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Tempo Estate Eccezionale 2017
L'attività dell'estate dell'Ac continua incessante per tutto il mese di agosto. Dal 6 al 13 del mese, più di 50 diciottenni condividono gli spazi di casa Cimacesta con gli adulti per un campo in contemporanea. Dopo l'Estiamo insieme previsto dal 13 al 16 agosto, giorni tranquilli di ferie per famiglie, riprendono i campiscuola: per Giovanissimi dal 16 al 23 agosto, per ragazzi di prima e seconda media in contemporanea con un altro gruppo Giovanissimi dal 23 al 30 agosto, poi altri due campi, di bambini ACR dei Sei/otto e ragazzi 14/15enni dal 30 agosto al 6 settembre. Il Campanac, fine settima di formazione per gli educatori ACR, Giovani ed Adulti in vista del nuovo anno associativo, previsto dall'8 al 10 settembre, concluderà l'estate 2017.

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Il nuovo indirizzo di posta elettronica dell'Azione Cattolica diocesana che è: "segreteria@acvittorioveneto.it". Sostituisce il precedente.

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NEWS ACI

SINODO DEI VESCOVI PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

Intervento di Franco Miano nella seduta plenaria serale

 
Sono grato al santo Padre per quest’eccezionale opportunità di prendere parte al Sinodo dei Vescovi come uditore e per le Sue parole dell’11 ottobre scorso sia nella Celebrazione del mattino per l’inizio dell’Anno della Fede sia la sera a conclusione della fiaccolata per i cinquanta anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II.
Nell’omelia del 7 ottobre scorso, il santo Padre ha affermato : “La Chiesa esiste per evangelizzare. Fedeli al comando del Signore Gesù Cristo, i suoi discepoli sono andati nel mondo intero per annunciare la Buona Notizia, fondando dappertutto le comunità cristiane”.
 
1.
In questo senso i laici sono chiamati a partecipare a tutta la missione della Chiesa, ”per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano” (Lumen Gentium 31). Il messaggio conciliare pone così la vocazione dei laici in una luce particolarmente significativa che esprime un senso vivo della corresponsabilità nella Chiesa locale e nella Chiesa universale capace di superare prospettive di semplici collaborazioni funzionali. Una vocazione che attiene all’ordine dell’essere prima che del fare.
La scoperta-riscoperta di questa vocazione, del senso profondo della partecipazione dei laici alla intera missione della Chiesa, appare uno dei compiti fondamentali che la nuova evangelizzazione ha di fronte a sé. Di qui la necessità di operare, attraverso le più diverse forme di impegno educativo, per rimettere, per tutti, in primo piano la dimensione vocazionale della vita, la promozione di una cultura vocazionale che sappia essere insieme cultura della responsabilità come risposta alla domanda del Signore per me, al Suo appello per la mia vita, e all’appello dei fratelli e insieme cultura delle finalità, capacità di tendere alle cose che contano.
Si tratta di un impegno decisivo a livello antropologico e morale, ma si tratta anche di crescere ciascuno nella capacità di testimonianza che deriva dal vivere pienamente la propria vocazione. La testimonianza diretta e vissuta di autentiche vocazioni laicali, così come di autentiche vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata, la testimonianza di sposi cristiani e genitori felici, di presbiteri contenti del proprio ministero, di religiosi capaci di gioia, il contatto con persone che compiono scelte vere e profonde è ciò che più può porre l’interrogativo sulla propria vocazione.
 
2.
La ricerca della propria vocazione ha bisogno dunque di un contesto relazionale adeguato. La nuova evangelizzazione richiede nuove capacità di relazione e di relazioni, volti che si lasciano interpellare da altri volti, piedi che hanno voglia di camminare, mani che stringono altre mani, un cuore aperto, una mente vigile e pronta, ha bisogno di persone che vogliono uscire da sé, persone che avvertono l’irresistibile desiderio di condividere il grande dono ricevuto, il dono dell’incontro con il Signore. Richiede persone che sanno raccontare, con la propria vita, le meraviglie di Dio. La nuova evangelizzazione ha bisogno di legami buoni, di legami di vita buona, bella, vera. Ecco allora che la dimensione intrinsecamente comunitaria della vita della Chiesa, che ha il suo fondamento nel grande dono della comunione, oggi chiede di essere sempre più valorizzata ai fini di un rinnovato annuncio del Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Ecco allora che, pur nella consapevolezza della pluralità di vie e di percorsi di cui è ricchissima la nostra vita ecclesiale, non possiamo non pensare alla parrocchia, luogo in cui si trovano le nostre case, abitano le nostre famiglie, si intrecciano le prime relazioni. La parrocchia rimane anche oggi la fontana del villaggio di cui parlava Giovanni XXIII, immagine ripresa da Giovanni Paolo II nella Christifideles laici 27, chiesa posta in mezzo alle case degli uomini, segno e strumento della vocazione di tutti alla comunione.
 
3.
Nella vita della parrocchia e al servizio di essa e, ancor prima al servizio della diocesi e del Vescovo, l’Azione Cattolica può rappresentare “una singolare forma di ministerialità laicale” in cui si attivano e si sviluppano adeguate dinamiche di relazione in senso ecclesiale, in cui ciascuno impara a capire che il grande dono della fede e tutti i doni ricevuti hanno una destinazione comunitaria. Non possiamo, cioè, accogliere un dono con la pretesa di tenerlo per noi, ma dobbiamo offrirlo alla vita della comunità, della società, del mondo: la bella notizia che abbiamo avuto, e di cui siamo divenuti responsabili, va comunicata e va messa a disposizione degli altri. Di questo atteggiamento è caratteristica la scelta dell’Azione Cattolica, la cui vocazione propria sta nel porsi a servizio dell’insieme, nell’essere laicato associato diocesano, nel poter esser laboratorio concreto per la nuova evangelizzazione nella realtà delle chiese particolari, intorno al Vescovo, dando prospettiva e attuazione agli orientamenti pastorali.
L’Azione Cattolica ha visto ridefinita la sua identità durante il Concilio Ecumenico Vaticano II con le quattro note descritte nell’Apostolica Actuositatem 20 – e poi riprese nella Christifideles laici 31. Ci sentiamo tra quei laici che “possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare più immediatamente con l’apostolato della Gerarchia – come si legge nella Lumen Gentium 33 – a somiglianza di quegli uomini e donne che aiutavano l’apostolo Paolo nell’evangelizzazione, faticando molto per il Signore (cfr. Fil 4,3; Rm 16,3 ss)”: alla luce di questo esigente patrimonio di vita della Chiesa che sempre si rinnova alla sequela di Cristo, offriamo la nostra disponibilità ai pastori delle nostre Chiese particolari a nome dei tanti fedeli laici che attendono proposte formative esigenti, relazioni personali intense che l’essere associazione aiuta a coltivare.
In particolare chiediamo ai nostri vescovi e sacerdoti che possano camminare con noi aiutandoci a mettere al centro della formazione il primato dello spirituale, la via e la meta della santità, sulla scia di tanti santi e beati compagni di strada che la chiesa ci dona (penso al beato Giuseppe Toniolo per fare solo l’ultimo riferimento) una formazione che renda ciascuno testimone e apostolo nei contesti della propria vita, mettendo a frutto doni e competenze, una formazione che renda capaci di dialogare con le culture, di esprimere la fede con la vita e con le parole: giovani adulti ragazzi famiglie, insegnanti studenti professionisti, lavoratori della terra, artisti, operatori della comunicazione…, tutti coinvolti e protagonisti, tutti corresponsabili nell’evangelizzazione e nella nuova evangelizzazione per favorire nelle persone che quotidianamente incontriamo “un nuovo incontro con il Signore, che solo riempie di significato profondo e di pace la nostra esistenza; per favorire la riscoperta della fede, sorgente di Grazia che porta gioia e speranza nella vita personale, familiare e sociale” (Benedetto XVI, omelia 7.10.12)

Roma, 17 ottobre 2012