VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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maggio 2014
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NEWS ACVV

ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Sono aperte le iscrizioni ai campi per i ragazzi e i giovani iscritti all'Azione Cattolica. Vi attendiamo, nel desiderio di accogliere al meglio ogni richiesta di partecipazione ai campi, perché questo è l'obiettivo del Tempo Estate Eccezionale!

A Susegana adorazione eucaristica nella notte del Giovedì santo
Anche quest’anno l’Azione Cattolica di Susegana e Crevada propone l’Adorazione Eucaristica notturna, dopo la Messa del giovedì Santo, 18 aprile, nella chiesa di Susegana, dalle ore 22 alle 7 del mattino successivo. Il tema “Dio chiama chi ama..." aiuterà ad approfondire diversi episodi del Vangelo, in particolare alcune chiamate fatte da Gesù. Spunti e riflessioni sono proposti dai giovani.

Si riapre Casa Cimacesta
Al via, nei weekend 25-26 maggio e 1-2 giugno a Cimacesta, gli interventi per riaprire la Casa dell’Azione Cattolica diocesana. Chiunque volesse rendersi disponibile lo comunichi in ufficio. tel 0438.940374 o e-mail: segreteria@acvittorioveneto.it. Grazie.

EVENTI

Festa Unitaria 2019 - Sapore di Sale Estate Eccezionale 2019 AC Vittorio Veneto on Facebook AC Vittorio Veneto on Twitter AC Vittorio Veneto on YouTube

TRIENNIO ASSOCIATIVO 2014-2017

Matteo Truffelli, nuovo Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica

 
Il nuovo presidente nazionale dell’Azione Cattolica per il triennio 2014-17 è Matteo Trufelli, 44 anni, professore universitario. Lo ha comunicato il card. Bagnasco presidente della Cei, nel corso dei lavori dell’Assemblea dei vescovi. Il suo nome faceva parte della terna che il Consiglio nazionale dell’AC aveva indicato dopo la conclusione della XV Assemblea Nazionale dell’Associazione.
 
Nella sua prima dichiarazione dopo la nomina, il neopresidente dopo aver espresso gratitudine all’Ac e aver ringraziato per “la fiducia che i vescovi hanno riposto nella mia persona”, si rifà al magistero di papa Francesco e in particolare ai “tre verbi che ci ha affidato nell’incontro del 3 maggio: rimanere con Gesù, andare per le strade, gioire ed esultare sempre nel Signore”. E aggiunge Matteo: “tre consegne che possono essere sintetizzate in un’altra espressione, scelta missionaria con cui il Santo Padre ci ha indicato la strada da percorrere”.
 
Rivolgendosi ai vescovi, nel suo messaggio, dichiara: “Noi ci siamo. Per sostenere la ricerca di senso e di speranza che alberga nel cuore di ciascuno. Ci siamo per costruire sentieri di gioia con i ragazzi, i giovani e gli adulti dei nostri territori”.
Franco Miano, presidente nei due trienni precedenti, ha accolto con gioia questa nomina e espresso gratitudine “per questo tempo bellissimo, in cui mi è stata data la possibilità di servire l’Associazione e la Chiesa”.
 
Il nuovo presidente, sposato con Francesca Bizzi e residente a Parma, insegna Storia delle Dottrine politiche nella locale Università. Delegato regionale di Ac per l’Emilia Romagna negli ultimi due trienni, ha diretto l’Istituto “Vittorio Bachelet”, del cui Consiglio scientifico è attualmente membro.
 
Da parte della nostra associazione diocesana vittoriese, un felice benvenuto e una promessa di sostegno e prossimità, grati della sua generosa guida. Insieme, corresponsabili della gioia di tutti.

 
di Emanuela Baccichetto
L’Azione, 1 giugno 2014

 
 

FESTA DEGLI INCONTRI 2014

Festa dell’ACR per “cantare la fede

 
Domenica 18 maggio a Mareno l’ACR ha fatto festa: la festa degli Incontri.
 
Gli educatori, alla fine dei giochi, hanno dato come mandato per tutti i ragazzi riuniti, quattro verbi, quattro azioni da mettere in pratica: uscire, accogliere, accompagnare, gioire. Gioire, è uno dei verbi che papa Francesco ci ha consegnato come traccia di cammino sabato 3 maggio a Roma, giorno in cui ha incontrato tutti i presidenti parrocchiali d’Italia, fra cui anche molti dei nostri, un pullman carico di presidenti della diocesi di Vittorio Veneto!
 
Gioire è una parola luminosa e leggera. Che solo pronunciandola ti fa rialzare la testa e aprire il cuore. Ecco, il papa ci ha raccomandato proprio questo: essere gioia. “Gioire ed esultare sempre nel Signore! Essere persone che cantano la vita, che cantano la fede. Non solo recitare il Credo, recitare la fede, conoscere la fede, ma cantare la fede!  
Ecco. Dire la fede, vivere la fede con gioia, questo si chiama “cantare la fede”. Essere persone capaci di riconoscere i propri talenti e i propri limiti, che sanno vedere nelle proprie giornate, anche in quelle più buie, i segni della presenza del Signore. Gioire perché il Signore vi ha chiamato ad essere corresponsabili della missione della sua Chiesa. Gioire perché in questo cammino non siete soli: c’è il Signore che vi accompagna, ci sono i vostri Vescovi e sacerdoti che vi sostengono, ci sono le vostre comunità parrocchiali, le vostre comunità diocesane con cui condividere il cammino!
 
Ragazzi e giovani, ma anche genitori e nonni, non lasciamoci rubare la gioia dell’amicizia con Gesù!

 
di Emanuela Baccichetto
L’Azione, 25 maggio 2014

 
 

CHI AMA EDUCA

Un’autentica cultura dell’incontro

 
Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio.
 
Così scrive Papa Francesco nel suo messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”. Ciascuno di noi è chiamato a star dentro a questa logica dello scambio, accettando la sfida dei nuovi mezzi di comunicazione e sapendo fare di questi strumenti un punto di partenza per costruire la cultura dell’incontro.
 
Non è una sfida facile da raccogliere e in questi ultimi giorni ci è stata riproposta da Fabio Zavattaro, vaticanista del tg1, nel primo incontro del focus sull’educazione “Chi Ama Educa” quest’anno dedicato al tema della comunicazione.
 
Il giornalista ci ha suggerito, in questo tempo caratterizzato da un elevata velocità nello scambio di informazioni, di recuperare il “senso di lentezza” che ci permetta di fare spazio al discernimento, per ricercare la verità, per non correre il rischio della “opinione approssimativa”, dell’appiattimento.
E del rischio del conformismo, che si registra soprattutto nei social network quali Facebook e Twitter, hanno parlato anche i partecipanti alla tavola rotonda del secondo incontro: Alberto Cantone musicista trevigiano, il prof. Riccardo Carlon responsabile dell’Ospice di Vittorio Veneto, la dottoressa Paola Stefanelli responsabile del progetto Edumecom di Treviso. Se da un lato infatti la pluralità delle fonti arricchisce il panorama comunicativo, dall’altro c’è un forte bisogno di punti di riferimento, di qualcuno che aiuti a formare il pensiero critico.
 
Siamo tutti chiamati a farci responsabili della formazione culturale e di fede delle nuove generazioni. Innanzitutto re-imparando ad ascoltare, cosa a cui non siamo più abituati, poiché la consapevolezza che il nostro è solo un punto di vista ci dovrebbe spingere a disporci all’ascolto.
 
È proprio dall’ascolto di sé e dell’altro che possiamo rilanciare una buona comunicazione, ricordando che l’ascolto è necessario per cogliere le occasioni di incontro come fondamentali e per trasformarle in un autentico incontro, fatto di vera comprensione empatica e di vicinanza.

 
di Giulia Diletta Ongaro
L’Azione, 25 maggio 2014

 
 

ELEZIONI EUORPEE 2014

L’Europa vicina a noi

 
Le stelle gialle della bandiera europea si stagliano su di un cielo sempre più plumbeo, agitato dai forti venti populisti ed antieuropeisti che spirano nelle varie nazioni. Nei vortici dell’austerity si sta perdendo la voce di tanti ragazzi che come “generazione erasmus” affermano con forza che l’Europa può e deve essere una grande opportunità di crescita umana, culturale e professionale.
 
Personalmente, ho vissuto sulla mia pelle i tanti vantaggi di questa Europa, nell’ambito della libera mobilità delle menti, delle idee e delle professionalità, nel 2006 con un esperienza Erasmus in Spagna e nel 2008 e nel 2013 con delle esperienze lavorative in Germania e Inghilterra.
 
Ho visto quanto semplice ed immediato era ottenere un conto in banca in Germania ed un libretto sanitario personale in Inghilterra. Continuo a sperare in questa Europa, intesa come armonia di popoli, come opportunità di crescita e di realizzazione per i sogni di ognuno di noi. Perché la strada di questo progetto politico è scritta nel testo del suo inno, che non inneggia a prevaricazioni od attriti culturali ma che celebra la gioia, la gioia di essere europeo.

 
di Giuseppe Marson
L’Azione, 18 maggio 2014

 
 

DAL DOCUMENTO DELLA PRESIDENZA NAZIONALE AC

Insieme in Europa

 
Insieme in Europa, ogni giorno
L’Europa è parte della nostra vita quotidiana. Anche quando non ce ne accorgiamo, siamo proiettati in una dimensione politica, legislativa, economica, culturale che va ben oltre i confini della realtà nazionale. Del resto le sfide che sono imposte all’umanità nella cosiddetta “era globale” superano le frontiere e pongono alle nostre generazioni problemi spesso comuni, che richiedono convincenti risposte comuni.
 
…più forti contro la crisi
La pesantissima recessione economica che negli ultimi anni ha investito le economie e i sistemi sociali del Vecchio continente ha colto l’Europa impreparata. La crisi è diventata, così, anche crisi di fiducia nelle istituzioni dell’Ue, rischiando di compromettere il processo di integrazione europea e favorendo il diffondersi di posizioni antieuropee o euroscettiche, prive tuttavia di lungimiranza o di una qualche credibile risposta politica. Dalla crisi si può uscire solo restando insieme.
 
…con un progetto unico al mondo
Pace, solidarietà, promozione dei diritti fondamentali, creazione di un benessere diffuso, valorizzazione delle specificità nazionali in un quadro continentale, aperture al mondo: sulla base di tali valori, riscontrabili anche nella Dottrina sociale della Chiesa, si è realizzata dal secondo dopoguerra la “comunità europea”. Un progetto unico al mondo che fa dell’Europa un sogno per il quale continuare a impegnarsi.
 
…per fare meglio
È necessario che i popoli e gli Stati membri dell’Unione Europea ritrovino uno slancio comune per affrontare e risolvere i “punti deboli” che traspaiono dalla costruzione comunitaria. È ormai sufficientemente condivisa l’esigenza che l’Ue intervenga anche in materia di politica fiscale ed economica, oltre che monetaria. Si tratta di uno sforzo reso più urgente dai nuovi assetti geopolitici venutisi a creare nel Mediterraneo e dalla necessità di dialogo con il mondo arabo-islamico. L’Europa deve assumersi precise responsabilità in termini di promozione della pace, della giustizia e della solidarietà tra i popoli.
 
…dalla parte dei cittadini
La distanza che si è progressivamente venuta a creare tra i cittadini dei 28 Paesi aderenti e le istituzioni europee potrà essere colmata mediante l’evidenza di risultati concreti. A tal fine occorre che i mass media “raccontino” quanto accade nelle sedi comunitarie in modo chiaro, trasparente, onesto. Non di meno le istituzioni scolastiche, le università, le associazioni di volontariato, i circoli culturali, le Chiese possono svolgere un ruolo positivo nel mostrare, il “valore aggiunto” che l’Europa può apportare alla vita dei cittadini.
 
…per generare speranza
L’ACI (che è parte del Fiac, Forum internazionale di Ac) ha storicamente condiviso il “sogno” europeo, facendo propri gli esempi di tanti laici politicamente impegnati, gli insegnamenti della Chiesa cattolica e il magistero dei Papi, rivolti all’edificazione di un’Europa della vita, dei valori, della pace, della giustizia sociale.
 
…per osare il futuro
L’occupazione, la promozione di un modello socio-economico sostenibile, la tutela della salute umana e dell’ambiente, una gestione equilibrata delle migrazioni, il nodo della sicurezza strettamente connesso con i diritti dei popoli, la cooperazione con i Paesi poveri: sono alcune delle nuove frontiere. Per queste ragioni l’AC, in vista del voto per il rinnovo del Parlamento europeo, invita a partecipare in modo consapevole, informato e motivato. Il protagonismo democratico, diritto e dovere dei cittadini, è quanto mai necessario per rinnovare e rilanciare quel progetto politico che ha dato molto nella seconda metà del XX secolo e ancora di più può dare all’Europa e al mondo del XXI secolo.

 
L’Azione, 18 maggio 2014

 
 

RICORDANDO MARCO CE’

Assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana
e padre dallo sguardo buono

 
Si svolgono oggi, nella Basilica di S. Marco a Venezia, le esequie del Card. Marco Cè, Assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana dall’aprile 1976 al dicembre 1978, quando Giovanni Paolo II lo chiamò a guidare il patriarcato di Venezia. Ricordandone con gratitudine e commozione la grande paternità spirituale, la fede profonda, l’attenzione ai laici, la fedeltà al Concilio, la vita intera in cui si è sempre posto al servizio di Dio e della Chiesa, pubblichiamo la testimonianza di Maria Teresa Vaccari, che in quegli anni era Vicepresidente per il Settore giovani.
 
Quando Mons. Cè è arrivato all’Azione Cattolica ero vice-presidente per il Settore Giovani da quasi quattro anni e subito ho colto la sua premurosa attenzione per la realtà giovanile ed in particolare per le donne, da valorizzare nella corresponsabilità pastorale e associativa, secondo l’esempio di Gesù, l’insegnamento dell’apostolo Paolo e le urgenze dell’attuazione conciliare riguardanti l’apostolato dei laici e la loro missione nella Chiesa e nel mondo.
 
I pilastri della sua presenza tra noi furono da subito il primato della Parola, la passione, vorrei dire, per la vita liturgica e la mensa eucaristica, la carità verso i poveri.
 
Di fronte a qualche nostro timido tentativo di creare nuovi stili di spiritualità laicale alla luce del Concilio e di fronte alle sfide del mondo contemporaneo, non poneva difficoltà, ma ci orientava sempre ad ispirarci alle grandi tradizioni spirituali soprattutto dei Padri d’Oriente e d’Occidente. Tra i primi libri che mi consigliò di leggere ci fu un testo per conoscere Silvano del Monte Athos, che allora non corrispondeva esattamente alla mia sensibilità spirituale, salvo a comprenderne poi la profonda attualità contemplativa e mistica.
 
Non era difficile capire che tra i suoi maestri più recenti c’era il Card. Giacomo Lercaro e P. Giuseppe Dossetti.
 
In effetti non tardò a farci conoscere le Case della Carità di Bologna, dove l’amore per i poveri è praticato con infinita tenerezza, e la comunità di Monteveglio, dove la Bibbia si legge nelle lingue originali e si coltiva un grande amore per la Terra Santa.
 
Ricordo anche come ci formava al radicamento e al servizio nella Chiesa locale per non rendere astratta l’appartenenza alla cattolicità.
 
Di particolare interesse ritengo la sua riflessione sulla ministerialità laicale nella Chiesa, dove ogni vocazione deve essere accolta, formata, riconosciuta e potersi esprimere con responsabilità, in modo permanente, nella comunione fraterna e per la missione universale.
 
Si accompagnava amabilmente alle persone, non sapeva o non voleva imporsi, mantenendo un equilibrio nelle sue posizioni e nei rapporti personali talvolta difficile da interpretare… e poi, comunque, ti rimaneva l’impressione di quello sguardo buono e ridente che ti faceva capire di desiderare il meglio per te e per tutti.
 
Quando ha lasciato l’Azione Cattolica per Venezia, durante l’omelia nella stupenda Basilica Cattedrale di S. Marco, ho capito una volta di più che, a imitazione di Gesù Cristo, amava teneramente la Chiesa come ‘una sposa’, cui il Vescovo dedica tutto se stesso per ‘santificarla avendola purificata col lavacro dell’acqua per mezzo della parola per far[la] comparire davanti a sé gloriosa, senza macchia o ruga’ (Ef 5,27), serva e amica dell’intera umanità.

 
di Maria Teresa Vaccari
Sito AC Nazionale
17 maggio 2014

 
 

CHI AMA EDUCA

Papa Francesco e i suoi predecessori,
secondo Fabio Zavattaro

 

ospite dell’Azione Cattolica diocesana

 
VITTORIO VENETO – Lunedì 12 nell’Aula Magna del Seminario Vescovile, l’ Azione Cattolica diocesana ha avviato il primo dei due incontri, riservato agli associati, riguardante la comunicazione “I media per un’autentica cultura dell’incontro”.

E’ stata la prima uscita pubblica della nuova Presidente, la signora Emanuela Baccichetto ( in foto al centro con Zavattaro alla sua destra e Michele Nadal, vice-presidente A.C. degli adulti, conduttore dell’incontro).
 
Il tema accattivante e l’autorevolezza del relatore, il vaticanista del TG1, il dr. Fabio Zavattaro, hanno creato un mix di interesse e partecipazione da parte di moltissimi giovani.
Il relatore si è mosso ad ampio spettro sui vari temi proposti, raccontando anche notizie interessanti, a cui ha potuto partecipare.
 
Ovviamente lo spazio maggiore è stato dedicato a Papa Francesco, alla sua attenzione alla “periferia”, ricordando le sue prime uscite dal chiaro intento emblematico, all’ultima parrocchia della diocesi di Roma, a Lampedusa per sollecitare l’integrazione e al viaggio in Brasile, avendo come chiodo fisso l’esigenza di farsi carico, come il Samaritano, di “recuperare un certo senso di calma e lentezza per cogliere la pienezza” del tempo che ci è dato.
 
Ha preso spunto da diversi passaggi, attingendo dal messaggio per la giornata della comunicazione.
Ha poi tracciato con pennellate la fotografia di due Papi Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II e di Papa Luciani e Papa Benedetto XVI.
 
Questa l’intervista in esclusiva che ci ha rilasciato.
 
1) quali sono le modifiche più vistose in merito al tema dell’integrazione, apportate durante il nuovo pontificato di Papa Francesco?
 
R. Direi che con Papa Francesco il tema dell’integrazione è affrontato in modo diretto, non solo a parole, ma appunto con gesti che non lasciano spazio a interpretazioni terze. Quando il Papa parla di andare alle periferie dell’esistenza non fa altro che dire concretamente che è lì che bisogna essere accanto all’uomo e alla donna che cercano di costruire un futuro diverso lontano da violenze, guerre, povertà. Francesco guarda all’altro nella sua totalità di uomo e donna senza distinzioni di cultura, razza, religione. Ed è in questo modo che Francesco costruisce, e chiede di realizzare, uno stile nuovo del comunicare anche questo aspetto dell’integrazione. Andare alle periferie dell’esistenza, per Francesco, significa aprirsi all’altro, accoglierlo nella sua diversità che diventa conoscenza, arricchimento per la comunità. Significa andare incontro per costruire assieme un futuro migliore. Ed è questo che chiede di comunicare: l’apertura all’altro, il non aver paura di costruire una società dell’integrazione e della solidarietà.
 
2) Durante il grande raduno della scuola italiana con il Papa, per motivi intrinseci non poteva non toccare l’argomento: ha colto qualche elemento sottolineato con maggiore interesse?
 
Anche in questa occasione si coglie una diversità nel comunicare l’attenzione per la scuola. Non c’è in Francesco alcuna rivendicazione di parte, alcuna richiesta specifica se non un amore per la scuola tutta, per il cammino educativo che nella scuola si compie a sostegno della società e per una crescita della comunità. Francesco non rivendica meriti, non chiede favori, ma parla di come una società per crescere ha bisogno dell’impegno di tutti e della capacità culturale di coloro che saranno gli adulti di domani. E chiede, questo si, rispetto per il ruolo educativo della scuola paritaria.
 
3) I media di area cattolica incidono in modo adeguato nel panorama dei media nazionali?
 
No, i media cattolici non incidono in modo adeguato nel panorama della comunicazione. E, per alcuni versi, non potrebbe essere diversamente. Innanzitutto perché ci sono costi alti nella realizzazione del prodotto comunicazione, soprattutto se si pensa alla televisione. E poi perché anche la dove ci sono le volontà manca, spesso, una capacità di fare rete, di essere insieme nella realizzazione del messaggio. Infine troppo spesso l’unico messaggio che si cerca di trasmettere, cioè ciò che la comunità cristiana desidera ascoltare dal media cattolico, arriva tardi soffocato da tante altre letture che rendono impossibile farne arrivare correttamente il contenuto.
 
4) Il grillismo, come fenomeno degli ultimi tempi come si rapporta sulla tematica dell’integrazione?
 
Credo che il grillismo viva di una sua autonomia legata a un messaggio di protesta, una sorta di rifiuto di tutto ciò che i partiti tradizionali rappresentano. Non che questi non abbiano delle colpe che giustificano una sorta di presa di distanza: e i recenti fatti di cronaca che hanno riportato in primo piano la vicenda di venti anni fa, parlo di tangentopoli, lo evidenziano più che mai. Ma credo ancora che la politica sia come diceva Papa Paolo VI la più alta forma di carità e dunque di attenzione al bene comune.
 
5) L’ Azione Cattolica: gli strumenti di comunicazione nei confronti degli associati non sembrano molto efficaci, sviluppano tematiche troppo “teoriche”. E’ una percezione corretta?
 
L’Azione cattolica come associazione di laici impegnati, vive del lavoro dei propri aderenti, della capacità comunicativa dei soci. In un certo senso come i media cattolici vivono le difficoltà di un comunicare nel tempo della globalizzazione, così l’Ac si trova a rincorrere, se mi si passa il termine, ciò che il mondo dei media propone, non per scimmiottarlo assolutamente, ma per essere pronto nelle risposte e nei commenti. E non sempre è facile raggiungere tempestivamente tutti gli aderenti. Un modo per essere vicino a tutte le realtà associative sicuramente è il sito aggiornato tempestivamente e quotidianamente. Ma forse da solo non basta. Potenziare Segno? Potrebbe essere una soluzione ma i costi? E poi tematiche troppo teoriche? Anche qui, credo che sia importante il contributo che viene dalle realtà locali, dalla base, come si dice. Manca questo dialogo, questa capacità di confronto e di stimolo: un giornale esiste ed è forte se costante e costruttivo e’ il dialogo con i suoi lettori. Diversità anni fa sono stato anche direttore di Segno nel mondo, come si chiamava allora, e ho cercato di avviare un dialogo con i lettori attraverso le lettere, le richieste di suggerimenti per temi e approfondimenti.
 
Il prossimo appuntamento dell’A.C. diocesana è fissato per lunedì 19 maggio alle ore 20.30 nell’ Aula Magna del Seminario sul tema: “Oltre il “contatto”… la relazione?”, tavola rotonda con Alberto Cantone, Riccardo Carlon e Paola Stefanelli, moderati da Fanny Mion.

 
Pietro Panzarino
Vicedirettore Oggi Treviso
15 maggio 2014

 
 

D'Estatevi 2014

D’Estatevi… con la semplicità dei piccoli

 

D’Estatevi… con la fraternità che nasce dalla Povertà

 

D’Estatevi… con il Vangelo della Vita


Spello, Assisi e Foligno

dal 18 al 21 agosto


Il Seminario Vescovile, l’Azione Cattolica, la Pastorale Giovanile ed il Centro Diocesano Vocazioni propongono un appuntamento estivo a Spello, Assisi e Foligno, in continuità con la Scuola di Preghiera. Un itinerario di preghiera, fraternità, ascolto della Parola, accompagnamento spirituale, per giovani dai 20 ai 35 anni:

    lunedì 18: Viaggio e arrivo a Foligno
     
    martedì 19 e mercoledì 20: incontri, testimonianze, preghiera, tempo personale e fraternità tra Spello e Foligno
     
    giovedì 21: Assisi e viaggio di ritorno

 

Per maggiori informazioni, contattare:

– don Andrea Dal Cin (329/8429041, dalcin@seminariovv.191.it),
– don Marco Zarpellon (333/7994552),
– Martina Maset (masetmartina@libero.it),
– o l’Ufficio diocesano dell’AC.

 

Iscrizioni entro il 15 luglio.
Quota di partecipazione: 150 € (caparra di 50 €).

 


 
DOWNLOAD:
D’Estatevi 2014 – Depliant (149KB, formato PDF)
 
 


 
 

ISCRIVITI SUL SITO DELLA DIOCESI DI VITTORIO VENETO.

 

N.B.: L’iscrizione si considererà confermata solo in seguito al versamento di un acconto pari a 50 € (dei 150 € complessivi), in una delle due seguenti modalità:

  1. di persona presso l’Ufficio diocesano di Azione Cattolica;
  2. tramite bonifico sul Conto corrente bancario IT 06 S 02008 62191 000110043861.

 
I dati sono raccolti in conformità con il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, ed i successivi provvedimenti.
 

All’incontro di presentazione sarà possibile saldare la quota di partecipazione e perfezionare il trattamento dei dati personali.

 


 
 

 

INCONTRO CON I PRESIDENTI PARROCCHIALI

Davanti a Papa Francesco

 
Sabato 3 maggio sono stati invitati a Roma, in aula Paolo VI, tutti gli assistenti e presidenti parrocchiali di Azione cattolica dell’Italia, insieme ai delegati alla XV assemblea nazionale, per vivere un incontro con Papa Francesco.
Il lungo viaggio del venerdì notte e la successiva attesa sotto la pioggia dalla mattina non hanno minimamente intaccato l’entusiasmo e le motivazioni per cui noi volevamo essere lì presenti, davanti al Santo Padre.
 
Il momento di preghiera che ha aperto l’incontro è stato guidato da Mons. Mansueto Bianchi, da poco diventato assistente nazionale. Sono seguiti filmati e testimonianze di giovani, presidenti, educatori che provenivano da ogni parte dell’Italia.
 
Con le note dell’inno ACR “C’è di più” abbiamo accolto l’ingresso di Papa Francesco in aula. Il saluto introduttivo del presidente nazionale Franco Miano e l’intervento di Mons. Bianchi, che ha voluto paragonare l’Azione cattolica a quell’asinello su cui Gesù compì il suo ingresso in Gerusalemme, hanno gettato le basi a quanto ci avrebbe detto da lì a poco Papa Francesco.
 
Il Papa ci ha ricordato che, in questo contesto sociale, noi laici di Ac siamo chiamati alla scelta missionaria, a partire dalle nostre parrocchie, portando l’entusiasmo apostolico, la piena disponibilità e il nostro servizio creativo, cercando di arrivare a tutti, privilegiando chi si sente lontano e aprendo così le porte a una Chiesa che deve essere sempre più in uscita.
Il mandato che Papa Francesco ha voluto lasciarci è costituito da tre verbi: rimanere in Gesù, per essere annunciatori e testimoni; andare per le strade, l’Ac non deve mai essere ferma; gioire nel Signore, essere persone che cantano la vita e la fede.
 
Con questi tre atteggiamenti possiamo portare avanti la nostra vocazione, evitando la tentazione della quiete e della chiusura e quella della serietà formale, per vivere una vita che lasci trasparire la gioia del Vangelo.

 
di Nicola Brugnera
L’Azione, 11 maggio 2014