VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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NEWS ACVV

Incontro di spiritualità per adulti/terza età
L'Oasi Santa Chiara, a Conegliano, ospiterà l'incontro di spiritualità per adulti e adultissimi in programma per mercoledì 13 novembre. "Spezzando il pane nelle case, lo spazio quotidiano da abitare con fede" il tema dell'incontro guidato da don Paolo Astolfo. Per iscrizioni ed informazioni: Ufficio diocesano Ac, tel. 0438/940374.

Incontro di riflessione etica
Inizia il percorso di riflessione etica sabato 16 novembre, alle 16.00, nella sala verde di Casa Toniolo, a Conegliano. "Abitare la vita - dal concepimento alla morte naturale" il titolo generale che in questo incontro si focalizza su "Rischio eutanasia: una sfida alta per i cristiani". Intervengono il dottor Gian Antonio Dei Tos, l'avvocato Domenico Menorello, coordina don Alessio Magoga.

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TERRA SANTA

Cristiani in bilico

 
Poco meno di duecentomila, circa il 2% dell’intera popolazione, tra Israele e Cisgiordania. Sono i dati dei cattolici in Terra Santa. Numeri che fanno riflettere, calati vertiginosamente dal 1948 fino a oggi. È il risultato di un conflitto drammatico, che al momento non trova una via d’uscita. L’esodo costante ha visto i cristiani arabi abbandonare progressivamente le loro case nel corso degli anni e trova nella situazione attuale una serie di problematiche che rendono il futuro sempre più incerto. Il problema delle case, il lavoro ridotto ulteriormente dopo la costruzione del muro che divide i due popoli, i salari – quando ci sono – che non permettono di vivere in condizioni dignitose: tutti questi fattori hanno portato nel corso di pochi anni a una drastica diminuzione della presenza cristiana in Terra Santa, dal 25% per cento del 1840 al 2% di oggi. Gli arabi cristiani che hanno scelto di rimanere in questi luoghi si scontrano ogni giorno con le difficoltà che l’incerta situazione politica e sociale mette loro davanti. Diversa è la condizione degli arabi israeliani rispetto a quelli palestinesi, diversa ancora è la vita tra gli arabi israeliani che vivono al Nord e quelli che vivono al Sud. Nei territori occupati la situazione è più difficile: dati alla mano, il potere di acquisto dei palestinesi è diminuito di circa il 65% e i loro salari sono la metà rispetto a due anni fa. Le condizioni sono comuni per molti aspetti a quelle dei musulmani, e dove c’è un muro a dividere sono spesso i problemi a unire gli animi. Nella zona di Betlemme le istituzioni cattoliche danno lavoro a circa un terzo della popolazione cristiana della regione.
 
Tuttavia un dipendente riceve in media tra i quattrocento e i mille euro mensili. Nonostante il salario generalmente basso, essere dipendente significa beneficiare dell’assicurazione sanitaria, garantita al solo 20% della popolazione. Ecco perché un grande aiuto è fornito ogni anno dalla colletta del Venerdì Santo, sostegno che la Chiesa non fa mai mancare ai cristiani di Terra Santa. n Israele il problema maggiore per i cristiani rimane l’alloggio: il costo esorbitante ha costretto la Custodia a intervenire per edificare nuove abitazioni. Spesso le case vengono letteralmente regalate alle famiglie che non hanno dove vivere, e che altrimenti sarebbero costrette ad andarsene. Questo fenomeno riguarda soprattutto Gerusalemme, dove i cristiani, chiusi nella morsa tra il giudaismo e l’islam, non vengono tutelati dallo Stato e la Chiesa locale diventa un punto di sostegno che altrove non troverebbero. L’esodo dei cristiani preoccupa anche il Nord, in Galilea, dove però la situazione è per certi aspetti profondamente diversa. A Cana, il paese dove Gesù fece il primo miracolo, nel 1940 i cristiani erano l’80%; oggi ne è rimasto solo l’11%. Eppure le condizioni non sono certo paragonabili a quelle della Città Santa: gli arabi locali sono più ricchi e ben integrati con la restante società ebraica.
 
Le grandi divisioni sembrano lontane, anche se rimangono incognite e difficoltà legate al futuro. Secondo recenti studi il 30% dei giovani vorrebbe abbandonare il Paese e i matrimoni delle giovani coppie cristiane si attestano in media a sei o sette l’anno. Questo è il risultato di un conflitto che ha lacerato un paese. Nessuno rimane escluso, e spesso anche le vicende più normali della vita devono scontrarsi con ostacoli inimmaginabili. Sono storie di una quotidianità desolante e per certi versi paradossale. Eppure è la quotidianità che i cristiani locali affrontano ogni giorno. Un popolo a volte triste, ma mai disperato.

 
di Andrea Avveduto
Avvenire, 8 luglio 2012