO

 

BURKINA FASO

 


 
LE INIZIATIVE:

  • “Dai Vita alla PACE” (Operazione SIP 2014-2015. “Per garantire il diritto di tanti fratelli che abitano in Burkina Faso, ad accedere all’acqua, fonte della vita e risorsa primaria per la sopravvivenza di ogni essere umano. Per costruire un ponte di amicizia che dall’Italia giunga fino in Africa e DAI VITA ALLA PACE”!”)

 
 

ORCHESTRIAMO LA PACE

“…per riscoprirci fratelli”

 
Di Pace c’è estremamente bisogno, ora come un tempo. E non è pensabile che la Pace sia competenza di altri, costretti a cercarsi e a realizzarsi la pace lì dove ci sono i conflitti, da soli.
Il messaggio che papa Francesco ha rivolto in occasione della 48^ Giornata mondiale per la pace non lascia equivoci: la fraternità è fondamento e via per la pace. E dentro a questa fraternità ciascuno è chiamato a prendersi cura dell’altro e a guardarlo con gli occhi di fratello.
 
Troppo spesso, per le strade o nei luoghi che viviamo, succede di guardare agli altri con diffidenza, eppure sentiamo il bisogno di riconoscere attorno a noi fratelli, persone con le quali condividere i nostri vissuti, costruire progetti e trovare sostegno. La situazione di “non guerra sul campo” che il nostro territorio italiano vive da molti anni è senz’altro una benedizione, e diventa motivo di forza e impegno nel gettare le basi di un cammino di pace sempre nuovo e sempre vivo. La Pace, allora, va invocata per le regioni del mondo ancora ferite dalla guerra e va costruita e purificata per le vie delle nostre città dove si vive il rischio dell’indifferenza, della solitudine, del nichilismo.
 
Allora il desiderio di “Orchestrare la Pace per riscoprirsi fratelli” non è un’esigenza accessoria alla vita quotidiana! Se, purtroppo, facciamo fatica a riconoscerci fratelli, forse è mettendoci in dialogo reciproco, in ascolto dell’altro e degli altri che scopriamo a noi stessi il fondamento della Pace: tu sei mio fratello, tu sei mia sorella.
In una serata di musica e arte che si terrà al Teatro Da Ponte di Vittorio Veneto il prossimo 24 gennaio, a cent’anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, vorremmo guardare insieme, da fratelli, alle molte guerre e schiavitù che ancora oggi feriscono la nostra umanità per riuscire ad ascoltare la voce di quei fratelli lontani e vicini che chiedono a ciascuno un passo in più verso una società e un mondo in Pace

 
di Stefano Uliana
L’Azione, 18 gennaio 2015

 
 

PELLEGRINAGGIO IN TUNISIA

Il pellegrinaggio sulle orme di Sant’Agostino

 
Perché l’Azione Cattolica promuove i pellegrinaggi, due anni fa in Terra Santa e quello da poco concluso, in Tunisia sulle orme di Sant’Agostino? E’ una domanda che forse più di qualcuno si è posto. La risposta è molto semplice: l’Azione Cattolica diocesana di Vittorio Veneto, nell’ambito degli obiettivi formativi ed educativi, si è data una finalità precisa: crescere nella consapevolezza che essere Azione Cattolica significa vivere nel respiro sia della Chiesa particolare, attorno al proprio vescovo, sia nel respiro della Chiesa universale. In concreto, crescere e sperimentare che la fraternità cristiana non ha confini, né spaziali né temporali, sia con le comunità cristiane di oggi ma anche con quelle del passato, in una continuità di fede universale.
Accogliamo volentieri questo articolo del vescovo di Tunisi, mons. Ilario Antoniazzi che, nell’esperienza di prossimità condivisa nel pellegrinaggio in Tunisia, ci ha ulteriormente rafforzati dentro questa visione di Chiesa di fratelli, sparsa nel mondo, ma unita, santa e universale.

 
Era il 2 gennaio 2013, quando incontrai in Patriarcato a Gerusalemme, mons. Corrado Pizziolo e il gruppo di pellegrini proveniente da Vittorio Veneto durante una visita al Patriarca Fouad Twal. Arrivai a metà incontro. Ritornavo dalla Nunziatura Apostolica con il cuore gonfio di ansia e di tremore: il Nunzio di Gerusalemme, mons. Domenico Lazzarotto, mi aveva appena annunciato la nomina a Vescovo di Tunisi. Ero tenuto al segreto e non potevo dire nulla, anche se grande era il desiderio di far partecipi gli amici di Vittorio Veneto, della mia enorme responsabilità, comunicatami pochi minuti prima. Avrei dovuto allontanarmi definitivamente dalla Palestina, dalla Terra Santa e anche dagli amici della mia diocesi d’origine. «Verranno a trovarmi anche in Tunisia, come sempre avevano fatto?» mi chiedevo. Fui preso da una grande angoscia, ma non dovevo manifestare i miei sentimenti.
 
Ebbene, nella cattedrale di Tunisi, il 2 gennaio di quest’anno appena iniziato, alla presenza di un folto gruppo di pellegrini provenienti dalla diocesi di San Tiziano, ho concelebrato la messa con mons. Corrado Pizziolo, al termine del loro pellegrinaggio “Sulle orme di sant’Agostino“, prima del rientro in Italia. Certamente il più bel regalo per il capodanno 2015. Immediatamente ho pensato alle due date. Nulla avviene per caso. Ho accolto il fatto come un segno della Provvidenza nei miei confronti. Si è realizzato un mio desiderio, ho pensato. Non potrà essere che venga dimenticato dalla Diocesi che ho sempre amato e alla quale mi sono sempre sentito profondamente legato, anche se il Signore mi disse, come ad Abramo: «esci dalla tua terra, lascia padre, madre, fratelli e sorelle, coloro che ami e dirigiti verso una terra che ti mostrerò». Il Signore mi chiamò a servirlo, per ben cinquant’anni, in Terra Santa. Ora, questa visita è stata, per me, motivo di gioia e di speranza; con essa è iniziato un legame tra la mia diocesi d’origine e la mia nuova diocesi di Tunisi.
Da una settimana, il gruppo di pellegrini vittoriesi stava visitando la mia Tunisia. Ha ripercorso i passi di Agostino. Il santo vescovo ha lasciato tracce indelebili e profonde in queste zone. Riscoprire questo santo significa rinsaldare le radici e l’evoluzione del cristianesimo con i primi testimoni che ci hanno tramandato la fede e, a giusta ragione, sono la gloria della Chiesa.
 
Mi auguro che questo pellegrinaggio sia stato per loro un momento di riflessione. Forse erano venuti per curiosità o per far piacere al compaesano vescovo Ilario e non immaginavano di trovare qui tanta ricchezza storica e spirituale. Ho apprezzato il fatto che al loro seguito ci fosse un sacerdote patrologo in grado di evidenziare la ricchezza spirituale dei siti visitati. Basta chiudere gli occhi nell’anfiteatro di Cartagine, rammentando il testo del martirio di santa Perpetua e Felicita, per rivivere, con grande commozione la vittoria della vita in Cristo e la sconfitta della morte nel loro glorioso martirio. Come non possiamo soffermarci nei luoghi di Santa Monica e di Sant’Agostino senza stupirci della fede e del coraggio della madre per riportare il figlio sulla retta via della fede? E che dire della resistenza di Agostino alle sue preghiere per arrendersi infine e totalmente a quel Signore che Agostino cercava quando, in realtà, era il Signore che cercava Agostino per fare di lui uno strumento della sua gloria?
C’è poi il mio predecessore, san Cipriano martire, primo vescovo di Cartagine e Primate d’Africa e i numerosi martiri tunisini. Non vanno dimenticati i concili di Cartagine, in occasione dei quali si decretò che un cristiano non può vivere senza la domenica come giorno del Signore. “Sine dominica non possumus…” e infine i tre papi martiri tunisini. Tanti sapranno anche che il vescovo di Gafsa, San Vendemiale, che visse nel sud del deserto tunisino ha dato il nome alla bella cittadina di San Vendemiano, mentre il suo corpo si venera nel duomo di Treviso.
 
Oggi la fede cristiana è quasi completamente scomparsa in Tunisia. I cristiani sono tutti stranieri. La nostra presenza e il nostro agire sono definiti da un accordo chiamato “Modus vivendi” siglato tra l’allora presidente tunisino Bourghiba e il Vaticano.
Spesso mi sento chiedere: «Che cosa fai in Tunisia?». Quando facevo parte del Patriarcato Latino di Gerusalemme, il Signore mi chiedeva di lavorare nella sua vigna attraverso l’apostolato. Oggi mi domanda di “essere”, di essere un suo testimone. Devo esserlo e non posso incaricare altri al mio posto. O siamo in Tunisia suoi testimoni che nell’umiltà e nel silenzio trasmettono in questo modo l’amore di Cristo ed il suo Vangelo, altrimenti non ha senso. Siamo la Chiesa aperta a tutti, la Chiesa della “Visitazione della Vergine” che portò il Cristo, invisibile nel suo seno, a santificare Elisabetta e Giovanni. Se ce ne andiamo da qui, se ne va pure il Tabernacolo e questa parte della terra sarà priva del Signore. Dobbiamo seminare con coraggio la parola di Dio e gettarla nel cuore dei tunisini, certi che questa Parola, anche se cade in terra desertica, non morirà mai e un giorno la Tunisia fiorirà come al tempo di Cipriano, Agostino, Perpetua e Felicita… Già i primi frutti tunisini li vediamo e vi assicuro che sono meravigliosi. Sono la più bella consolazione.
 
Spero che gli amici vittoriesi si siano resi conto, dopo il loro passaggio in questa terra, che vi è un apostolato differente e che il vero e l’unico missionario che può cambiare i cuori è il Signore e non noi. Mi auguro, prima di tutto, che siano ritornati alle loro famiglie più ricchi spiritualmente, più coraggiosi e con maggior entusiasmo apostolico per “essere” testimoni, prima di “fare” i testimoni di Cristo. E più facile “fare” che “essere”.
 
Mi auguro poi che il legame di Vittorio Veneto con la diocesi di Tunisi si fortifichi con la preghiera, con una conoscenza più profonda della nostra realtà attraverso pellegrinaggi, come quello appena concluso.
Se passate da Tunisi, sappiate che c’è un vittoriese che vi accoglierà con tanta gioia…

 
+ Ilario Antoniazzi
Tunisi
L’Azione, 18 gennaio 2015

 
 

PELLEGRINAGGIO IN TUNISIA

Il vescovo Pizziolo: “Impariamo dalla chiesa di Tunisi”

 
L’esperienza che abbiamo vissuto nei giorni scorsi durante il pellegrinaggio in Tunisia è stata un’opportunità straordinaria per vivere un incontro ravvicinato fra due diocesi che da qualche anno sono legate dalla figura di mons. Ilario Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi, originario della nostra chiesa di Vittorio Veneto.
A voler essere più precisi, il legame tra la nostra diocesi e la diocesi di Tunisi può essere fatto risalire alla presenza e al ministero in Tunisia, per ben tre anni, dal 1995 al 1998, di  Don Ferruccio Sant. Occorre tuttavia riconoscere francamente che, per noi, la diocesi di Tunisi rimaneva sostanzialmente una realtà sconosciuta.
 
È stato quindi con profonda emozione e meraviglia che ci siamo trovati di fronte a una chiesa che vanta una storia di vita cristiana che ha segnato profondamente la vicenda del cristianesimo occidentale, cioè della Chiesa latina. L’incontro con figure di Padri della Chiesa come quelle di Tertulliano, Cipriano, Agostino; figure di testimoni come i martiri Scillitani, i martiri di Abitene e le Sante martiri Perpetua e Felicita; figure di pastori dei nostri tempi come il Cardinale Lavigerie, arcivescovo di Tunisi e fondatore dei Padri Bianchi ci hanno spinto a vivere un sentimento di grande rispetto e di riconoscenza verso una comunità cristiana che ha dato un contributo straordinario alla vita e alla storia della Chiesa. Ma, più ancora, ci è stato di provocazione e di stimolo prendere contatto con una realtà ecclesiale che, pur ridotta a piccolo seme, o, meglio, a piccolo gregge, continua non solo ad esistere, ma a vivere con convinzione e forza la via del Vangelo e la testimonianza della speranza cristiana.
 
Mi sono venute in mente le parole con cui il Concilio Vaticano II parla della Chiesa: “Il popolo messianico, pur non comprendendo di fatto tutti gli uomini e apparendo talora come un piccolo gregge, costituisce per tutta l’umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza”.
In Tunisia ci si accorge proprio di questo: non si guarda al numero, bensì al mistero di redenzione e di salvezza che avviene attraverso quella realtà, misteriosa ma reale, che è il corpo mistico di Cristo che è la Chiesa: anche un piccolo gregge, costituisce “un germe validissimo” di speranza e di salvezza per tutti.
 
Dal punto di vista umano questo non è certamente comprensibile. Lo si può comprendere solo alla luce della fede nel compimento della promessa di Gesù: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io trovo in mezzo a loro”. E se Gesù è in mezzo ai suoi discepoli, lì si compie, in modo invisibile, ma reale, l’incontro e la comunione con il mistero di Dio e con il suo disegno di salvezza. Questo costituisce un prezioso insegnamento anche per noi: l’efficacia del servizio che come Chiesa siamo chiamati ad offrire al mondo non va cercata nel numero o nell’abbondanza delle strutture materiali, ma nella convinzione e nella forza della nostra adesione a Cristo e, concretamente, nella santità della nostra vita.
La chiesa di Tunisia, quasi completamente priva di strutture materiali, continua a rimanere, pur nella piccolezza che la caratterizza, un segno efficace del Vangelo. È ciò a cui anche noi siamo chiamati: riscoprire continuamente l’essenziale della nostra fede, confermarci su di esso e viverlo a qualunque costo. Anche se fosse necessario affrontare il martirio. Non è, normalmente, questo il nostro caso. E tuttavia dovremmo vivere e testimoniare la nostra fede, come se questo mettesse in gioco la nostra vita. Questo fa la differenza.
 
Concludo questa mia breve riflessione esprimendo l’augurio che la relativa vicinanza della Tunisia possa favorire, anche in futuro, delle visite da parte di qualche persona o qualche gruppo a quella chiesa, finora pressoché sconosciuta, ma ora diventata vicina e cara. La relazione che si potrà instaurare porterà sicuramente beneficio a tutte due le diocesi: di sostegno e incoraggiamento per loro, di stimolo e provocazione ad una vita cristiana più autentica, per noi.

 
+ Corrado Pizziolo
L’Azione, 11 gennaio 2015

 
 

PELLEGRINAGGIO IN TUNISIA

Tunisia, terra di martiri. Il loro sguardo fa abbassare gli occhi

 
Vibia Perpetua e la sua schiava Felicita, con altri quattro fratelli nella fede, furono condannati a morte come cristiani sotto l’impero di Settimio Severo. La pena capitale fu eseguita nell’anfiteatro di Cartagine, davanti a decine di migliaia di spettatori. Madri giovanissime entrambe, appartenente la prima ad una ricca famiglia, erano divenute cristiane insieme ed erano state fermate con chi ancora le stava istruendo nella fede. Fu loro chiesto di offrire a Cesare un atto di omaggio che spettava solo a Dio e tutti rifiutarono, senza esitare. A chi si mostrava atterrito per quanto sarebbe accaduto essi rispondono: “Accadrà quello che Dio vorrà; ormai non apparteniamo più a noi stessi, ma a Dio”.
 
Ma nulla di disumano in questa loro fermezza, nessuna spavalda ostinazione: Perpetua non nasconde il proprio strazio, nel vedere il padre anziano disperarsi e gettarsi sul palco dell’interrogatorio per strapparvela, tanto da essere bastonato dai soldati di guardia. Anche tra i martiri serpeggia il timore e devono farsi animo a vicenda. Incatenati nel carcere, si direbbero in continuo colloquio con Dio. Si percepiscono visitati da continui segni della sua bontà paterna.
 
Giunto il grande giorno, essi entrano nell’arena come dei veri vincitori: precedono gli uomini, mentre “Perpetua teneva dietro con passo tranquillo, come una matrona di Cristo, come una prediletta da Dio; e la luce del suo sguardo faceva abbassare gli occhi di tutti”. Il suo piede sembra schiacciare nuovamente il capo del serpente antico, in virtù di Colui che si è fatto uomo per sconfiggere da uomo l’antico vincitore di Adamo. “Siate fermi nella fede, amatevi tutti l’un l’altro, e non prendete sgomento dei nostri tormenti”: sono le ultime parole, rivolte ai compagni di martirio, da “questa donna che incuteva spavento allo spirito immondo”.
 
Oggi la forza della loro testimonianza non solo non appare lontana nel tempo, ma è viva nel cuore dei cristiani di Tunisia e sale facilmente alle labbra dalla loro memoria. Perché nessuno come i martiri dà testimonianza più chiara della città celeste alla quale tende chi porta il nome cristiano, nessuno mostra così bene cosa sia la speranza della Chiesa e come essa debba vivere il suo pellegrinaggio terreno. Ai martiri infatti viene tolto tutto: ma il loro sguardo ha sempre un lampo di vittoria, ancora oggi “fa abbassare gli occhi di tutti”.

 
di Don Giorgio Maschio
L’Azione, 11 gennaio 2015