VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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NEWS ACVV

Incontro con la Parola per ragazzi dai 14 ai 16 anni
Per aiutare i giovanissimi, ragazzi dai 14 ai 16 anni, che abitualmente fanno un percorso di gruppo, ad accostarsi alla preghiera, si sono pensati alcuni incontri che prevedono la presentazione della proposta, l'ascolto della Parola, un tempo di riflessione personale e la condivisione. Il terzo ed ultimo incontro in calendario è sabato 13 gennaio a Francenigo, dalle 15.15 alle 17.15.

Incontro di riflessione etica
Domenica 14 gennaio, dalle 9.30 alle 12.00, a Motta di Livenza, nel patronato don Bosco, si svolge il secondo incontro del percorso etico rivolto a giovani ed adulti. "Bene comune e centralità della persona. L'apporto della Dottrina Sociale della Chiesa, per una economia ... di valore" il tema della giornata che sarà approfondito da don Andrea Forest, delegato per la Pastorale Sociale e del lavoro.

Orchestriamo la Pace
Per parlare e costruire la pace attraverso il linguaggio della musica e dell'arte, l'Azione Cattolica organizza per sabato 20 gennaio, alle ore 20.30, nel teatro nuovo di Sarmede lo spettacolo Orchestriamo la Pace, partendo dai contenuti del messaggio sulla Pace di Papa Francesco. L'invito è rivolto a tutti i giovani e gli adulti! Ingresso libero.

EVENTI

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NEWS ACI

NOI, E LA GENERAZIONE DEL VATICANO II

Il primato di Dio che si fa vicino al suo popolo

 
​Per noi che, poco più che bambini, la sera dell’11 ottobre del 1962 ci siano sentiti raggiungere dalla “carezza del Papa”, è una grande emozione celebrare la festa dei 50 anni dall’apertura dell’evento conciliare.
 
Oggi il sentimento che prevale è quello della gratitudine, per la grazia di essere vissuti in una Chiesa che nel Concilio ha riscoperto la sua natura evangelica. Vi è una generazione che sa che cosa vuol dire andare in chiesa e partecipare alla Messa senza capire niente, perché vi si parlava una lingua che non era la nostra e faceva sentire estranei; che andava a catechismo, dove gli si chiedeva di ricordare a memoria delle formule quasi incomprensibili, da studiare così come si mandavano a memoria le tabelline.
 
Abbiamo apprezzato più di tutti i cambiamenti introdotti dal Concilio, quando abbiamo cominciato a sentire nella liturgia parole che comprendevamo e ci svelavano la bellezza di una Parola che era stata fino ad allora uno scrigno sigillato.
 
Vi è una generazione che si è entusiasmata per il Concilio perché ha potuto sperimentare e apprezzare i cambiamenti che esso ha comportato. Ci sono generazioni di giovani che non hanno avuto lo stesso attaccamento al Concilio e al suo spirito, perché non hanno conosciuto la Chiesa di prima: che ha educato dei santi ma, nel tempo, era diventata fuori tempo.
 
Chi è vissuto a cavallo di queste due stagioni può meglio apprezzare la novità del Concilio, essere geloso della sua spiritualità, sentire la responsabilità di mettere a frutto le prospettive, gli orientamenti, le scelte compiute in quegli anni. Soprattutto è geloso di custodirne lo spirito e di mettere a frutto, come si fa come un seme nascosto nella terra che deve germogliare e crescere, le acquisizioni più preziose: il primato di Dio che si fa vicino al suo popolo, che parla ad esso e che non smette di comunicare il suo amore, svelato nella Parola.
 
Il Concilio ha fatto crescere un nuovo senso di Chiesa, mistero e comunione, segno vivo dell’amore di Dio che si fa vicino e presente; e ha sollecitato forme nuove di partecipazione, di corresponsabilità, di coinvolgimento nel cammino ecclesiale. In questo clima è cresciuto il dialogo con il mondo, il desiderio di partecipare alle gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angosce di tutti, e dei più poveri in particolare. La comunità cristiana ha aperto le sue porte ai laici che hanno visto riconosciuto il loro desiderio di essere nella Chiesa protagonisti e non dipendenti; figli e non clienti.
 
Certo, siamo consapevoli del molto che resta non realizzato. Ma sarebbe ingenuo pensare che cambiamenti profondi come quelli prospettati dal Concilio potessero venire accolti senza resistenze e con rapida attuazione. Il Concilio non ha indicato qualche attività nuova da fare, ma ha aperto alle coscienze dei cristiani e delle comunità un modo nuovo di pensare se stessi: più evangelico, più aperto, più essenziale, radicato nel mistero di Dio e solidale con la storia umana. Solo un cambiamento profondo dell’animo, quotidiano e progressivo, consente di attuare il Concilio. Questo processo, in fondo, si chiama conversione.
 
Chi è stato contemporaneo di quella stagione ha la responsabilità di proporre ai più giovani non la nostalgia di un tempo concluso, ma la testimonianza di una Chiesa viva, in cammino, giovane e attuale, desiderosa di condividere con tutti gli ideali del Vangelo.
 
Celebrare questo anniversario con consapevolezza e gratitudine, insieme all’Anno della fede, è un modo per ripensare allo straordinario dono del Concilio e per assumerne, in una prospettiva attuale, gli orientamenti.

 
di Paola Bignardi
Avvenire, 11 ottobre 2012