VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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NEWS ACVV

ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Sono aperte le iscrizioni ai campi per i ragazzi e i giovani iscritti all'Azione Cattolica. Vi attendiamo, nel desiderio di accogliere al meglio ogni richiesta di partecipazione ai campi, perché questo è l'obiettivo del Tempo Estate Eccezionale!

A Susegana adorazione eucaristica nella notte del Giovedì santo
Anche quest’anno l’Azione Cattolica di Susegana e Crevada propone l’Adorazione Eucaristica notturna, dopo la Messa del giovedì Santo, 18 aprile, nella chiesa di Susegana, dalle ore 22 alle 7 del mattino successivo. Il tema “Dio chiama chi ama..." aiuterà ad approfondire diversi episodi del Vangelo, in particolare alcune chiamate fatte da Gesù. Spunti e riflessioni sono proposti dai giovani.

Si riapre Casa Cimacesta
Al via, nei weekend 25-26 maggio e 1-2 giugno a Cimacesta, gli interventi per riaprire la Casa dell’Azione Cattolica diocesana. Chiunque volesse rendersi disponibile lo comunichi in ufficio. tel 0438.940374 o e-mail: segreteria@acvittorioveneto.it. Grazie.

EVENTI

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PELLEGRINAGGIO IN TUNISIA

Il vescovo Pizziolo: “Impariamo dalla chiesa di Tunisi”

 
L’esperienza che abbiamo vissuto nei giorni scorsi durante il pellegrinaggio in Tunisia è stata un’opportunità straordinaria per vivere un incontro ravvicinato fra due diocesi che da qualche anno sono legate dalla figura di mons. Ilario Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi, originario della nostra chiesa di Vittorio Veneto.
A voler essere più precisi, il legame tra la nostra diocesi e la diocesi di Tunisi può essere fatto risalire alla presenza e al ministero in Tunisia, per ben tre anni, dal 1995 al 1998, di  Don Ferruccio Sant. Occorre tuttavia riconoscere francamente che, per noi, la diocesi di Tunisi rimaneva sostanzialmente una realtà sconosciuta.
 
È stato quindi con profonda emozione e meraviglia che ci siamo trovati di fronte a una chiesa che vanta una storia di vita cristiana che ha segnato profondamente la vicenda del cristianesimo occidentale, cioè della Chiesa latina. L’incontro con figure di Padri della Chiesa come quelle di Tertulliano, Cipriano, Agostino; figure di testimoni come i martiri Scillitani, i martiri di Abitene e le Sante martiri Perpetua e Felicita; figure di pastori dei nostri tempi come il Cardinale Lavigerie, arcivescovo di Tunisi e fondatore dei Padri Bianchi ci hanno spinto a vivere un sentimento di grande rispetto e di riconoscenza verso una comunità cristiana che ha dato un contributo straordinario alla vita e alla storia della Chiesa. Ma, più ancora, ci è stato di provocazione e di stimolo prendere contatto con una realtà ecclesiale che, pur ridotta a piccolo seme, o, meglio, a piccolo gregge, continua non solo ad esistere, ma a vivere con convinzione e forza la via del Vangelo e la testimonianza della speranza cristiana.
 
Mi sono venute in mente le parole con cui il Concilio Vaticano II parla della Chiesa: “Il popolo messianico, pur non comprendendo di fatto tutti gli uomini e apparendo talora come un piccolo gregge, costituisce per tutta l’umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza”.
In Tunisia ci si accorge proprio di questo: non si guarda al numero, bensì al mistero di redenzione e di salvezza che avviene attraverso quella realtà, misteriosa ma reale, che è il corpo mistico di Cristo che è la Chiesa: anche un piccolo gregge, costituisce “un germe validissimo” di speranza e di salvezza per tutti.
 
Dal punto di vista umano questo non è certamente comprensibile. Lo si può comprendere solo alla luce della fede nel compimento della promessa di Gesù: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io trovo in mezzo a loro”. E se Gesù è in mezzo ai suoi discepoli, lì si compie, in modo invisibile, ma reale, l’incontro e la comunione con il mistero di Dio e con il suo disegno di salvezza. Questo costituisce un prezioso insegnamento anche per noi: l’efficacia del servizio che come Chiesa siamo chiamati ad offrire al mondo non va cercata nel numero o nell’abbondanza delle strutture materiali, ma nella convinzione e nella forza della nostra adesione a Cristo e, concretamente, nella santità della nostra vita.
La chiesa di Tunisia, quasi completamente priva di strutture materiali, continua a rimanere, pur nella piccolezza che la caratterizza, un segno efficace del Vangelo. È ciò a cui anche noi siamo chiamati: riscoprire continuamente l’essenziale della nostra fede, confermarci su di esso e viverlo a qualunque costo. Anche se fosse necessario affrontare il martirio. Non è, normalmente, questo il nostro caso. E tuttavia dovremmo vivere e testimoniare la nostra fede, come se questo mettesse in gioco la nostra vita. Questo fa la differenza.
 
Concludo questa mia breve riflessione esprimendo l’augurio che la relativa vicinanza della Tunisia possa favorire, anche in futuro, delle visite da parte di qualche persona o qualche gruppo a quella chiesa, finora pressoché sconosciuta, ma ora diventata vicina e cara. La relazione che si potrà instaurare porterà sicuramente beneficio a tutte due le diocesi: di sostegno e incoraggiamento per loro, di stimolo e provocazione ad una vita cristiana più autentica, per noi.

 
+ Corrado Pizziolo
L’Azione, 11 gennaio 2015

 
 

PELLEGRINAGGIO IN TUNISIA

Tunisia, terra di martiri. Il loro sguardo fa abbassare gli occhi

 
Vibia Perpetua e la sua schiava Felicita, con altri quattro fratelli nella fede, furono condannati a morte come cristiani sotto l’impero di Settimio Severo. La pena capitale fu eseguita nell’anfiteatro di Cartagine, davanti a decine di migliaia di spettatori. Madri giovanissime entrambe, appartenente la prima ad una ricca famiglia, erano divenute cristiane insieme ed erano state fermate con chi ancora le stava istruendo nella fede. Fu loro chiesto di offrire a Cesare un atto di omaggio che spettava solo a Dio e tutti rifiutarono, senza esitare. A chi si mostrava atterrito per quanto sarebbe accaduto essi rispondono: “Accadrà quello che Dio vorrà; ormai non apparteniamo più a noi stessi, ma a Dio”.
 
Ma nulla di disumano in questa loro fermezza, nessuna spavalda ostinazione: Perpetua non nasconde il proprio strazio, nel vedere il padre anziano disperarsi e gettarsi sul palco dell’interrogatorio per strapparvela, tanto da essere bastonato dai soldati di guardia. Anche tra i martiri serpeggia il timore e devono farsi animo a vicenda. Incatenati nel carcere, si direbbero in continuo colloquio con Dio. Si percepiscono visitati da continui segni della sua bontà paterna.
 
Giunto il grande giorno, essi entrano nell’arena come dei veri vincitori: precedono gli uomini, mentre “Perpetua teneva dietro con passo tranquillo, come una matrona di Cristo, come una prediletta da Dio; e la luce del suo sguardo faceva abbassare gli occhi di tutti”. Il suo piede sembra schiacciare nuovamente il capo del serpente antico, in virtù di Colui che si è fatto uomo per sconfiggere da uomo l’antico vincitore di Adamo. “Siate fermi nella fede, amatevi tutti l’un l’altro, e non prendete sgomento dei nostri tormenti”: sono le ultime parole, rivolte ai compagni di martirio, da “questa donna che incuteva spavento allo spirito immondo”.
 
Oggi la forza della loro testimonianza non solo non appare lontana nel tempo, ma è viva nel cuore dei cristiani di Tunisia e sale facilmente alle labbra dalla loro memoria. Perché nessuno come i martiri dà testimonianza più chiara della città celeste alla quale tende chi porta il nome cristiano, nessuno mostra così bene cosa sia la speranza della Chiesa e come essa debba vivere il suo pellegrinaggio terreno. Ai martiri infatti viene tolto tutto: ma il loro sguardo ha sempre un lampo di vittoria, ancora oggi “fa abbassare gli occhi di tutti”.

 
di Don Giorgio Maschio
L’Azione, 11 gennaio 2015

 
 

PELLEGRINAGGIO IN TUNISIA

Chiese che si incontrano

 
Quando siamo partiti, non sapevamo che lo stupore sarebbe stato il sentimento che avrebbe caratterizzato le nostre giornate e con immensa gratitudine avremo alla fine salutato questa terra e la Chiesa Tunisina.
 
Stupiti per la grandiosità dei siti archeologici e la bellezza dei tanti mosaici romani.
Stupiti dal racconto delle vite dei martiri che negli anni della Chiesa nascente, non hanno abiurato alla loro fede e col martirio hanno dato testimonianza di una coerenza e di una fiducia nell’Amore di Dio. Una Chiesa che ha mostrato con Sant’Agostino il suo essere in ricerca di risposte ai dubbi e alle angosce degli uomini di ogni tempo in una dialettica in cui fede e ragione si illuminano a vicenda.
 
Stupiti nell’incontro con la Chiesa tunisina. Una comunità di fede umile, paziente, perseverante, priva della forza del potere, ma fortemente radicata in ciò che della fede è l’essenziale: l’amore di Gesù per gli uomini e il progetto di libertà che Dio ha pensato per ciascuno. Una Chiesa dei gesti più che delle parole, dove ogni battezzato è chiamato alla consapevolezza della propria responsabilità nell’incarnare uno stile di prossimità e fratellanza, di giustizia e di pace. Un annuncio del Vangelo fatto con la vita più che con le parole. I cristiani in Tunisia, per lo più stranieri, sono agli occhi dei musulmani immagine di Cristo, una forte motivazione all’essere coerenti nello stile di vita e uno sprone a migliorare se stessi.
 
Di fronte a tutto questo stupore suscitato del bello, dal vero e dal buono che qui si tocca con mano, non poteva che nascere un sentimento di gratitudine unisono. Un “debito” di gratitudine che radica un legame rinnovato nell’unità di una Chiesa cattolica e perciò universale e che fonda un nuovo impegno fra Chiese sorelle che nell’incontro si arricchiscono a vicenda in una reciprocità di comunione nella preghiera, nella fraternità e nella carità.
 
Le due Chiese, rappresentate dai loro vescovi pastori don Corrado e don Ilario, hanno camminato a fianco per una settimana e hanno approfondito la loro conoscenza e rinsaldato una fraterna amicizia. Questa volontà di accompagnarci a vicenda nella fede, darà forma a nuove iniziative di condivisione e di ascolto a cui tutti noi cristiani della diocesi di Vittorio Veneto siamo chiamati.

 
di Emanuela Baccichetto
L’Azione, 11 gennaio 2015