VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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NEWS ACVV

ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Sono aperte le iscrizioni ai campi per i ragazzi e i giovani iscritti all'Azione Cattolica. Vi attendiamo, nel desiderio di accogliere al meglio ogni richiesta di partecipazione ai campi, perché questo è l'obiettivo del Tempo Estate Eccezionale!

A Susegana adorazione eucaristica nella notte del Giovedì santo
Anche quest’anno l’Azione Cattolica di Susegana e Crevada propone l’Adorazione Eucaristica notturna, dopo la Messa del giovedì Santo, 18 aprile, nella chiesa di Susegana, dalle ore 22 alle 7 del mattino successivo. Il tema “Dio chiama chi ama..." aiuterà ad approfondire diversi episodi del Vangelo, in particolare alcune chiamate fatte da Gesù. Spunti e riflessioni sono proposti dai giovani.

Si riapre Casa Cimacesta
Al via, nei weekend 25-26 maggio e 1-2 giugno a Cimacesta, gli interventi per riaprire la Casa dell’Azione Cattolica diocesana. Chiunque volesse rendersi disponibile lo comunichi in ufficio. tel 0438.940374 o e-mail: segreteria@acvittorioveneto.it. Grazie.

EVENTI

Festa Unitaria 2019 - Sapore di Sale Estate Eccezionale 2019 AC Vittorio Veneto on Facebook AC Vittorio Veneto on Twitter AC Vittorio Veneto on YouTube

8 DICEMBRE: GIORNATA DELL’ADESIONE
in tutte le parrocchie

 
Nelle associazioni parrocchiali si celebra la festa dell’Adesione, con la benedizione e la consegna delle tessere.
 


 
Vedi la pagina dell’Adesione sul sito diocesano.
Vedi la pagina sulla Giornata dell’Adesione sul sito nazionale.
 
 

Il percorso assembleare
e la democrazia nel Paese

 
Domenica 24 novembre il quotidiano Avvenire ha ospitato una riflessione del presidente nazionale AC Franco Miano, che partendo dal percorso assembleare ha lanciato un monito ai partiti su legge elettorale, riforma dei partiti e riforme istituzionali.
 
“Tra i tanti spread incalcolabili, ce n’è uno che da tempo cattura la mia attenzione: la distanza tra la qualità dell’impegno civile e sociale nei territori e quello profuso dalle classi dirigenti regionali e nazionali. Mentre nelle strade delle nostre città vediamo fiorire e consolidarsi, dall’unione virtuosa di realtà laiche e cattoliche, iniziative di formazione al bene comune, di solidarietà progettuale, di assistenza concreta agli ultimi e ai penultimi, vediamo i partiti sempre più arroccati dentro il Palazzo e arroventati in discussioni che riguardano il proprio ombelico e poco più. È questa evidenza che mi porta a contrastare, da molto tempo, quella teoria secondo la quale “gli eletti sono lo specchio degli elettori”. Penso esattamente il contrario: questo popolo porta con sé un seme di profezia e generosità ben superiore a quello espresso da chi li rappresenta. Non solo: credo fermamente che il meglio dell’Italia sia quasi scientificamente tenuto alla larga dai partiti e dalle istituzioni, quasi per non “contaminare” un sistema di privilegi e mediocrità.
 
Perciò è importante il dibattito sulla legge elettorale (e sulle riforme). Svilisce che i partiti ne parlino solo in termini di convenienza particolare, e non colgano il portato della questione: le regole del voto sono un asse, un pilastro dal quale si capisce se si vuole incoraggiare o scoraggiare la partecipazione. L’attuale sistema rappresenta una ferita mortale, perché rende la politica e i politici inaccessibili e ingiudicabili. Ma sembra importare poco ai nostri decisori, impegnati in complessi calcoli finalizzati solo ad attenuare o sovrastimare il peso di eventuali sconfitte o eventuali vittorie. Lo stesso discorso si può fare per le riforme istituzionali: avere partiti che abbiano tutti il “vincolo” dell’apertura al territorio e “incarichi a tempo determinato”, avere un sistema decisionale più snello ed efficace dotato di adeguati contrappesi (conflitto d’interesse e contrasto alla corruzione in primis), rappresenterebbe un elemento di rinnovata credibilità e, forse, porterebbe un filo di entusiasmo in cittadini-elettori ormai esausti. Tutti gli ultimi dati sull’astensione, in fondo, sono un j’accuse preciso all’inerzia dei partiti e alla credibilità delle istituzioni stesse.
 
Non è vero, infatti, che la partecipazione è morta, che le persone si mobilitano solo per interessi particolari o localistici, che si è perso l’afflato verso il bene comune, verso un disegno complessivo del Paese e della comunità che lo abita. Nelle ultime settimane, in Azione cattolica stiamo rinnovando un’esperienza che si ripete ogni tre anni: le elezioni degli organismi democratici dell’associazione su base parrocchiale. Riporto alcune caratteristiche di questo voto: l’apertura delle “urne” è preceduta da riunioni programmatiche in cui sono coinvolti tanto i bambini quanto gli anziani, passando per gli adolescenti, i giovani e gli adulti; sono elettori attivi i ragazzi dai 15 anni in su (l’impatto formativo di questa esperienza è, per loro, formidabile); gli incarichi sono di durata triennale e rinnovabili una sola volta, senza alcuna deroga; le funzioni “esecutive” sono esercitate non da “un solo uomo al comando” ma da un presidente insieme ad un consiglio espressione dell’assemblea (e ovviamente, per la natura ecclesiale dell’associazione, insieme al parroco). La stessa “procedura”, con le stesse regole, si ripeterà nei prossimi mesi a livello diocesano, regionale e nazionale, coinvolgendo circa 300mila soci e altrettanti simpatizzanti (i quali, pur esclusi dal voto, sono coinvolti in pieno nella fase programmatica). Bene, ho avuto la possibilità di partecipare a molte di queste elezioni, nei piccoli paesi di montagna e nelle grandi città, al Nord, al Centro e al Sud: ovunque è un fluire di entusiasmo, serietà e coinvolgimento che mi ha lasciato molta speranza.
 
Ovviamente le due esperienze, quella associativa e quella politica, non sono paragonabili né sovrapponibili. Eppure, a mio avviso, alcune “lezioni” le possiamo ricavare: le persone non vogliono essere “chiamate al voto”, ma coinvolte nei processi decisionali; debbono poter percepire che oggi, domani o dopodomani può toccare a loro dare un contributo diretto di responsabilità, e che nessuno glielo impedirà; meritano una effettiva libertà di scelta che, unita a regole chiare e di facile interpretazione, sono i soli due ingredienti che restituiscono autorevolezza alle istituzioni e indicano un mandato chiaro a chi deve governare. A molti, nel Paese, piacerebbe che fosse questo lo spirito con cui mettere mano a legge elettorale, riforma dei partiti e delle istituzioni.”

 
di Franco Miano
domenica 24 novembre 2013

 
 

La fontana del villaggio

 
La nuova evangelizzazione richiede nuove capacità di relazione e di relazioni, volti che si lasciano interpellare da altri volti, piedi che hanno voglia di camminare, mani che stringono altre mani, un cuore aperto, una mente vigile e pronta, ha bisogno di persone che vogliono uscire da sé, persone che avvertono l’irresistibile desiderio di condividere il grande dono ricevuto, il dono dell’incontro con il Signore. Richiede persone che sanno raccontare, con la propria vita, le meraviglie di Dio.
 
La nuova evangelizzazione ha bisogno di legami di vita buona, bella, vera. Ecco allora che la dimensione intrinsecamente comunitaria della vita della Chiesa, che ha il suo fondamento nel grande dono della comunione, oggi chiede di essere sempre più valorizzata ai fini di un rinnovato annuncio del Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Ecco allora che, pur nella consapevolezza della pluralità di vie e di percorsi di cui è ricchissima la nostra vita ecclesiale, non possiamo non pensare alla parrocchia, luogo in cui si trovano le nostre case, abitano le nostre famiglie, si intrecciano le prime relazioni. La parrocchia rimane anche oggi la fontana del villaggio di cui parlava Giovanni XXIII, chiesa posta in mezzo alle case degli uomini, segno e strumento della vocazione di tutti alla comunione.

 
di Franco Miano
L’Azione, 24 novembre 2013

 
 

Tante date, un grande segno

 
Nel periodico “Il Nostro Impegno” un giornalino stampato senza grandi vesti tipografiche, ma denso della vitalità e dei progetti dell’Ac diocesana, c’è una rubrica che si chiama “Anagrafe”. Vi sono indicate le nascite, i matrimoni, le morti degli aderenti e dei loro familiari. È diventata una pagina importante, perché ogni nome porta con sé una storia . E nell’ultimo numero, insolitamente, la “fila” dei matrimoni supera di gran lunga ogni altra. Ne sono riportati ben 14, avvenuti tra maggio ed ottobre.
 
A qualcuno ho avuto la gioia di parteciparvi direttamente, per quella familiarità che nasce dalla condivisione del lavorio continuo dei responsabili, che sorregge attività, incontri, progetti che si sviluppano in associazione. Sono state celebrazioni assolutamente semplici, senza eccessi di nessun genere. Matrimoni celebrati nella comunità di appartenenza, animati dal coro parrocchiale o di giovani amici, con la presenza dei parroci, magari insieme agli assistenti diocesani e ad altri sacerdoti con i quali gli sposi hanno condiviso esperienze importanti. Liturgie preparate con cura, nella scelta delle letture, dei canti, delle preghiere; e la partecipazione dell’assemblea diventa corale, senza sollecitazione alcuna, per necessità interiore di condivisione. E tutto in una atmosfera di gioia intima, festosa, che nasce da una scelta di bene che si vuole definitiva, compiuta nella comunità nella quale si è nati e cresciuti, nella quale ci si sente a casa.
 
Mi chiedevo quanta consapevolezza possono avere, questi giovani che ho visto crescere e ai quali è stato così facile voler bene, quanta consapevolezza del “per sempre” pronunciato davanti al Signore e alla comunità. Pensavo alla necessità di custodire questo legame così prezioso e fragile, che si pensa indistruttibile ma che è così sottilmente insidiato. Forse aiuta sapersi incapaci di reggere da soli il tesoro di un amore così grande; a reggerlo vibrante e intenso, coraggioso e tenace per ogni giorno a venire. E’ stata illuminante, a questo proposito, una citazione riportata sul frontespizio di un libretto degli sposi: “Non c’è promessa, non c’è fedeltà che in Te”.
 
Dalla soglia di una esperienza matrimoniale che ha conosciuto gli inevitabili contraccolpi della vita, che è stata ed è soprattutto una continua, inesausta ricerca di verità, nella pacata serenità del presente, assaporo e riposo nella sapienza di questa frase.
Sono grata a queste coppie così fresche e vive, per la vitalità di bene e di speranza che comunicano, per il loro essere assolutamente giovani ma con radici profonde nella loro parrocchia, nella quale crescerà e si svilupperà la nuova famiglia, comunità nella quale potranno dare ricevere sostegno nella quotidianità della vita.

 
di Elisa Moretto
L’Azione, 24 novembre 2013

 
 

Assemblea dell’UNITALSI
domenica 1 dicembre 2013
alle 16:00 a Vittorio Veneto (Seminario)

 

L’UNITALSI diocesana invita i propri aderenti, le associazioni della Diocesi e chiunque sia interessato all’incontro organizzato per domenica 1° dicembre con don Giovanni Nicolini, vicario episcopale per la carità e direttore della Caritas diocesana di Bologna.
L’intervento di don Giovanni avrà come tema “Va’ e anche tu fa’ lo stesso” ed offrirà senz’altro ottimi spunti di riflessione.
L’incontro inizierà alle ore 16.00 presso l’aula magna del seminario vescovile di Vittorio Veneto.
Qualche informazione in più è nella locandina dell’incontro (43KB).
 
 

S. Messa a conclusione dell’Anno della Fede
Domenica 24 novembre 2013, alle 19:00
Vittorio Veneto, Cattedrale
Presiede il vicario generale, mons. Martino Zagonel

LESSICO ASSEMBLEARE

Scelta educativa

 
Nella nostra società’ si è fatta strada l’idea che si possa educare solo diventando genitori e, forse, nemmeno in questo caso, visti alcuni episodi di cronaca recente.
Educare invece è possibile per tutti, sempre e dovunque, se per educare intendiamo l’incontro e la relazione con l’altro. La scelta educativa è fin dagli albori una caratteristica peculiare dell’Azione Cattolica, dove educare significa prendere la forma di un Dio che si fa vicino all’uomo, lo accoglie, gli parla e lo accompagna a vivere pienamente la propria esistenza. Educare diventa allora un gesto educativo non solo per chi lo riceve ma anche per chi lo compie.
 
Se provassimo a riassumere l’educare, gesto gratuito e di fiducia, queste potrebbero essere alcune parole chiave: “E” come esercizio di responsabilità’, prendersi cura; “D” come dedizione, non arrendersi; “U” come uscire, muoversi verso; “C” come coerenza di vita; “A” come amorevolezza ma anche come apertura; “R” come ricerca di strade nuove, che presuppongono studio e impegno; ed infine “E” come essenziale.
 
Educare è un’azione che si innesta nell’ordinarietà delle nostre vite, ci chiama a custodire una storia e a creare relazioni curando l’essenziale, cercando strade nuove per giungere a tutti. La scelta educativa diventa allora una scelta non solo associativa ma una scelta che ciascuno deve rinnovare e imparare ogni giorno perché “Chi Ama Educa”. Buona scelta!

 
di Giulia Diletta Ongaro
L’Azione, 17 novembre 2013

 
 

CONVEGNO NAZIONALE INSEGNANTI

La scuola che mi aiuta a crescere

 
Dal 30 novembre al primo dicembre si terrà a Roma il secondo convegno nazionale degli insegnanti promosso dall’Azione Cattolica dal titolo: “La scuola che mi aiuta a crescere. Domande di vita e percorsi di apprendimento”.
 
Sono numerosi gli aderenti di Ac che vivono e lavorano nella scuola e che non si rassegnano all’incapacità di cogliere, in una scuola davvero rinnovata, la possibilità di crescita di un Paese e, nel contempo, alla perdita di senso del mestiere dell’insegnate.
Questo convegno diventa allora un’occasione importante per riflettere e condividere il patrimonio di esperienze e buone prassi formative e didattiche che la nostra scuola vive e costruisce ogni giorno, convinti che partendo dall’esperienza concreta di tanti docenti, si possa immaginare un nuovo modo di “essere e fare scuola”, delineando percorsi formativi rigenerati.
 
Il programma prevede l’intervento di Eraldo Affinati, scrittore e docente, da sempre impegnato nel recupero di ragazzi difficili, i laboratori didattici e la partecipazione del Ministro della Pubblica Istruzione, Maria Chiara Carrozza.
Nei laboratori ci si interrogherà su quali sono i luoghi e attraverso quali relazioni avviene oggi il necessario dialogo formativo che consente alle giovani generazioni di capire se stesse, gli altri e la società e in che modo gli insegnati possono costruire percorsi di apprendimento in cui bambini e ragazzi sappiano trovare le risposte alle loro domande di vita e di crescita.
 
È questo lo stile tipico dell’associazione che, nel pensare itinerari formativi per ragazzi, parte dalle loro domande, per poi aiutarli a trovare risposte significative. Si metteranno così in circolo idee, si condivideranno buone pratiche ed esperienze che certamente stimoleranno chi vi partecipa a tornare in classe con rinnovata fiducia e voglia di promuovere validi percorsi educativi…
 
Ancora una volta, attraverso una motivazione qualificata, il confronto professionale aperto e costruttivo, la condivisione di uno stile esigente e contagioso, gli insegnanti di Azione Cattolica rinnovano la scelta e il dono di essere educatori, capaci di cogliere in questo nostro tempo le reali possibilità di crescita della scuola e di chi nella scuola crede, vive e lavora.

 
di Francesca Meneghel
L’Azione, 17 novembre 2013

 
 

“L’Italia della speranza,
della concordia, della creatività”

 
Si è svolto la mattina di giovedì 11 novembre la storica visita di Papa Francesco al Quirinale. Intenso e forte il messaggio al Paese lasciato dal Santo Padre e dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (il testo del Papail testo del capo dello Stato)
 
 

“Due messaggeri di speranza”

 
Il commento del presidente nazionale Ac Franco Miano
 
L’incontro tra due messaggeri di speranza. Ecco ciò che è stato l’abbraccio tra papa Francesco e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Quella di oggi è stata più che una visita di Stato: non solo due istituzioni che si confrontano, l’una laica e l’altra religiosa, ma il plastico sancire di una sintonia totale tra due personalità che hanno a cuore il futuro dell’Italia e della sua gente.
 
Dopo mezzo secolo dalla visita al Quirinale di un altro papa della speranza, Giovanni XXIII, ecco papa Francesco salire al Colle, con la semplicità dell’amicizia e il sorriso della condivisione che sempre accompagnano il suo andare, per abbracciare idealmente l’intera Italia e il suo presidente, colui che in una stagione politica ed economica difficilissima per il nostro Paese non ha mai indietreggiato nella difesa e nella salvaguardia delle istituzioni democratiche, restando sempre vicino con la sua azione di garante supremo ai cittadini e ai loro problemi quotidiani.
 
È significativo che il primate d’Italia, il figlio di italiani “venuto dai confini del mondo”, e il presidente della Repubblica, insieme nella “casa comune di tutti gli italiani”, abbiano innanzitutto parlato e concordato sulla centralità della questione antropologica, posta da un’umanità che ha cambiato il modo di guardare e percepire se stessa. Che porta non a caso i due nostri protagonisti, papa Francesco e il presidente Napolitano, ciascuno nella propria azione, a una forte considerazione della persona, di ciascuna persona che si incontra nel proprio andare verso le periferie dell’uomo contemporaneo. Un’attenzione fatta di un amore semplice e per tutti, per il proprio Paese, per la comunità dei popoli e per la Chiesa universale. Un amore per il prossimo che è denunzia contro ogni forma di egoismo, ogni tentazione al particolarismo.
Papa Francesco e il presidente Napolitano non dimenticano gli ultimi, e chiedono a noi di non dimenticarli. Sono con loro, con i migranti in cerca di un domani migliore, con i poveri che non hanno da mangiare, con i lavoratori senza lavoro, con le famiglie senza tutele e mai apprezzate abbastanza nel loro ruolo di cellula primaria di ogni società umana degna di dirsi tale.
 
La misericordia di Dio e generose risposte anche politiche sono ciò che solo apre a un futuro di speranza per l’Italia, per l’Europa e per il mondo intero. Un’Italia a cui il figlio di italiani venuto dai confini del mondo augura di ritrovare creatività e armonia, nel solco della sua tradizione migliore, per promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona, e per offrire il suo contributo per la pace e la giustizia. Questo è ciò che si augura, ne siamo certi, anche il presidente Napolitano, che per questo si impegna quotidianamente; questo è ciò che si augurano i ragazzi, i giovani e gli adulti dell’Azione cattolica italiana che per questo continueranno a impegnarsi quotidianamente nel loro essere accanto ad ogni persona, in ogni spicchio anche il più piccolo e lontano del nostro amato Paese.

 
14 novembre 2013