VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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NEWS ACVV

PRESIDENTE DIOCESANO
E' con gratitudine che accogliamo la comunicazione del Vescovo Corrado relativa alla nomina di Enrico Ioppo quale presidente diocesano di Azione Cattolica per il triennio 2020-23. Ringraziamo Enrico per la disponibilità data all'associazione, ci impegniamo a vivere nella corresponsabilità il servizio alla Chiesa e all'AC diocesana con generosità e dedizione. Buon lavoro e buon cammino a tutti noi! Emanuela con don Andrea.

IL NOSTRO IMPEGNO
E' in lavorazione il primo numero del 2020 de "Il Nostro Impegno", il giornalino dell'Ac diocesana arrivato al suo 54esimo anno. Conterrà nomi e volti dei nuovi responsabili parrocchiali, foraniali e diocesani per il triennio 2020-23. Sarà strumento indispensabile per il collegamento all'interno, e non solo, dell'associazione.

TEMPO ESTATE ECCEZIONALE
lentamente e con prudenza stiamo facendo i primi passi per ricostruire nelle nostre comunità e associazioni parrocchiali opportunità di incontro e confronto. Il Consiglio diocesano di Azione Cattolica ha valutato la possibilità di aprire Casa Cimacesta all'esperienza estiva dei campiscuola, parte fondamentale dei nostri cammini formativi per piccoli e grandi. E' con grande tristezza che sospendiamo la proposta di calendario estivo elaborata per i mesi di giugno e luglio. Siamo in attesa di condizioni e disposizioni più vicine alle potenzialità di uso degli spazi della casa, per prendere in considerazione una eventuale apertura a famiglie e giovani nella seconda parte dell'estate. Prossimamente riceverete altre comunicazioni da parte delle commissioni circa proposte per attività estive alternative e fattibili fin d'ora. Voi stessi siete chiamati ad usare la vostra fantasia e creatività per promuovere tutto quello di cui c'è bisogno per fare del tempo estivo un tempo eccezionale per vivere l'amicizia, la formazione, l'essere Chiesa a partire dalle nostre parrocchie.

EVENTI

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LA FEDE NEGATA

Pakistan, cristiani sotto assedio 2011, un anno terribile

 
Un altro “anno nero”, il 2011, per i cristiani del Pakistan. Nello stillicidio di minacce, sopraffazioni e violenze che interessano anche altre minoranze religiose nel grande Paese musulmano, gli effetti della cosiddetta “legge antiblasfemia” sono ancora una volta stati drammatici, arrivando a colpire anche i vertici della politica nazionale. Come il governatore della provincia del Punjab, il musulmano Salman Taseer assassinato a gennaio, e il Ministro federale per gli Affari delle minoranze, il cattolico Shabhaz Bhatti, vittima di un attentato a marzo.
Come conseguenza di un uso arbitrario e opportunista degli articoli 295b e 295c del Codice Penale, almeno 161 persone sono state incriminate lo scorso anno e nove uccise, magari dopo una assoluzione piena da parte dei tribunali con esecuzioni extragiudiziali in base ad accuse che secondo un avvocato musulmano, anonimo per motivi di sicurezza, citato dall’Agenzia Fides, «sono false nel 95% dei casi». Una situazione che chiama in causa il sistema giudiziario che prevede oggi un doppio “binario”, laico e islamico e di cui molti da tempo chiedono una riforma.
In un documento diffuso in questi giorni si evidenzia anche l’uccisione di 18 difensori dei diritti umani e di 16 giornalisti impegnati a denunciare i mali della società pachistana, tra cui spiccano corruzione e crescente radicalismo islamico. Al punto da far dire ai redattori del Rapporto preparato e diffuso dall’Asian Human Rights Commission (Ahrc), organizzazione che verifica la situazione dei diritti umani nel continente asiatico, che «il Pakistan ha fallito nel garantire il rispetto dei diritti umani della popolazione».
Al punto che una parte dei delitti imputabili alla legge antiblasfemia sono stati «compiuti da gruppi estremisti religiosi infiltrati nelle forze dell’ordine», nota la Commissione. «Lo Stato ha giocato un ruolo ambiguo per placare l’estremismo religioso ed è rimasto muto spettatore di tali omicidi», si sottolinea nel Rapporto di Ahrc. «Questa inettitudine del governo – prosegue il testo – ha favorito la conversione forzata all’islam di ragazze provenienti da gruppi religiosi minoritari: in totale, nel 2011, circa 1.800 ragazze indù e cristiane sono state costrette ad abiurare la fede d’origine con mezzi come il rapimento e lo stupro».
Nella sintesi annuale del suo lavoro, la Commissione ha anche incluso le centinaia di morti per “delitti d’onore”, l’aumento delle violenze settarie a Karachi (la maggiore città del Paese, dove i morti lo scorso anno sono stati 1.800) e nella provincia del Balochistan (dove le tensioni tra etnia Balochi e immigrati, oltre che la repressione governativa, sono stati causa di 225 morti e oltre 6.000 desaparecido).
 

 
Stefano Vecchia
Avvenire, 17 gennaio 2012