VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

CALENDARIO

Sabato 23 Settembre
settembre 2017
L M M G V S D
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930 

NEWS ACVV

Incontro verifica dell'estate
Lunedì sera, 25 settembre, a Cimavilla, la Presidenza diocesana si incontra con i capocampo e gli assistenti dell'estate 2017 per una condivisione e una verifica dei campiscuola appena conclusi.

Consiglio diocesano
Mercoledì 27 settembre, sempre a Cimavilla, alle 20.30, si riunisce il Consiglio diocesano.

Incontro unitario di inizio anno
Sabato 30 settembre, a Mareno di Piave, nel Centro culturale "Conti Agosti", l'Ac tutta si incontra per dare l'avvio al nuovo anno associativo. L'inizio è previsto per le 15.15, cui seguiranno la preghiera con il vescovo Corrado, l'accoglienza di don Andrea Dal Cin, nuovo assistente diocesano e l'intervento di Luca Bortoli, già consigliere nazionale del settore giovani sul tema: "Custodire la gioia del dono". Le conclusioni dei lavori alle 18.15.

Nuovo indirizzo email
Il nuovo indirizzo di posta elettronica dell'Azione Cattolica diocesana che è: "segreteria@acvittorioveneto.it". Sostituisce il precedente.

EVENTI

#AC150FuturoPresente Tempo Estate Eccezionale 2017 Toniolo 100 AC Vittorio Veneto on Facebook AC Vittorio Veneto on Twitter AC Vittorio Veneto on YouTube

NEWS ACI

VI Domenica del Tempo Ordinario

 
Dal Vangelo secondo Marco
Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!».
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».
Subito la lebbra scomparve ed egli guarì.
E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse:
«Guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro».
Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.
 
(Vangelo della VI Domenica del Tempo Ordinario, 12 febbraio 2012 – Anno B – Mc 1,40-45)

 

Lascia un commento:
cosa dice questo brano a Te, alla Tua quotidianità, alla Tua vita di giovane/adulto che crede?

 

 

  • By luigina, 7 febbraio 2012 ore:18:55

    Gesù è buono,si commuove e guarisce il lebbroso.Gesù è buono e tutti vogliono essere guariti e corrono da lui. Non vuole che se ne parli però, non è per le guarigioni che è venuto o perlomeno per le sole guarigioni fisiche. Quello che desidera è raccontare a tutti che Dio Suo Padre l’ha mandato come promesso per regalarci una vita nuova.
    Vorrei essere quel lebbroso, vorrei essere tra tutte quelle persone che accorrono per essere guarite e allora anch’io mi inginocchio e ti prego Signore : guariscimi,cambia la mia vita in modo sostanziale.
    Non posso,dopo averti incontrato,continuare a vivere nello stesso identico modo. Credo che ci sia anche per me la possibilità di una vita nuova grazie a Te e al Padre Nostro che Ti ha mandato.
    Se Tu lo vuoi anch’io posso guarire e imparare a vivere mettendo Te al centro della vita mia vita.

  • By Maria Gabriella Astolfo, 10 febbraio 2012 ore:23:19

    In questo brano del Vangelo mi colpisce soprattutto la gioia incontenibile del lebbroso guarito, che non riesce a tenere per sé quel fatto tanto importante per la sua vita. L’incontro con Gesù cambia la sua esistenza ed egli non può fare a meno di dirlo a tutti! Questo entusiasmo pieno di fede mi interroga: riesco anch’io a portare agli altri la gioia dell’Incontro, sia quello con il Signore che con le tante persone che Egli mi mette vicino ogni giorno? Non è sempre facile, ma ho potuto sperimentare che questa gioia può diventare ancora più grande e fare del bene quando è condivisa!
    Prego allora il Signore: Aiutami a non avere mai paura di portare agli altri la gioia che vivo, per essere una vera testimone del tuo Amore generoso!

  • By Francesca Tolin, 11 febbraio 2012 ore:18:04

    Vorrei ringraziarti Gesù per quel lebbroso che hai guarito.La tua compassione,la tua tenerezza e la tua misericordia verso lui e la sua malattia è davvero grande!Mi sto immaginando la scena mentre in ginocchio(crede nella tua persona e si affida a Te) ti supplica,ti parla:lui che a causa della sua malattia doveva vivere nella solitudine e non poteva parlare con nessuno!Tu,invece,gli hai dato la possibilità di parlare;di chiedere e alla fine lo hai toccato guarendolo,andando contro la legge del tempo sulle persone immonde.Gesù con quel gesto hai integrato il lebbroso nella convivenza fraterna, togliendolo dalla solitudine!Quanti insegnamenti ci doni attraverso la Tua Parola! Ti chiedo la forza e il coraggio di metterli in pratica.Il mio pensiero e la mia preghiera,oggi 11 febbraio,vanno a tutti gli ammalati:Gesù vi è vicino,trovate in Lui la gioia e il coraggio per testimoniare la vostra vita.

  • By Ferruccio, 11 febbraio 2012 ore:18:41

    Ai tempi di Gesù chi era ammalato di lebbra era costretto ad allontanarsi dalla città per vivere in luoghi segregati, lontani dal possibile contatto con gli uomini sani.
    La lebbra era pertanto la malattia peggiore che potesse capitare agli uomini. oltre alle menomazioni fisiche cui andavano incontro ,procuravano anche l’allontanamento dalla società.
    Gesù con la sua presenza rimette ordine al comune pensare di allora e alla domanda insistente guarisce la malattia corporale, quello che fa
    più rumore è la testimonianza del guarito che non smette di divulgare
    la grandezza di Gesù.
    La gioia del lebbroso per l’avvenuta guarigione,si tramuta in testimonianza tanto da passare oltre al severo comando del Signore.
    Credo che ,se la fede in Gesù si incarna in me in modo così radicale non ci potrà essere ne malattia ne peccato così grave da non essere perdonato, tanté la grandezza dell’amore del Padre per l’uomo sua creatura. Ciò che Lui mi domanda è un pizzico di umiltà per riconoscerlo signore della mia vita.

  • By emanuela baccichetto, 11 febbraio 2012 ore:20:04

    Per la seconda domenica consecutiva nel Vangelo c’è Gesù che guarisce chi è malato, e lo fa toccando con le proprie mani il corpo sofferente.
    Il contatto fisico ha un potenziale terapeutico. Esprime vicinanza, compassione, tenerezza, sostegno alla fragilità. Tutto questo è importante per lo spirito.
    Chi per professione tocca il corpo di un’altra persona, sa molto bene quanto questi gesti possano trasmettere empatia o rifiuto; di quanto un contatto possa sciogliere paure, facilitare dialoghi, ridare fiducia e dignità.
    Sguardo e mani sono per me molto importanti nel mio lavoro, e tante volte cerco di usarli come farebbe Gesù, perchè di fronte a certe paure e insicurezze anch’io sono disarmata e non so altro che dire la speranza con l’amore.

  • By Michele Nadal, 11 febbraio 2012 ore:22:16

    Non posso nemmeno pensare, come credente, di non “proclamare e divulgare” il mio incontro col Signore. Come credente, ci rimetterei molto della mia credibilità, se non raccontassi e testimoniassi il Vangelo, a parole, ma soprattutto con la mia vita. Devo però dire che non è cosa facile!
    Penso innanzitutto alla mia esperienza lavorativa: non posso certo dire di essere sempre stato un buon testimone al lavoro; non sono sempre capace di raccontare con le mie scelte, con i miei gesti, le mie parole il Vangelo. E lo stesso accade nella mia famiglia, con gli amici, nella mia parrocchia, dove per me dovrebbe essere più facile raccontare l’esperienza dell’incontro col Signore.
    Quello che però mi provoca, è l’entusiasmo con cui il lebbroso del Vangelo di questa domenica, racconta il suo incontro con Gesù. Certo un incontro che ne ha determinato la guarigione, che gli ha cambiato la vita, che non lo ha lasciato come prima, ma non è lo stesso per ognuno di noi?
    Anche la mia vita è stata cambiata dall’incontro col Signore. E di questo sono certo. Ma non posso dire di riuscire a raccontare il Signore con lo stesso entusiasmo del lebbroso. Questo racconta la fragilità e la pochezza della mia fede. Prego allora il Signore di aumentare la mia fede in Lui.

  • By diego grando, 12 febbraio 2012 ore:17:57

    Nel tempo dell’estetica delle cose che devono apparire belle mi fa pensare questo brano del lebbroso guarito. E’ consapevole che la sua è una malattia “seria”, profonda, non si vede solo brutto: sa di essere malato. In quel “se vuoi”, in ginocchio, sa riconoscere con semplice umiltà la forza, l’onnipotenza, e il suo aver bisogno di Gesù Cristo. Non basta un semplice medico, non basta un confidente, o uno che dice qualcosa di lui: serve uno che lo conosce nel profondo e in cui credere ad ogni costo. E l’attenzione che riesce a catalizzare raccontando questo miracolo, lo rende quasi un pubblicitario di fama dei nostri tempi, tanto che accorrono da lui da ogni parte. Mi guardo allo specchio…di certo non scorgo lebbra, ma riconosco i segni di questa mia vita e qualche cicatrice. E nello sguardo che è il riflesso del cuore, non manco di scoprire qualche malattia ben radicata…e con il lebbroso anch’io dico: Risanami Signore!

Lascia un commento