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Tempo Estate Eccezionale 2017
L'attività dell'estate dell'Ac continua incessante. Dal 30 agosto al 6 settembre, altri due campi, di bambini ACR dei Seiotto e ragazzi 14/15enni. Il Campanac, fine settima di formazione per gli educatori ACR, Giovani ed Adulti in vista del nuovo anno associativo, previsto dall'8 al 10 settembre, concluderà l'estate 2017.

Orario Ufficio diocesano
L'Ufficio diocesano dal 4 al 18 settembre sarà aperto a tempo parziale. Questi gli Orari: lunedì dalle 15 alle 18; mercoledì dalle 9 alle 12; venerdì dalle 11.30 alla 13.30. Fino a domenica 10 settembre ci si può rivolgere anche a Casa Cimacesta, tel. 0435/97013.

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Il nuovo indirizzo di posta elettronica dell'Azione Cattolica diocesana che è: "segreteria@acvittorioveneto.it". Sostituisce il precedente.

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NEWS ACI

Libertà religiosa e dignità dell’uomo,
una via stretta ma inderogabile

 
Denso di spunti il discorso di papa Benedetto XVI al corpo diplomatico presso la Santa Sede. Nel cuore del Santo Padre i poveri, i giovani e i cristiani perseguitati in diverse aree del mondo.
 
La crisi economica e finanziaria, la preoccupazione per i giovani, la libertà religiosa. Sono i temi che Benedetto XVI ha sviluppato nel suo recente discorso al Corpo diplomatico, 115 capi missione su un totale di 179 paesi con i quali la Santa Sede ha rapporti diplomatici. Un numero che si avvicina moltissimo a quello dei Paesi membri delle Nazioni Unite, un segnale, dunque, non indifferente di attenzione alle vicende che riguardano il mondo e, dall’altra, apprezzamento da parte dei singoli Stati del ruolo di guida, certo spirituale ma non solo, del Papa.
 
È in questa chiave – di attenzione alle vicende che toccano i popoli – che va letta la riflessione tenuta da Papa Benedetto nella Sala Regia del Palazzo Apostolico. Così il pensiero va subito al Sud Sudan, Paese sovrano dal luglio del 2011; «passo compiuto pacificamente» afferma il Papa, anche se «tensioni e scontri si sono succeduti in questi ultimi mesi». Di qui l’auspicio che «tutti uniscano i loro sforzi affinché per le popolazioni del Sudan e del Sud Sudan si apra un periodo di pace, di libertà e di sviluppo». Ma le violenze, le discriminazioni toccano tanti altri Paesi, e soprattutto vedono coinvolti i cristiani, come in Nigeria. I cambiamenti nel nord Africa e in Medio Oriente hanno visto i giovani, «che soffrono tra l’altro per la povertà e la disoccupazione», guidare una protesta che è diventata «un vasto movimento di rivendicazione di riforme e di partecipazione più attiva alla vita politica e sociale». Difficile ancora poter fare un bilancio; ma la «via adeguata» per continuare il cammino intrapreso, per Papa Benedetto passa per il riconoscimento «della dignità inalienabile di ogni persona umana e dei suoi diritti fondamentali». Ancora, il rispetto della persona deve essere «al centro delle istituzioni e delle leggi, deve condurre alla fine di ogni violenza e prevenire il rischio che la doverosa attenzione alle richieste dei cittadini e la necessaria solidarietà sociale si trasformino in semplici strumenti per conservare o conquistare il potere».
 
La costruzione di «società stabili e riconciliate, aliene da ogni ingiusta discriminazione, in particolare di ordine religioso» richiede che la comunità internazionale dialoghi con gli attori dei processi in atto e accompagni le iniziative di promozione del processo di pace, nel rispetto dei diritti di ogni parte. Di qui anche l’invito a trovare strumenti nuovi per fermare le violenze in Siria, in Terra Santa, in Iraq.
 
La via della pace è la via dei giovani, ricordava Giovanni Paolo II. Così Benedetto XVI dice i giovani «ci spronano a considerare seriamente le loro domande di verità, di giustizia e di pace». Giovani che proprio la crisi in loro ha creato disorientamento e frustrazione; la crisi, afferma il Papa, «può e deve essere uno sprone a riflettere sull’esistenza umana e sull’importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica». Questo momento di incertezza e di difficoltà colpisce in modo particolare i giovani, che «soffrono tra l’altro per la povertà e la disoccupazione e temono l’assenza di prospettive certe».
 
Nel ricordare il tema del messaggio per la Giornata della pace – “Educare i giovani alla giustizia e alla pace” – Papa Benedetto sottolinea che l’educazione «è un tema cruciale per ogni generazione, poiché da essa dipende tanto il sano sviluppo di ogni persona, quanto il futuro di tutta la società. Essa, perciò, costituisce un compito di primaria importanza in un tempo difficile e delicato». L’educazione ha bisogno di luoghi e uno di questi è la famiglia, afferma ancora il Papa, famiglia fondata sul matrimonio di un uomo con una donna: «questa non è una semplice convenzione sociale, bensì la cellula fondamentale di ogni società. Pertanto, le politiche lesive della famiglia minacciano la dignità umana e il futuro stesso dell’umanità». Occorre attuare, per il Papa, politiche formative affinché l’educazione scolastica sia accessibile a tutti e che, oltre a promuovere lo sviluppo cognitivo della persona, curi la crescita armonica della personalità, compresa la sua apertura al Trascendente.
 
L’attenzione all’educazione richiede anche che sia rispettata la libertà religiosa. Si tratta «del primo dei diritti umani, perché essa esprime la realtà più fondamentale della persona. Troppo spesso, per diversi motivi, tale diritto è ancora limitato o schernito». Ricorda il ministro pachistano Shahbaz Bhatti, ucciso il 2 marzo 2011 proprio per il suo impegno a favore delle minoranze e della libertà religiosa. Bhatti in una intervista affermava che «le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico».
 
Non un caso isolato l’uccisione del ministro pachistano. In non pochi Paesi, ricorda il Papa, «i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica; in altri subiscono attacchi violenti contro le loro chiese e le loro abitazioni. Talvolta, sono costretti ad abbandonare Paesi che essi hanno contribuito a edificare, a causa delle continue tensioni e di politiche che non di rado li relegano a spettatori secondari della vita nazionale. In altre parti del mondo, si riscontrano politiche volte ad emarginare il ruolo della religione nella vita sociale, come se essa fosse causa di intolleranza, piuttosto che contributo apprezzabile nell’educazione al rispetto della dignità umana, alla giustizia e alla pace». Il terrorismo motivato religiosamente ha mietuto anche l’anno scorso numerose vittime, soprattutto in Asia e in Africa, «ed è per questo», sottolinea Papa Benedetto, «come ho ricordato ad Assisi, che i leaders religiosi debbono ripetere con forza e fermezza che “questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione”. La religione non può essere usata come pretesto per accantonare le regole della giustizia e del diritto a vantaggio del “bene” che essa persegue».
 

 
Fabio Zavattaro
Roma, 13 gennaio 2012