VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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NEWS ACVV

PRESIDENTE DIOCESANO
E' con gratitudine che accogliamo la comunicazione del Vescovo Corrado relativa alla nomina di Enrico Ioppo quale presidente diocesano di Azione Cattolica per il triennio 2020-23. Ringraziamo Enrico per la disponibilità data all'associazione, ci impegniamo a vivere nella corresponsabilità il servizio alla Chiesa e all'AC diocesana con generosità e dedizione. Buon lavoro e buon cammino a tutti noi! Emanuela con don Andrea.

TEMPO ESTATE ECCEZIONALE
lentamente e con prudenza stiamo facendo i primi passi per ricostruire nelle nostre comunità e associazioni parrocchiali opportunità di incontro e confronto. Il Consiglio diocesano di Azione Cattolica ha valutato la possibilità di aprire Casa Cimacesta all'esperienza estiva dei campiscuola, parte fondamentale dei nostri cammini formativi per piccoli e grandi. E' con grande tristezza che sospendiamo la proposta di calendario estivo elaborata per i mesi di giugno e luglio. Siamo in attesa di condizioni e disposizioni più vicine alle potenzialità di uso degli spazi della casa, per prendere in considerazione una eventuale apertura a famiglie e giovani nella seconda parte dell'estate. Prossimamente riceverete altre comunicazioni da parte delle commissioni circa proposte per attività estive alternative e fattibili fin d'ora. Voi stessi siete chiamati ad usare la vostra fantasia e creatività per promuovere tutto quello di cui c'è bisogno per fare del tempo estivo un tempo eccezionale per vivere l'amicizia, la formazione, l'essere Chiesa a partire dalle nostre parrocchie.

EVENTI

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A UN ANNO DAL PELLEGRINAGGIO

Il cielo è più vicino a Gerusalemme

 
«Se ci sarà pace a Gerusalemme, ci sarà pace in tutto il mondo», assicura un antico detto.
 
Sembra una sfida avvincente eppure ogni viaggiatore parte titubante in vista di un pellegrinaggio in Terrasanta. Il pensiero corre subito agli attentati, alle differenze, alle divisioni. Molte sono infatti le paure e le situazioni di conflitto che scoraggiano un viaggio del genere, ma chi ritorna da questo viaggio della comprensione, dei dolori, del farsi prossimo è come trasformato. In una terra crocifissa e martoriata migliaia di pellegrini continuano a sentire il cielo più vicino; dove tutto (i colori, i profumi e i sapori…) sembra più vero e l’immagine della nostra fede si fa più nitida.
 
Bisogna almeno una volta nella vita incontrare Gerusalemme e farsi incontrare da essa. Riconoscersi e perdersi nell’amalgama di gente, culture, gusti e tradizioni è il primo contatto verso la conoscenza. In fin dei conti in questa città ciascuno di noi affonda le proprie radici e può capitare che, dopo aver salutato l’alba con la preghiera del muezzin nelle orecchie, alcuni, fatto ritorno a casa, comprendano meglio il richiamo delle campane. Per capire Gerusalemme bisogna allora amarla, dentro i piccoli passi quotidiani di tutti gli operatori di pace che nel silenzio dei piccoli gesti continuano a seminare, e soffrire con lei per le enormi contraddizioni che presenta allo sguardo. Conoscenza, amore, vicinanza, comprensione e compassione non sono altro che segni di pace che ogni pellegrino può lasciare e al tempo stesso portare a casa.
 
Gerusalemme città dell’incontro o dello scontro?
A distanza di un anno dal mio pellegrinaggio in Terrasanta con l’Azione Cattolica e con il pensiero al viaggio dell’AC nazionale terminato in questi giorni, posso dire che due ricordi restano impressi più degli altri nella memoria perché emblematici riguardo alla ricerca della pace e di una pace per tutti.
 
Il primo è la salita al monte Tabor e alla basilica della Trasfigurazione. Lungo una strada che si inerpicava sul monte, su di un pulmino sgangherato dove le ginocchia toccavano quelle degli altri pellegrini provenienti da tutto il mondo, verso un luogo di preghiera, il mio sguardo si è perso tra le fila di giovanissimi soldati israeliani, ragazzi e ragazze, che presidiavano la zona con dei mitra più grandi di loro. Mi ha colpita il contrasto tra il luogo che stavamo per visitare, la nostra ascesa, anche fisica, il paesaggio rigoglioso che sembrava aprirsi a noi, e la discesa di questi giovani tristi e inermi alla bellezza.
 
Il secondo ricordo è la visita al Santo Sepolcro e la spiegazione della nostra guida sulle continue e numerose dispute e diatribe tra i diversi cristiani circa la gestione del luogo di culto. In entrambe le situazioni continuavo a chiedermi: “Ma dove sta il Signore in tutta questa confusione?!”. In realtà di fronte all’immensità del mistero di Dio e alle povertà altrui anche le nostre, le mie, miserie quotidiane vengono ridimensionate e la vita recupera una dimensione progettuale più alta.
 
Come scriveva il card. Martini “è necessario venire a Gerusalemme con sentimenti di pace, come operatori di pace. […]. Da qui nasce la speranza minareti e campanili diventino simboli di rispetto e di accoglienza per tutti nella persuasione che tutti coloro che riconoscono Dio si sentano sue creature e suoi figli ugualmente amati.” 
Incontrare Gerusalemme anche per pochi giorni significa dunque impegnarsi per la pace imparando la sapienza di tessere relazioni soprattutto dentro le tensioni, nei luoghi e con le persone che altri non possono o non vogliono incontrare.

 
di Giulia Diletta Ongaro
L’Azione, 12 gennaio 2014