VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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NEWS ACVV

ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Sono aperte le iscrizioni ai campi per i ragazzi e i giovani iscritti all'Azione Cattolica. Vi attendiamo, nel desiderio di accogliere al meglio ogni richiesta di partecipazione ai campi, perché questo è l'obiettivo del Tempo Estate Eccezionale!

A Susegana adorazione eucaristica nella notte del Giovedì santo
Anche quest’anno l’Azione Cattolica di Susegana e Crevada propone l’Adorazione Eucaristica notturna, dopo la Messa del giovedì Santo, 18 aprile, nella chiesa di Susegana, dalle ore 22 alle 7 del mattino successivo. Il tema “Dio chiama chi ama..." aiuterà ad approfondire diversi episodi del Vangelo, in particolare alcune chiamate fatte da Gesù. Spunti e riflessioni sono proposti dai giovani.

Si riapre Casa Cimacesta
Al via, nei weekend 25-26 maggio e 1-2 giugno a Cimacesta, gli interventi per riaprire la Casa dell’Azione Cattolica diocesana. Chiunque volesse rendersi disponibile lo comunichi in ufficio. tel 0438.940374 o e-mail: segreteria@acvittorioveneto.it. Grazie.

EVENTI

Festa Unitaria 2019 - Sapore di Sale Estate Eccezionale 2019 AC Vittorio Veneto on Facebook AC Vittorio Veneto on Twitter AC Vittorio Veneto on YouTube

35ª GIORNATA MONDIALE PER LA VITA

Chiesa, grembo di vita

 
Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).
Comunque si voglia intendere la pregnanza data alla parola “vita” da San Giovanni è chiaro che tutti i significati presuppongono quello più semplice e normale: la partecipazione all’essere, all’esistere che per gli uomini e donne vuol dire innanzi tutto l’essere nati, la vita fisica.
La sovrabbondanza è un di più di qualità, di senso, di gusto, di consapevolezza, di gioia di vivere che riempie quei buchi che il limite e la mortalità propri dell’essere umano, si portano dietro.
 
Dove attingere questa pienezza di vita? Quando giovani genitori portano con gioia e trepidazione il bimbo o la bimba al battesimo, tra i molteplici significati ed effetti di questo sacramento, per intuizione conscia od inconscia, colgono primariamente “l’inserimento in una comunità” la parrocchia, la chiesa, sentita come una maternità e una paternità prolungata e rafforzata, che dilata e completa il “bene” che i genitori desiderano per i figli . Il grembo della Chiesa, vergine e madre come Maria, genera nella fede la vita piena, “nascosta con Cristo in Dio”(Col.3,3), e quindi messa al sicuro da ogni disavventura e da ogni minaccia. Questo suscita meraviglia, perché anche i più freddini verso la Chiesa, ne riconoscono il mistero nascosto dentro e oltre la sua umana consistenza.
 
Questa è la vera vita secondo il piano del Creatore e Signore della vita. Ogni anno, nella giornata per la vita, noi ci auguriamo che tutto questo continui ad essere cercato e vissuto come valore primo, il “dono e mistero” della vita. E’ in nome e in virtù di Lui che si può parlare di “generare” vita, come intermediari di una virtù, quella appunto del generare, che appartiene solo a Lui, come fonte e origine di ogni dono.

 
di Don Silvano De Cal
L’Azione, 3 febbraio 2013

 
 

35ª GIORNATA MONDIALE PER LA VITA

Testimonianza di un padre e nonno

 
Nato in una famiglia di nove fratelli, sono stato favorito nella mia crescita di vita per il fatto di aver dovuto amalgamare spesso il mio carattere con il resto della famiglia.
Mia mamma la vedevo spesso preoccupata, pochissime volte la scorgevo china sul pargoletto di turno, intenta a fargli delle moine, vezzeggiandolo.
I bambini sono sempre la benedizione del Signore soleva spesso dire, anche se quei tempi non erano certo migliori del giorno d’oggi.
 
Raggiunta la maturità e venuto il momento di formare la mia famiglia, noi coniugi ci siamo accontentati di due stanze ricavate nella dimora paterna. La nostra preoccupazione di giovani sposi fu sempre che la famiglia fosse allietata dalla nascita di bambini. Il Signore ci premiò, concedendoci di diventare genitori di quattro bellissimi frugoletti. E con loro quante gioie si sono aggiunte al nostro vivere quotidiano: i Battesimi, i primi giorni di scuola, le prime Comunioni. Immancabili anche le difficoltà, ma superate spesso con il detto evangelico “Ogni giorno basta il suo affanno”.
 
Riandando col pensiero a quel tempo mi commuovo, nel rammentare come, seduti a tavola per il pranzo tutti volessero dire la loro, e con quanta fatica riuscissi a dare la parola ad ognuno. Non mancavo mai di far notare, in queste occasioni, come dovessero sentirsi fortunati di appartenere ad una famiglia composta di fratelli e sorelle.
 
Ora, raggiunta la terza età, abbiamo avuto anche un altro dono, diventare nonni, avendo dei nipoti che ci fanno godere la semplicità e la schiettezza dei bambini che ci sostituiranno in questo mondo.
Ringrazio il Signore per la gioia di essere vissuto in questo contesto dove la fede cristiana mi ha aiutato ad amare la vita e lottare affinché sia data.

 
di Illario Zabotti
L’Azione, 3 febbraio 2013

 
 

FESTE DELLA PACE

“Lo spettacolo della vita!”

 
Con gennaio l’ACR ha aperto la sua seconda fase che durerà fino a Pasqua.
Succede ogni anno e a volte si corre il rischio di sentire un profumo di stantio addosso ai gesti che si compiono; eppure ogni anno questo è un tempo prezioso nel quale il gruppo può avere una svolta, può mettersi in gioco usando i propri talenti.
In questo tempo sempre nuovo gli educatori aiuteranno i ragazzi a guardare le necessità di chi ha bisogno di aiuto, con l’obiettivo di lasciarsi provocare ed impegnarsi concretamente mettendosi a servizio. In questa fase l’educatore farà emergere, a partire da una domanda di autenticità e originalità, l’unicità e irripetibilità di ciascuno.
 
Con il loro impegno tutti, piccolissimi e grandi, saranno chiamati ad essere cittadini attivi capaci di portare novità e gioia alle persone che hanno bisogno di riscoprirsi parte di una comunità.
Durante questo tempo ben si inserisce il Mese della Pace che quest’anno, con l’ambientazione del teatro, suggerirà ai ragazzi alcuni atteggiamenti concreti per essere cittadini attivi ma ancor più “operatori di pace”. L’ACR aiuterà a far scoprire che la pace si fonda su relazioni vere ed autentiche e che per costruirle bisogna imparare a togliersi la maschera andando dritti alla verità di sé stessi e degli altri.
 
Ciascuno è chiamato a saper riconoscere e condividere le ricchezze dei propri talenti ma anche i propri limiti poiché spesso quest’ultimi diventano un problema impossibile da superare se non con il mascheramento.
Sovente nella quotidianità i ragazzi indossano delle maschere che affidano a ciascuno un ruolo e non lasciano liberi di esprimersi, creando una sorta di barriera nelle relazioni che rende difficile lasciarsi conoscere, scoprire e voler bene.
 
Nel Mese della Pace l’obiettivo è proprio la disponibilità all’incontro con l’altro capace di superare le divisioni, le incomprensioni e le paure.
I ragazzi lo sperimenteranno in due dimensioni: la prima internazionale con l’Operazione SIP (Spezziamo Insieme il Pane), quest’anno legata alla Terrasanta, una terra in continua ricerca di pace, luogo per certi versi lontano ma vicino al tempo stesso grazie al legame che l’Azione Cattolica e la nostra diocesi hanno con la Terra di Gesù; e una dimensione più locale ossia le Feste della Pace che vedranno le foranie impegnate nella costruzione di pace.
Nelle Feste della Pace gli acierrini, seguendo il Regista della loro vita, impareranno, attraverso giochi, attività, canti e danze, a comprendere che ogni giorno l’andare in scena senza finzioni o trucchi comporta fatica e serietà ma che è proprio il mettersi alla prova costantemente che li rende veri protagonisti e responsabili della loro vita.
 
Nel gruppo e nella Festa verrà tenuta alta l’attenzione all’unicità di ciascuno poiché è essenziale che tutti sperimentino di essere unici e che l’attimo che stanno vivendo è irripetibile perché proprio in quello il Signore dà la possibilità di giocarsi sulla scena vivendo la propria parte per rendere più bello lo spettacolo tutti insieme!

 
di Giulia Diletta Ongaro
L’Azione, 27 gennaio 2013

 
 
Le feste della Pace si svolgono per le foranie Opitergina, La Colonna, Pontebbana domenica 27 gennaio; per le foranie Sacile e Pedementana domenica 10 febbraio; per le foranie Quartier del Piave, La Vallata e Zumellese domenica 17 febbraio.

SETTIMANA SOCIALE DIOCESANA

 

Settimana Sociale 2013

 
Le Settimane Sociali dei Cattolici Italiani nascono nel 1907 a carattere nazionale per iniziativa di Giuseppe Toniolo. La prima si tenne a Pistoia nel 1907. Si svolsero ogni anno fino alla Prima guerra mondiale. I temi affrontati furono soprattutto il lavoro, la scuola, la condizione della donna, la famiglia.
Nel 1935 furono sospese a causa del regime fascista. Ripresero dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1945 e fino al 1970, poi vi fu una seconda e lunga sospensione. In seguito alla nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana dal titolo “Ripristino e rinnovamento delle Settimane Sociali dei cattolici italiani” del 1985, nel 1988 si riprende la loro celebrazione.
Il 18 ottobre 2007 si è aperta nella Cattedrale di Pistoia la 45ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani per ricordare i cento anni della prima edizione da parte del Toniolo.
L’ultima Settimana sociale è stata celebrata a Reggio Calabria nel 2010 sul tema: “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”.
La prossima si svolgerà a Torino nel settembre 2013.
 
La Settimana Sociale Diocesana
 
In Diocesi la Settimana Sociale viene celebrata annualmente dal 2003 nella prima settimana di febbraio. Si articola in tre serate che approfondiscono questioni di rilevanza sociale, politica ed economica. È organizzata da un comitato di nove persone con la partecipazione della Pastorale Sociale, dal settimanale diocesano L’Azione, Azione Cattolica, ACLI, Focolarini.
 
Gli appuntamenti della Settimana Sociale del 2013:

  • lunedì 4 febbraio, a Pieve di Soligo, Patronato Careni “Gli anni della paura: la responsabilità della finanza nell’attuale crisi globale” Luigi Campiglio.
  • Mercoledì 6 febbraio, a Sacile, Teatro Ruffo: “Gli anni della speranza: bisogna cambiare. Come?” Leonardo Becchetti.
  • Venerdì 8 febbraio, a Conegliano, Auditorium Toniolo: “Come gli uccelli del cielo e i fiori del campo. Il denaro e la ricchezza secondo la fede cristiana” S.E. mons. Mario Toso.

 


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ESERCIZI SPIRITUALI 18ENNI

“La bella Vita!”

 
La bella vita, questo il tema che dal 27 al 29 dicembre venti 18enni hanno affrontato agli esercizi spirituali, guidati da don Andrea dal Cin. La bellezza – di noi stessi, del futuro, della Chiesa – è stato il fil rouge che ha accompagnato le riflessioni, le proposte e le provocazioni durante le tre giornate.
 
E davvero belli erano i ragazzi, che con coraggio hanno deciso di trascorrere parte delle vacanze natalizie nella casa di spiritualità di S. Martino. Difficile raccontare esaustivamente e in poche righe l’esperienza, fatta soprattutto di raccoglimento, preghiera, provocazioni, dubbi e domande. Certi che gli esercizi non si siano esauriti in quelle giornate, ma che le riflessioni continuino a ‘macinare’ dentro i cuori dei nostri ragazzi, auguriamo loro buon cammino personale e di gruppo all’interno delle proprie parrocchie!

 
di Erika Buso
L’Azione, 27 gennaio 2013

 
 
 

NOTA DEL CONSIGLIO AC NAZIONALE

“Abbiamo a cuore il futuro dell’Italia”

 

Nota del Consiglio nazionale dell’Azione cattolica italiana in vista delle elezioni politiche

 
 
L’Azione cattolica italiana, associazione radicata su tutto il territorio nazionale, nell’intento di interpretare le domande più profonde dei cittadini, sente la responsabilità di prender parola intorno alla delicata vicenda politica italiana, nell’imminenza delle elezioni. Riteniamo doveroso intervenire – andando oltre i clamori e i frastuoni del dibattito politico-elettorale contingente – per portare nuovamente all’attenzione del Paese e, in particolare, alla responsabilità del futuro Parlamento, i temi che ci stanno più a cuore. Si tratta, in verità, soltanto di alcune delle numerose domande di cambiamento emerse con forza nel confronto con le migliaia di persone incontrate durante questi mesi nel servizio che l’Azione cattolica italiana sperimenta quotidianamente tra la gente e per la gente.
 
Di fronte all’oggi
Siamo dentro a una stagione difficilissima per tutti i cittadini italiani e, in particolare, per le fasce sociali più deboli. La crisi – finanziaria, economica e, ancor più, culturale, valoriale – continua a mettere a durissima prova il Paese, scaricando i suoi costi in modo insopportabile soprattutto sulle giovani generazioni. Da una parte, l’aumento del costo della vita e, dall’altra, la precarietà delle condizioni lavorative hanno prodotto forte disagio e alimentato grave sfiducia, in alcuni casi degenerata in veri e propri atti di disperazione. Come cittadini cristiani, non possiamo restare sordi o inerti dinanzi a tali drammatiche vicende: a ciascuno di noi, a tutte le persone di buona volontà, è richiesto anzitutto di prodigarsi in modo sincero e costruttivo, ciascuno nei propri ambiti di impegno, per ricostruire la tela della speranza e restituire dignità a chi vive le troppe fatiche del tempo presente.
Alla classe politica che governerà il Paese chiediamo con forza di adoperarsi in modo adeguato, giusto e di largo respiro mediante interventi mirati a tutela delle situazioni più gravi, e soprattutto politiche di medio e lungo periodo, in grado di promuovere condizioni di vita più solide per le famiglie e di garantire un futuro per le prossime generazioni.
L’Italia sta vivendo un periodo di sacrifici durissimi. L’urgenza di far fronte alle conseguenze della crisi economica potenzialmente più nefaste per il Paese, mettere ordine nei conti dello Stato e operare una riduzione dell’ancora massiccio debito pubblico ha reso necessario adottare politiche di austerità, che tuttavia rischiano di essere percepite semplicemente come ingiuste, se varate senza equità e proporzione, come ha ribadito anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo messaggio di fine anno. Si tratta, invero, di un tema complesso, la cui responsabilità è da ascriversi a molteplici cause, non ultima un lungo periodo di riforme economiche mancate e di promesse sociali tradite.
 
Partecipazione, coesione e solidarietà
Il Paese, dunque, vive, da Nord a Sud, una stagione di grave lacerazione del proprio tessuto politico, economico, sociale e culturale. Nel ribadire la necessità di una maggiore attenzione in favore delle categorie più deboli e delle zone più svantaggiate della nazione, a partire dal Mezzogiorno, chiediamo che l’intero Paese si impegni per una cultura della partecipazione e della responsabilizzazione di amministratori e amministrati, contro ogni logica di tipo assistenziale o clientelare. Le politiche pubbliche, a tutti i livelli di governo, dovranno essere maggiormente ispirate a criteri di competenza, merito e responsabilità. Al riguardo, rivolgendoci anche alle amministrazioni locali, chiediamo la massima trasparenza nella gestione dei fondi pubblici, affinché si avvii finalmente un reale e virtuoso processo di crescita. Muovendo proprio dai sacrifici compiuti, occorre che il futuro Parlamento sappia coniugare rigore ed equità, legalità e sviluppo, così da riequilibrare il costo sociale della crisi e rilanciare l’economia del Paese. In questo modo – pur restando consapevoli delle difficoltà che ancora ci attendono – ci auguriamo che si possa gradualmente aprire una stagione di maggiore fermento economico, di rinnovata fiducia sociale, di più larga convergenza sui valori fondamentali in gioco.
Il nostro Paese è, inoltre, chiamato a interpretare con coraggio la propria possibile funzione di ponte tra l’Europa e la sponda sud del Mediterraneo, per interagire in modo significativo con le trasformazioni in atto nel continente africano e in Medio-Oriente. Un compito che l’Italia è chiamata a svolgere, rimanendo saldamente e attivamente collocata nel contesto europeo, che non può essere ridotto alla sola dimensione economico-finanziaria. L’Europa deve anzi recuperare la sua originaria natura volta alla costruzione della solidarietà tra i popoli.
 
Ripartire dalle persone
Il passaggio a una nuova fase sarà possibile solamente se il prossimo Parlamento sarà capace di ripartire dalle persone. In particolare, non sarà più procrastinabile un concreto sostegno alle famiglie, che in larga misura hanno supplito alla crisi del welfare in questa difficile congiuntura. Esso dovrà attuarsi, prima ancora che per ragioni funzionali, facendo riferimento al valore fondativo della famiglia, così come è riconosciuto dalla Costituzione italiana. Occorrerà, quindi, offrire più opportunità ai giovani, tra i quali è importante che, oltre alla giusta indignazione, cresca la voglia di reagire, incalzando le classi dirigenti a dare sostanza ai loro diritti di cittadinanza, soprattutto attraverso adeguate politiche di istruzione, formazione, innovazione e ricerca. Un Paese che non investa sulle giovani generazioni si priva del futuro. Al contempo, si dovrà rivedere l’attuale sistema di welfare perché possa rispondere a vecchie e nuove povertà, e consenta ai soggetti più deboli di essere cittadini a pieno titolo. Inoltre, si dovrà assicurare più inclusione nei confronti di chi arriva in Italia per cercare protezione e lavoro, offrendosi come preziosa risorsa per il nostro sviluppo economico e sociale. Parimenti necessario è l’avvio di una seria riflessione sulla normativa che regola il diritto di cittadinanza per gli stranieri.
Il Parlamento sarà, dunque, chiamato, senza più l’alibi di coprirsi dietro pronunciamenti strumentali di comodo, a offrire maggiore equità per giovani e anziani, donne e famiglie, disoccupati ed espulsi dal mondo del lavoro, ultimi e penultimi. Si tratta di convergere sul primato della persona, che ha nella promozione della vita umana, nella sua integralità, un presupposto culturale e morale per operare nel solco del bene di tutti e di ciascuno, come ricordano sempre papa Benedetto XVI e il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. L’etica sociale, infatti, non può poggiare se non sull’etica della vita. Le questioni della vita pubblica non possono essere affrontate sulla scorta di apparati ideologici, piegati a meri fini elettorali, eludendo le istanze autentiche che toccano la famiglia e la vita, e che hanno a che fare con le «gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi». L’Azione cattolica ritiene irrinunciabile un dialogo sincero, maturato al di fuori di ogni strumentalizzazione tra credenti competenti e non credenti aperti al confronto, un dialogo che non consegni il Paese al vuoto relativismo dei valori.
Solamente attraverso queste rinnovate attenzioni il Paese potrà recuperare la credibilità che si è offuscata sotto i colpi del malcostume diffuso.
 
Per una legislatura di riforme istituzionali
Restano ancora aperti molti temi, tra cui quelli delle riforme istituzionali e costituzionali. Si tratta di questioni complesse, rispetto alle quali l’Associazione si è espressa attraverso specifici pronunciamenti pubblici (ai quali si rinvia), a seguito di un accurato percorso di approfondimento. Tra tutti, ancora in questa sede, esprimiamo il nostro più severo rammarico per la mancata riforma della legge elettorale. Per le ragioni più volte indicate, giudichiamo gravissima e colpevole questa omissione, e ci auguriamo che il nuovo Parlamento sappia immediatamente rimediare, ricercando con sforzo sincero le più ampie convergenze tra le forze politiche. In tal senso, l’inizio della nuova legislatura può rappresentare un’occasione propizia, e non più rinviabile, per depurare il dibattito su questa riforma dai condizionamenti imposti dalle scadenze elettorali e finalmente compiere un atto di responsabilità nell’interesse generale dei cittadini, oltre i cinismi e i tatticismi di questa o quella parte politica.
Quanto alle ulteriori riforme sulle quali l’Azione cattolica italiana si è recentemente espressa, ribadiamo ancora l’urgenza di interventi volti ad ammodernare l’architettura istituzionale, senza intaccare i valori fondanti del patto costituzionale. Restiamo convinti che un riforma seria e condivisa di assetti e regole contribuisca a qualificare la medesima politica, a partire dalla riduzione dei costi, dall’eliminazione dei privilegi e dall’effettiva capacità di rappresentare e assumere decisioni nell’interesse generale.
Sul piano costituzionale, ad esempio, la riduzione del numero dei parlamentari, lo snellimento di tempi e procedure legislative, la razionalizzazione degli organi di rappresentanza locale sono temi sui quali la riflessione culturale e il dibattito politico sono giunti ad alti livelli di maturazione. È bene, dunque, che il Parlamento ne prenda atto e si adoperi di conseguenza. E, ancora, sul piano istituzionale, è urgente una regolamentazione dei partiti politici, a partire da una seria disciplina, che garantisca la trasparenza dei finanziamenti e dei rimborsi elettorali, fino ad una definizione di meccanismi di selezione interna su base democratica e alla limitazione dei mandati parlamentari, per garantire la pienezza del diritto di scelta dei cittadini.
 
Uno scatto di corresponsabilità
L’Azione cattolica italiana, come associazione popolare che ha accompagnato con senso di responsabilità la vita del Paese dalla sua unità e che ha assicurato il proprio contributo nei momenti più difficili, come quello della ricostruzione spirituale e civile post-bellica e dell’elaborazione della Carta costituzionale, è convinta che oggi l’Italia abbia bisogno di una stagione politica stabile e autorevole. Auspichiamo un periodo sobrio di lavoro autentico per una legislatura che sia in grado di riportare l’Italia ai livelli delle grandi democrazie in Europa e nel mondo. Alla classe politica, che avrà il compito di guidare il Paese dopo le elezioni del prossimo 24-25 febbraio, chiediamo di farsi carico delle preoccupazioni dei cittadini e di impegnarsi con spirito leale e collaborativo per le riforme necessarie, a partire dai temi indicati nella presente Nota, che restano soltanto alcune delle numerose questioni su cui occorrerebbe un supplemento di responsabilità da parte di tutte le forze, dentro e fuori il Parlamento.
La politica dia il buon esempio e recuperi il suo ruolo con il contributo di ciascun cittadino. In particolare, forze politiche, istituzioni e società civile sono chiamate a concorrere in modo proficuo a far crescere una cultura della legalità e a combattere ogni forma di abuso e criminalità. È per questo che, come Associazione di donne e uomini al servizio del Paese e della Chiesa, non ci stancheremo di partecipare e vigilare nell’interesse generale dell’Italia. Ai nostri concittadini, pur legittimamente affaticati e indignati dagli sprechi, dall’inconcludenza e spesso persino dal malcostume delle classi dirigenti, chiediamo di saper distinguere per non confondere. Non cediamo il passo alla rassegnazione astensionista o alla polemica fine a se stessa, ma facciamo la nostra parte, criticando in modo severo ma costruttivo, partecipando attivamente per il bene comune, contro ogni approccio retorico o qualunquista.
Oltre ogni sterile proclama, serve uno scatto di corresponsabilità tra cittadini e rappresentanti: uno slancio civile e morale che sappia tenere unito il Paese da Nord a Sud, e che veda impegnati insieme, in questa delicatissima fase storica, giovani e adulti, partiti e società civile, per restituire finalmente all’Italia normalità, pace sociale, sviluppo e benessere, quindi più vita per tutti.

 
Roma, 19 gennaio 2013

 
Leggi l’intervista di Franco Miano ad Avvenire del 22 gennaio 2013 e la sintesi per punti del documento.
 
 

ORCHESTRIAMO LA PACE

Affinchè la Terra Risuoni di Pace

 
Come troppo spesso accade, molti angoli del mondo che abitiamo sono ancora oggi lontani dalla pace. Ma quali possono essere gli ingredienti per poterne parlare in modo nuovo ed autentico? Per il secondo anno, l’Azione Cattolica propone di riflettere su questo tema fondamentale, con cui da sempre tutti gli uomini sono chiamati a cimentarsi, attraverso un appuntamento particolare: “Orchestriamo la pace”. Si tratta di una serata in cui giovani e adulti si scambiano idee e speranze attraverso i segni e i suoni del mondo musicale. Allora i nostri personali ingredienti saranno la musica, la letteratura, le idee e, con il tema di quest’anno, la Terra che abitiamo.
 
Il Papa, nel messaggio che ha aperto il mese della pace il primo gennaio, ci esorta a guardare oltre «i focolai di tensione e di contrapposizione causati da crescenti diseguaglianze fra ricchi e poveri, dal prevalere di una mentalità egoistica e individualista[…]. Le molteplici opere di pace, di cui è ricco il mondo, testimoniano l’innata vocazione dell’umanità alla pace. In ogni persona il desiderio di pace è aspirazione essenziale e coincide, in certa maniera, con il desiderio di una vita umana piena, felice e ben realizzata. […] L’uomo è fatto per la pace che è dono di Dio.»
 
Ecco allora la nostra proposta di avvicinare tutti i giovani, sia quelli anagrafici sia quelli che lo sono ancora nell’animo, con melodie e testi che possano essere significativi nella riflessione su come possiamo portare serenità al nostro pianeta. Ci siamo chiesti “E se fosse proprio lei, la Terra, a farci da cassa di risonanza?”. Se noi “orchestriamo la pace” crediamo che essa risuonerebbe davvero, orgogliosa dei figli che amorevolmente accoglie e che chiama a con-dividere tra loro le esperienze della vita.
 
La formula che utilizziamo è semplice: scegliamo il posto – quest’anno Sacile – sabato 26 gennaio, coinvolgiamo la gente che ci vive e amici che sono sensibili al tema di cui parliamo, e la festa è pronta ad andare in scena. Così a parlare di Pace attraverso la musica ci aiuteranno il Coro Jubilate di Sacile, alcuni allievi dell’Istituto Musicale Ruffo, Mauro Da Ros -chitarra e voce del Quartetto Desueto – , Elvira Cadorin – voce solista -, River Gospel Mass Choir di Ponte della Priula.
 
La bellezza della musica si intestardisce come la speranza degli uomini verso l’utopia della pace: anche nei teatri di guerra peggiori ci sono sempre stati germogli della pace futura e dunque il nostro messaggio si rivolge a tutte quelle persone che non vogliono arrendersi, che ogni giorno costruiscono pace – la “operano” come possiamo trovare nel Discorso della Montagna – attraverso semplici gesti quotidiani. È a questi piccoli segni che noi ci colleghiamo, perché suonare o cantare è semplice, bello e spesso porta serenità: il nostro auspicio è che si possa quindi un giorno far risuonare la Terra di un unico canto che affratelli tutti gli uomini, in una lode che, come ricorda sant’Agostino, permetta all’uomo di pregare due volte.

 
di Manuel Faccin
L’Azione, 20 gennaio 2013

 
 
 

PELLEGRINAGGIO IN TERRASANTA

Alle radici della nostra fede

 
La relazione dell’Azione Cattolica con la Terrasanta ha una lunga storia che si intreccia con quella dei nostri sacerdoti diocesani che ivi risiedono e con il Baby Hospital di Betlemme.
Nel documento programmatico di questo triennio l’AC di Vittorio Veneto si era data come obiettivo quello di un pellegrinaggio alle radici della nostra fede e la concomitanza con l’Anno della Fede indetto da Papa Benedetto è stata una ulteriore, splendida coincidenza.
Abbiamo consegnato al Baby Hospital di Betlemme l’aiuto raccolto nelle domeniche dei campiscuola a Cimacesta per continuare a costruire un ponte di solidarietà con questo territorio per noi ricco di significato ma con una storia molto travagliata.
Il pellegrinaggio tenutosi dal 27dicembre al 3 gennaio, promosso da L’Azione Cattolica e presieduto dal Vescovo Corrado, ha potuto vantare la bellezza di 88 partecipanti di tutte le età e ha riaffermato la vicinanza a questi luoghi da parte della nostra diocesi che ha particolarmente a cuore la Terra di Gesù.
 
Abbiamo chiesto ad alcuni partecipanti di raccontarci qualcosa di quanto hanno sperimento del pellegrinaggio appena concluso.

 
 
Il viaggio in Terra Santa è una esperienza che, almeno una volta nella vita, è necessario fare. A parte il paesaggio, i popoli e le religioni diverse, i siti archeologici visitati, l’emozione per noi cristiani cattolici è stata quella di ripercorrere le strade e le località dove Gesù “è stato”. Nazaret, Cafàrnao, Gerusalemme, il monte delle Beatitudini, i luoghi della predicazione e della sofferenza, rappresentano una sorgente di spiritualità e ci stimolano alla ri-lettura e alla ri-comprensione dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Nicola e Clelia
 
Il mio pellegrinaggio in Terra Santa: essere al posto giusto per la propria spiritualità, attorniata da persone che ti aiutano a sentire e condividere il vibrare di corde che uniscono i personaggi dell’Antico Testamento con Cristo fino a noi. Una bella esperienza da godere ora nel quotidiano. Tocca a me far in modo che gli insegnamenti di Gesù non si fermino ma vivano con chi incontro sulla mia strada, mettendo una “D” davanti all’io egoistico dei nostri giorni.
Nadia Da Ros
 
Molti i luoghi visitati durante la nostra permanenza in Terra Santa.
Tralasciando i luoghi sacri più noti, vogliamo ricordare il pozzo della Samaritana conosciuto come il pozzo di Giacobbe e la sua chiesa,il lago di Tiberiade, Cafarnao, il deserto di Giuda e le numerose comunità cristiane custodi di una grandissima fede e di testimonianze irrepetibili nella storia della nostra umanità. E’ stato un viaggio-pellegrinaggio ricco di emozioni che ci hanno fatto sentire e vivere una realtà apparentemente lontana nel tempo e nello spazio, ma che vissuta direttamente attraverso le visite guidate ai luoghi in cui è vissuto il popolo ebraico e Gesù stesso,ci ha riportato all’attualità dei temi della fede legata a un contesto storico dove è iniziata quella grande rivoluzione prima spirituale e poi sociale che va sotto il nome di Cristianesimo.
Lucia e Giuseppe Perin
 
Tra le tante provocazioni di questo intenso pellegrinaggio, rimane indelebile il ricordo del paesaggio ammirato, soprattutto nei dintorni del lago di Tiberiade, ove Gesù è vissuto e ha predicato, ma è anche ritornato una volta Risorto per confermare Pietro e i discepoli nella loro missione. Anche se solo per poco tempo abbiamo sostato in quei luoghi, mi sono sentito ancora più vicino a un Gesù amante del “bello”, dimensione che sapeva cercare per sé e per le persone cui voleva bene. Così anche le “beatitudini” proposte in questa cornice lanciano un provocante invito ad un’unità di “bellezza” tra la vita spirituale e quanto creato da Dio – che fin dal principio era “cosa buona”-bella – e che al ritorno da questo pellegrinaggio non può rimanere inascoltato.
Alberto Grando
 
“Colpisce sicuramente il fatto di poter vedere e toccare con mano i luoghi in cui Gesù è nato, vissuto e morto per noi. Si percepisce intensamente e tutto d’un colpo la profonda e vera umanità e umiltà di Gesù e la sua vicinanza ai sofferenti, ai poveri di spirito e agli ultimi della società di allora, ma anche di oggi. Si può sperimentare concretamente, come se si venisse presi per mano da Maria, che la condizione fondamentale per relazionarci con Dio e diventare grandi è la nostra disponibilità ad accogliere fiduciosi il progetto d’amore che Egli ha su ciascuno di noi”.
Marzia Marchetto
 
Il pellegrinaggio in Terra Santa è sempre un’esperienza esaltante anche per chi, come nel mio caso, vi torna per la sesta volta, in un arco di tempo di oltre quaranta anni.
Quello che sempre mi ha affascinato in Terra Santa è il lago di Galilea. Forse è uno dei luoghi che è rimasto incontaminato come ai tempi di Gesù: intorno alle sue splendide sponde infatti non ci sono insediamenti urbani o costruzioni che deturpano il paesaggio.
Tutto è quasi come 2000 anni fa! Ammirando il suggestivo panorama del lago e delle colline che lo circondano, non occorre tanta fantasia per immaginare il Divino Maestro assieme ai suoi discepoli lungo le sponde, o in barca per la traversata, scorgere le folle che lo seguono, ascoltano la sua parola e vedono i suoi miracoli.
Don Rino Damo
 
Sono partita da casa più curiosa che convinta ma credo di aver recuperato un po’ la dimensione legata alla riflessione, che si tende a trascurare nella vita di tutti i giorni.
Mentre sedevo nel deserto di Giuda, nei dieci minuti che ci erano concessi, ho desiderato di poter restare lì più a lungo e di fare nuovamente quell’esperienza di “deserto” che non avevo più fatto dall’età dei 18 anni. In quel momento forse ho capito il vero senso del mio viaggio, che è riscoprire il mio amore per Gesù, coltivare la conoscenza della sua Parola, trovare l’entusiasmo per poterla vivere e comunicare alle persone che amo, ma anche agli altri, specialmente ai miei allievi.
La piena consapevolezza del dono del Pellegrinaggio l’ho avuta domenica mattina, quando come di consueto ci siamo recati alla Santa Messa. Mia figlia mi ha guardato e mi ha detto: “Possibile che tu abbia ancora voglia di andare a Messa?” Alla mia risposta: “Adesso, semmai, ne ho di più!” mi ha guardato e mi ha abbracciato.
Monica De Martin
 
La Terrasanta è la terra in cui si concentrano in non molti chilometri terreni verdi, coltivati e terreni aridi, desertici, sembra che anche il paesaggio poco uniforme voglia esprimere le diversità culturali, linguistiche, sociali che vi abitano, differenze che convivono assieme e che sono una ricchezza inestimabile da salvaguardare e che, pur essendo in conflitto tra loro, a ben vedere, hanno molti punti in comune. In questa Terra hanno preso vita differenti religioni ed è forse per questo che qui si può respirare a partire dai luoghi una spiritualità diversa da quella, a volte, un po’ “viziata”, che si respira in occidente, a partire soprattutto dalle persone che vi abitano che con i loro gesti, abiti, e usanze manifestano in modo chiaro e inequivocabile la loro fede e il loro credo.
Giulia Papes
 

 
L’Azione, 13 gennaio 2013

 
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I PICCOLISSIMI IN ACR

 
E’ possibile educare alla fede bambini che hanno meno di sei anni? La risposta viene da Gesù stesso: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite”.
 
In AC, a livello nazionale la riflessione sui piccolissimi è nata circa sette anni fa, per dare risposta e organicità alle richieste di alcune diocesi in cui erano partite delle sperimentazioni per questa fascia d’età.
La proposta dell’ACR non vuole essere un “catechismo anticipato”, ma è una proposta di gruppo di bambini di tre, quattro, cinque anni: un gruppo di pari, di crescita nella fede e nella vita, in cui si instaurano relazioni autentiche, un gruppo divertente e di primo annuncio dove si fa esperienza di Chiesa. Questa attenzione ai più piccoli ha trovato negli ultimi cinque anni una concretizzazione con un sussidio annuale specifico, che vuole essere guida e sostegno per gli educatori che si assumono la responsabilità di sostenere le famiglie nell’accompagnare i più piccoli ad aprirsi a Dio (vedi Progetto Formativo cap. 5).
Un altro strumento importante è La Giostra, una rivista mensile per bambini dai 2 ai 6 anni, che arriva come stampa associativa ai bimbi dei gruppi piccolissimi. All’interno de La Giostra si trovano storie, disegni da colorare, attività manuali, giochi, filastrocche, la narrazione delle storie bibliche.
Riportiamo l’esperienza di tre gruppi Piccolissimi della nostra diocesi: Fontanelle, Codogné e Villanova di Prata.
 
 
Il gruppo Piccolissimi mi sta particolarmente a cuore perché sia come educatrice a Fontanelle e poi come responsabile diocesana mi sono spesa in prima persona per questa età.
La proposta ai piccolissimi parte da questi obiettivi:

Il cammino proposto ogni anno si articola in 7 schede operative che partono da alcuni temi che toccano la vita quotidiana dei piccolissimi e trovano un riferimento nel Catechismo “Lasciate che i bambini vengano a me”.
Marta, Parrocchia di Fontanelle
 
II gruppo 6/8 nell’unità pastorale di Codognè e Cimetta è nato per una sincronia di situazioni favorevoli: il salone, la disponibilità di educatori, il coinvolgimento degli adulti, soprattutto dei genitori dei ragazzi primi responsabili dell’educazione alla fede dei figli, la consapevolezza che fosse possibile educare alla fede anche i più piccoli.
 
All’inizio eravamo un po’ preoccupate per la novità della proposta. Il primo sabato li abbiamo visti arrivare piccoli, anche intimiditi, per mano dei genitori che ci hanno subito chiesto: Cos’è? Cosa fate? I ragazzi si sono rivelati un’onda energetica di vitalità e voglia di scoprire, conoscere e interrogarsi su quel Gesù di cui sentivano parlare spesso. Si sono incuriositi nelle varie attività tanto da provocarci con domande solo all’apparenza ingenue.
 
Attraverso il cammino proposto dalla guida e adattando le attività alle tematiche li abbiamo aiutati a riconoscere Gesù nella loro vita, e ad essere annunciatori tra i loro coetanei e nelle loro famiglie. La validità della proposta e l’entusiasmo che hanno contagiato la comunità hanno fatto sì che i Piccolissimi diventassero un punto fermo su cui investire e consolidare.
Antonella e Elisabetta, Unità Pastorale di Codognè
 
Il gruppo dei Piccolissimi è stato inserito solo lo scorso anno a Villanova di Prata per dare l’opportunità anche ai bambini di 4-5 anni di unirsi alla grande compagnia dell’AC. La proposta è stata accolta con entusiasmo da sei bambini.
 
Nonostante non fossimo grandi esperti ci siamo lanciati in quest’avventura che si è rivelata un dono prima di tutto per noi educatrici grazie alla costante partecipazione e all’entusiasmo che ha portato i bambini a essere tutti presenti fino alla Festa degli incontri che ha segnato la conclusione dell’anno associativo e a confermare poi l’adesione per il nuovo anno passando al gruppo 6-8. Visti i risultati quest’anno siamo partiti con un nuovo gruppo ancora più entusiasti: ne vale proprio la pena!
Tiziana e Giulia, Parrocchia di Villanova di Prata
 
Chi volesse altre informazioni sul cammino che l’ACR propone può visitare il sito dell’AC (www.azionecattolica.it o scrivere una mail all’indirizzo piccolissimi@azionecattolica.it)

 
L’Azione, 6 gennaio 2013