VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Sono aperte le iscrizioni ai campi per i ragazzi e i giovani iscritti all'Azione Cattolica. Vi attendiamo, nel desiderio di accogliere al meglio ogni richiesta di partecipazione ai campi, perché questo è l'obiettivo del Tempo Estate Eccezionale!

A Susegana adorazione eucaristica nella notte del Giovedì santo
Anche quest’anno l’Azione Cattolica di Susegana e Crevada propone l’Adorazione Eucaristica notturna, dopo la Messa del giovedì Santo, 18 aprile, nella chiesa di Susegana, dalle ore 22 alle 7 del mattino successivo. Il tema “Dio chiama chi ama..." aiuterà ad approfondire diversi episodi del Vangelo, in particolare alcune chiamate fatte da Gesù. Spunti e riflessioni sono proposti dai giovani.

Si riapre Casa Cimacesta
Al via, nei weekend 25-26 maggio e 1-2 giugno a Cimacesta, gli interventi per riaprire la Casa dell’Azione Cattolica diocesana. Chiunque volesse rendersi disponibile lo comunichi in ufficio. tel 0438.940374 o e-mail: segreteria@acvittorioveneto.it. Grazie.

EVENTI

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APPELLO PER L’EGITTO

Una unica preghiera per la popolazione egiziana

 
Ecco la riflessione di Padre Ibrahim Faltas (*) sulla drammatica e complessa situazione nella quale si dibatte l’Egitto, in particolare la Comunità Cristiana: è un modo di condividere con la preghiera e la partecipazione personale la vita di una Nazione fondamentale per la sorte del Mediterraneo e del Mondo, dove i Cristiani hanno da sempre ricoperto un ruolo importante per la convivenza e la pace.
 
 
“Lancio un appello di unirci tutti in una unica preghiera per la popolazione egiziana, affinchè cessi immediatamente la violenza tra egiziano contro egiziano.
 
Moltissime vite innocenti hanno pagato con la loro vita, questa assurda violenza che conduce solo ad un vicolo chiuso. Penso al dolore atroce di tante mamme che hanno perso i loro figli, alla loro sofferenza, e allo sgomento di fronte a tanta malvagità.
Penso alla povera gente, che sta vivendo giorni di caos e di terrore, con la paura di essere colpiti e con la paura nei loro occhi di che cosa accadrà domani.
 
Molte chiese copte sono state incendiate e distrutte. Perche’ incendiare e ditruggere le chiese? Perche’ distruggere le nostre scuole francescane? Perchè cancellare ogni importante testimonianza storica, come la Biblioteca di Alessandria?
Un accanimento contro i cristiani, che dopo l’inizio della Primavera Araba, dove sembrava che dalla stessa piazza Tahrir nascessero semi di speranza per un nuovo futuro dell’Egitto, oggi questi semi, sono stati sostituiti dalla violenza, dal clima di persecuzione che si e’ intensificato nei confronti dei cristiani.
 
Grande è la sofferenza di vedere la distruzione di questa terra ricca di fascino e di antichità che non esiste più. Dopo il 25 gennaio 2011 è sparito il vecchio Egitto, per aprirsi ad una nuova era di autodistruzione. Una terra formata da una popolazione di circa 83 milioni che occupa solo il 7% del suolo.
 
La povertà in Egitto è molto elevata, e questa guerra non fa che aumentare ulteriormente l’estrema indigenza in cui tante famiglie vivono.
E’ stato indetto il coprifuoco in tante città, non riesco ad immaginare come possano vivere le persone, in quanto la maggior parte della gente vive in strada, e il ciclo della giornata non finisce mai, dura 24 ore su 24 ore.
 
Nel mio ultimo viaggio in Egitto ho ascoltato tante testimonianze di famiglie che non vedono una via d’uscita e non intravedono un futuro per i propri figli e per le nuove generazioni egiziane. Ho parlato a lungo con tanti amici che ho avuto occasione d’incontrare ad Alessandria, ho percepito la loro paura e la loro tensione per il futuro. Alcuni direttori scolastici mi hanno confermato che più di trecentomila persone sono emigrate, e il numero degli allievi è diminuito notevolmente. Molti imprenditori sono veramente disperati, per poter lavorare sono costretti a pagare delle tangenti elevate, perché rischiano di perdere tutto o di subire pesanti ritorsioni.
 
La chiesa in Egitto fu fondata nel I secolo, e nel grembo dei copti, in questi secoli sono nati studiosi e uomini di cultura, che hanno rappresentato l’Egitto anche all’estero, e hanno da sempre sostenuto un certo equilibrio di dialogo e di convivenza pacifica. In Egitto vivono quasi 15 milioni di Copti, che hanno contribuito ad aprire il paese all’occidentalizzazione e al rispetto della libertà religiosa e della vita umana. In fondo se l’Egitto è un po’ moderno lo si deve alla chiesa copta, senza di essa il paese vivrebbe nell’oscurantismo. Ancora una volta in Egitto, assistiamo inerti a una guerra interna, dove si è scatenata una crudeltà dell’uomo sull’uomo, dove tanti uomini si massacrano fra loro senza conoscersi, nell’interesse di poche persone che si conoscono fra loro ma non si massacrano tra di loro.
 
San Francesco, durante il periodo delle crociate intraprese un lungo viaggio come ambasciatore di dialogo e di pace, per incontrare il Sultano d’Egitto. Questo gesto di San Francesco è stato la testimonianza del rispetto e del dialogo tra culture differenti. Dobbiamo rimanere uniti nella preghiera affinchè questa strada tracciata secoli fa, in tempi non diversi dalla situazione attuale, aiuti e sostenga l’Egitto, a ritrovare la via del dialogo e della pace, fondata sul rispetto e la dignità di ogni uomo, sull’uguaglianza, la giustizia e la garanzia della libertà religiosa.
 
Dobbiamo pregare e lavorare affinchè sia ristabilita immediatamente la pace perchè la guerra genera il suicidio dell’umanità, perchè uccide il cuore e uccide l’amore.”

 
di Fr. Ibrahim Faltas ofm
21 agosto 2013

 
 

(*) Padre Faltas è nato ad Alessandria d’Egitto nel 1964. Nel 1992 è stato ordinato sacerdote nell’Ordine dei Frati Minori-Custodia di Terra Santa. Parroco di Gerusalemme dal 2004, segue numerosi progetti di solidarietà, integrazione ed educazione alla pace soprattutto per i giovani ed i bambini.

PERCORSO ASSEMBLEARE

Il “tempo favorevole” bussa alle porte dell’AC

 
La stagione estiva porta in dote a molti, ma non a tutti purtroppo – e ce ne dobbiamo sempre ricordare –, maggior tempo per sé, per la famiglia, per gli amici, per il silenzio e la preghiera, e per tutte quelle attività che nel corso dell’anno viviamo non di rado con affanno. Per i soci di Azione cattolica l’estate è, allo stesso tempo, una fase intensa, dedicata ai “campi”, diocesani o nazionali, che significano, fra l’altro, spiritualità forte, vivide relazioni interpersonali, cura dei più piccoli, ulteriore dedizione verso i giovani e gli adulti dell’associazione. La quale scalda i motori, anche attraverso i campi, in vista dell’anno assembleare, per la cui preparazione siamo chiamati a lavorare attorno alla bozza di documento da poco varata dal Consiglio nazionale.
 
 
Il contesto e… l’Ac. L’anno assembleare si colloca peraltro – come si è avuto modo di ribadire più volte – in un periodo di grazie e di doni che ci giungono soprattutto dalle intuizioni e dagli insegnamenti di papa Benedetto e dal recente e ricco magistero di papa Francesco. Basterà ricordare, in tal senso, l’Anno della fede, con i suoi richiami all’essenziale evangelico e i diversi appuntamenti che stiamo vivendo; il percorso, tutto da costruire, della Nuova evangelizzazione; i ripetuti, gioiosi richiami, carichi di speranza, alla centralità della figura di Cristo, amico dei poveri e degli ultimi, che vengono da papa Bergoglio, il quale ha trovato nella Giornata mondiale della gioventù di Rio un “palcoscenico mondiale” veramente propizio.
 
Ebbene, in questo quadro, l’anno assembleare dovrebbe costituire per ogni socio di Ac, per tutti i responsabili, per i nostri assistenti, una nuova opportunità per ripensare la testimonianza cristiana per le vie del mondo, l’impegno ecclesiale di laici associati, l’eminente missione educativa, il tutto entro un percorso vivace, creativo, generoso, accanto ai Vescovi, con i quali crescono stima e sintonia. I molteplici messaggi che sono giunti all’Ac dalla Conferenza episcopale italiana, dal suo presidente, card. Angelo Bagnasco, dal segretario generale, mons. Mariano Crociata, sono una conferma, un aiuto e, non di meno, uno stimolo a “fare di meglio” e a “fare di più”.
 
 
Qualche questione aperta… Emergono, d’altro canto, taluni temi e percorsi a partire dalla bozza di documento assembleare che, a mio avviso, potrebbero essere tenuti in considerazione nel “tragitto” da qui all’assemblea del maggio 2014.
 
Mi riferisco, anzitutto, a quei temi che ci invitano – per un servizio associativo più responsabile ed efficace – a una elaborazione particolarmente puntuale e, se possibile, innovativa. Sappiamo, ad esempio, quanto la fede sia messa oggi alla prova in un contesto in rapidissima trasformazione, sollecitato da profondi cambiamenti sociali, dal confronto con la secolarizzazione e con culture e religioni provenienti “da lontano”, di frequente portate fino a noi nel cuore e nella mente di tante persone immigrate, oppure posteci “sotto il naso” dagli strumenti della comunicazione globale. A questa “sfida culturale”, aggiungerei subito, quella “sociale”, legata alle pesanti prove che stanno attraversando numerosissimi italiani (e non solo!) in stretta connessione con le ricadute della crisi economica e occupazionale.
 
Resta poi sempre attualissima, non disgiunta dalle precedenti due, la “sfida educativa”, intesa a preparare ciascuno di noi, e in particolare i giovani, ad affrontare con piena consapevolezza e “strumenti” adeguati la vita quotidiana – familiare, professionale, sociale, politica, ecclesiale –; consapevolezza favorita da una maturità umana e cristiana che può apportare a ogni esistenza senso di responsabilità, serenità, coerenza, nuove opportunità…
 
Ma questi temi, o sfide, possono essere vissuti con maggior senso di fiducia e di cristiana speranza rinnovando alcuni tratti associativi, tipici percorsi che abbiamo imparato ad apprezzare proprio “vivendo dall’interno” l’Azione cattolica. Ne segnalo qualcuno, senza pretesa di esaustività né ordine di importanza: il riferimento costante alla Parola di Dio e al magistero della Chiesa; la fedeltà (che per essere tale dev’essere capace di rinnovamento e di creatività) alla storia associativa, con il carattere specifico, illuminante e attualissimo, della “scelta religiosa”; la condivisione solidale della vita, delle fatiche e delle gioie quotidiane, dei nostri fratelli, donne e uomini di oggi; la valorizzazione in chiave attuale del Concilio Vaticano II e dell’invito che ne deriva a “leggere i segni dei tempi” e a intrattenere con il mondo e con la storia una cordialità, una vera e propria “simpatia” carica di fiducia (fiducia in Dio e nell’umanità, creata «a immagine di Dio»); un senso di responsabilità condivisa che ci chiama a testimoniare, con competenza, zelo e rispetto, la nostra fede cristiana nello spazio pubblico, per costruire la città dell’uomo a misura d’uomo, secondo l’insegnamento di Giuseppe Lazzati, consapevoli delle regole del gioco democratico.
 
 
Il tempo favorevole è qui. Si può peraltro osservare che il percorso assembleare avviene – ne siamo convinti ed è stato scritto anche nella bozza di documento – in un “tempo favorevole”. Ebbene, lo abbiamo invocato, ne abbiamo discusso, e nel frattempo il “tempo favorevole” si è delineato all’orizzonte.
 
Posto che tutta la Storia, tutto il tempo, ogni giorno è “tempo favorevole” in quanto dono di Dio, quella che stiamo vivendo è un’epoca carica di novità, di trasformazioni, così pure di immense sofferenze umane, di vecchie e nuove emergenze, di più vaste frontiere… Un tempo favorevole non nel senso di una fase segnata esclusivamente da elementi positivi, da belle novità, da eventi confortanti: tutt’altro! Un tempo favorevole può essere quello che si porta in dote una pesante crisi economica e occupazionale, che vede imporsi scenari mondiali finora impensabili (qualcuno avrebbe scommesso solo qualche anno fa sulla smisurata crescita economica della Cina, su un presidente statunitense di colore o sulla cosiddetta “primavera araba”?), che ci mette tutti in rete mediante internet…
 
L’aggettivo “favorevole” si spiega, allora, non già nel portato positivo delle vicende in atto, ma nella pressante richiesta di risposte nuove, costruttive, utili, adeguate a questo secolo. Ce lo spiegava qualche anno fa il card. Bergoglio (ed è stato scritto nella bozza di documento): «Il restare, il rimanere fedeli implica un’uscita. Proprio se si rimane nel Signore si esce da se stessi. Paradossalmente proprio perché si rimane, proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita» (J.M. Bergoglio, 2007).
 
 
Ac: mollare il freno a mano. Allora all’Azione cattolica viene rivolta un’altra domanda: quanto sai essere fedele al Signore? Quanto sai cambiare e crescere per portare il Vangelo nella società odierna? E, necessariamente: quanto sai “rischiare”, cara Ac, sulla via del cambiamento? A ben vedere, non c’è frase di papa Francesco che non implichi un rischio, una nuova scommessa, un impegno a “uscire” per incontrare le donne e gli uomini di questo tempo portando loro le speranze e le beatitudini evangeliche! I discorsi pronunciati dal Papa a Rio lo hanno confermato. Bergoglio utilizza un linguaggio cui eravamo un po’ disabituati: misericordia, solidarietà, gioia (ripetuta all’infinito), giustizia, poveri (con grande insistenza), diritti, vocazione, dono, famiglia… nelle omelie del Santo Padre troviamo inoltre “salute”, “lavoro”, “sicurezza”. Tanto che cominciano a levarsi le preoccupazioni di taluni che vorrebbero un Papa più “prudente”. «Si dia una calmata!», invocano quelli che di cambiamenti, di coraggiosi investimenti sul futuro non vorrebbero sentir parlare.
 
Occorre invece seguire le orme del Pontefice e gli insegnamenti della Chiesa, «esperta in umanità»; è altrettanto doveroso restare fedeli al nostro mondo, con le sue evidenti contraddizioni e le sue molteplici ricchezze, abbracciandolo con amicizia, per incamminarsi in questo tempo favorevole. Mollando il freno a mano e prendendo con serietà gli impegni che si hanno di fronte.
 

 
Concilio, “scelta religiosa”, “A Diogneto”. Se il quadro delineato ha qualche elemento di credibilità, ci si può domandare quanto esso possa interrogare la vita di una grande associazione di laici cattolici aggregati, principalmente impegnati sul versante educativo, per quanto possibile fedeli alla Parola, vicini alla Chiesa, inseriti a pieno titolo nel mondo che cambia e in una realtà sociale che ha preso la corsa.
 
Ci si può dunque domandare quali “aggiustamenti” interni (organizzazione e presenza territoriale, tesseramento e partecipazione attiva dei soci, formazione dei responsabili, semplificazione e maggior condivisione dei “codici comunicativi”…), potrebbe richiedere tale percorso? E quali gli eventuali cambi di marcia circa la presenza nella Chiesa e nel “secolo” (nei settori, ad esempio, dell’educazione alla fede, della vocazione personale, della nuova evangelizzazione, della compiuta valorizzazione del laicato, della cultura e della scuola, della vocazione alla professione, della formazione alla cittadinanza, della partecipazione sociopolitica…)?
 
L’anno assembleare aiuterà a rimettere a fuoco il grande contributo che l’Ac ha dato e darà alla comunità cristiana e al Paese. E sono certo che in questa direzione le faranno ancora da guida: il Concilio Vaticano II (cui occorre più che mai essere creativamente fedeli, nel senso indicato da Bergoglio), la “scelta religiosa” (da intendersi come crescita nella fede per poi necessariamente “andare nella città” con slancio rinnovato, maturità, competenza, autonomia e capacità di dialogo con tutti), e la sempre più urgente riscoperta della “paradossale cittadinanza” del cristiano, che andrebbe provvidenzialmente valorizzata con la rilettura della “A Diogneto”. Per stare con gioia, da cristiani, da soci di Ac, in questo “tempo favorevole”.

 
di Gianni Borsa, Direttore di “Segno”
16 agosto 2013

 
 

ANNO DI VOLONTARIATO SOCIALE

Proposta AVS Caritas Gorizia

 
Ecco una proposta che potrebbe risultare interessante nel caso vi fosse qualche giovane della diocesi che sta studiando, o inizierà gli studi, qui a Gorizia.
 
La Caritas diocesana di Gorizia ha a disposizione due posti nell’ambito del progetto dell’Anno di Volontariato Sociale che consiste nel dare la propria disponibilità a seguire le iniziative di preparazione e promozione dei percorsi educativi sui temi della carità, del servizio e dell’educazione alla pace e alla nonviolenza. Ad arricchire l’esperienza la formazione che viene svolta a livello locale ma anche regionale con le altre Caritas del triveneto.
 
È un’esperienza che quindi unisce servizio e formazione che diventa arricchimento per la persona ma anche per la comunità di provenienza, una tappa di maturazione significativa. In un anno la persona acquisisce conoscenze e competenze da poter mettere poi a servizio in parrocchia, nei gruppi parrocchiali, nelle Caritas parrocchiali.
 
In particolare i giovani svolgeranno un lavoro di:

  • riordino del materiale formativo e divulgativo presente in Caritas;
  • progettazione di percorsi di sensibilizzazione sui temi come povertà, solidarietà, pace, migrazioni, da realizzare poi presso gruppi parrocchiali e classi scolastiche;
  • collaborazione con gli operatori della Caritas che già svolgono attività di promozione e sensibilizzazione.
  • collaborazione con altri enti ed associazioni in specifici progetti.

 
L’esperienza dura dodici mesi ed è rivolta a giovani dai 18 ai 28 anni di età, il luogo di servizio è la sede della Caritas diocesana, non è previsto alloggio ma viene corrisposto un rimborso spese per i giovani che aderiscono al progetto (il che potrebbe essere un simbolico contributo alle spese che i giovani devono sostenere per la vita da studente).
 
Per ulteriori informazioni contattare l’ufficio diocesano dell’Azione Cattolica.

 
di Alberto, Caritas di Gorizia
6 agosto 2013

 
 

CAMPOSCUOLA 14-15ENNI

Una visita inaspettata…

 
Durante i campi dei ragazzi dell’ACR c’è una giornata, in genere la domenica, dedicata all’incontro con i genitori, mentre per gli animati “più grandi” questa non è più prevista.
Ma i 14-15 enni del campo dal 27 al 31 luglio, a casa Cimacesta, hanno ricevuto la visita, a sorpresa, di un ospite insolito: è venuto a trovarli un primo cittadino, il sindaco di Fontanelle. Vista la presenza al camposcuola di un gruppo di ragazzi del suo comune, accompagnati da educatore e parroco, ha pensato di lasciare il torrido caldo della pianura per raggiungere il fresco del Cadore e portare ai suoi e a tutti gli ragazzi presenti i saluti dell’amministrazione.
 
Per un primo cittadino non è abituale cenare con così tanti ragazzi, provenienti da diversi luoghi della diocesi, e quindi, non strettamente legati alla propria giurisdizione territoriale. Tuttavia, durante la cena, ci ha manifestato il suo entusiasmo nel vedere come tanti giovanissimi condividano un esperienza formativa e di fede così gioiosa e piena di speranza. Anche l’impegno degli educatori presenti, che dedicano le loro energie per la buona realizzazione del campo, è stato colto con grande apprezzamento.
 
I ragazzi, che durante il questo campo sono stati guidati dalla musica, si sono resi conto di come, oltre le proprie realtà, ci siano tante persone che, a vario titolo e in vari modi, mettono se stessi a disposizione degli altri e che, anche l’impegno nella vita pubblica, è una delle molte modalità per contagiare in positivo le persone con le quali si condivide la vita di ogni giorno.
Impegni diversi ma uniti dallo stesso intento di bene per gli altri, compongono così una vera e propria sinfonia nella quale l’apporto di ciascuno, piccolo o grande che sia, risulta determinante per poter far sentire, oltre le proprie mura, la bellezza di un armonia frutto della collaborazione e della corresponsabilità.
 
Da parte sua l’Azione Cattolica, è stata ben felice di ospitare, anche per un breve momento di saluto, un rappresentante delle istituzioni, segno visibile di quell’attenzione alla formazione, anche sociale, che da sempre caratterizza il progetto formativo dell’AC.

 
di Stefano e don Mauro
L’Azione, 4 agosto 2013