VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Sono aperte le iscrizioni ai campi per i ragazzi e i giovani iscritti all'Azione Cattolica. Vi attendiamo, nel desiderio di accogliere al meglio ogni richiesta di partecipazione ai campi, perché questo è l'obiettivo del Tempo Estate Eccezionale!

A Susegana adorazione eucaristica nella notte del Giovedì santo
Anche quest’anno l’Azione Cattolica di Susegana e Crevada propone l’Adorazione Eucaristica notturna, dopo la Messa del giovedì Santo, 18 aprile, nella chiesa di Susegana, dalle ore 22 alle 7 del mattino successivo. Il tema “Dio chiama chi ama..." aiuterà ad approfondire diversi episodi del Vangelo, in particolare alcune chiamate fatte da Gesù. Spunti e riflessioni sono proposti dai giovani.

Si riapre Casa Cimacesta
Al via, nei weekend 25-26 maggio e 1-2 giugno a Cimacesta, gli interventi per riaprire la Casa dell’Azione Cattolica diocesana. Chiunque volesse rendersi disponibile lo comunichi in ufficio. tel 0438.940374 o e-mail: segreteria@acvittorioveneto.it. Grazie.

EVENTI

Festa Unitaria 2019 - Sapore di Sale Estate Eccezionale 2019 AC Vittorio Veneto on Facebook AC Vittorio Veneto on Twitter AC Vittorio Veneto on YouTube

Un ministro cristiano nell’Islam,
la scommessa democratica di Paul Bhatti

 
Paul Bhatti non si sente affatto un eroe. Eppure, da quando l’anno scorso ha preso il posto del fratello minore Shahbaz, politico cattolico pakistano e ministro per le minoranze ucciso in un attentato il 2 marzo 2011, sa che la sua vita è in pericolo. Cinquantacinque anni, Bhatti ha studiato all’università di Padova con una borsa di studio del Cuamm e faceva il medico nel trevigiano, fino a quando ha accettato l’incarico nel governo guidato dal presidente della Repubblica Asif Ali Zardari e dal primo ministro Yousaf Raza Gillani, con il ruolo di consigliere per l’Armonia nazionale e lo status di ministro federale. Le sue competenze comprendono la tutela dei diritti del minoranze religiose ed etniche: un ruolo delicato in una Repubblica islamica, potenza nucleare e secondo paese di fede musulmana per popolazione.
 
Dottor Bhatti, che rapporto ha con il Veneto, dove ha studiato e ha vissuto per diversi anni?
Sono arrivato a diciotto anni e sono praticamente cresciuto in Veneto. A Padova mi sono trovato subito molto bene e, anche se non sapevo la lingua, compagni e docenti dell’università mi hanno aiutato, sia durante la laurea che durante la specializzazione in chirurgia pediatrica. Non mi sono mai sentito discriminato o rifiutato, ma anzi sempre accolto e aiutato, anche dopo gli studi. Ho lavorato anche in Olanda e in Belgio e sono stato medico missionario in Pakistan: alla fine però ero tornato qui, dove avevo aperto uno studio come medico di base.
 
Lei all’inizio non aveva scelto la politica come professione: perché allora ha deciso di raccogliere l’eredità politica e morale di suo fratello?
Si può scegliere la politica come carriera – non era questo certamente il mio caso – oppure per perseguire il bene degli altri e combattere le ingiustizie: in questo modo diventa una forma di servizio verso gli altri. Quando sono andato in Pakistan dopo la morte di mio fratello ho visto passi in avanti fondamentali, soprattutto dal punto di vista del dialogo interreligioso. Tutti, in particolare i musulmani, ricordano mio fratello con stima, spesso anche con affetto e commozione. Quando ho visto i frutti dell’opera di Shahbaz ho deciso di provare a portarla avanti.
 
A distanza di più di un anno gli assassini di suo fratello sono ancora liberi: pensa che si arriverà mai alla verità sulla sua morte?
Si tratta di una realtà estremamente complessa e difficile: pensi che non sono stati ancora arrestati nemmeno gli assassini di Benazir Bhutto (ex primo ministro e moglie dell’attuale presidente della Repubblica Asif Ali Zardari, assassinata nel 2007, ndr). Al di là dei responsabili materiali il problema è l’intolleranza e il clima di odio nel paese. Shahbaz ormai è morto e non può tornare; vorrei certamente che si arrivasse alla verità, ma per me la priorità è innanzitutto continuare la sua opera a favore dei più deboli.
 
Suo fratello si batté contro la legge sulla blasfemia, di cui si è parlato molto a livello internazionale per i casi di Asia Bibi e, negli ultimi giorni, di Rimsha Masih, la bambina affetta da sindrome di Down accusata di aver stracciato un libro islamico. Secondo lei è possibile che si arrivi a una riforma di questa legge?
Vede, anche se riuscissimo a cambiare la legge questo attualmente servirebbe a poco: i fanatici si sentirebbero anzi legittimati a farsi giustizia da sé. Più importante è che le persone e i gruppi che creano questo clima di intolleranza vengano in qualche modo emarginati.
 
Come?
Innanzitutto tramite la lotta all’analfabetismo e alla povertà, i fattori che sono la base e il nutrimento dell’intolleranza. Bisogna poi creare sempre più occasioni di dialogo e di incontro tra i rappresentanti delle religioni. A questo riguardo presto organizzeremo una conferenza internazionale proprio in Pakistan, alla quale vogliamo che partecipino anche i rappresentanti dei paesi musulmani più importanti, come l’Indonesia, l’Egitto e l’Arabia Saudita. In tutto questo è essenziale il ruolo dell’Occidente, verso il quale c’è molto risentimento, e con il quale i cristiani purtroppo vengono spesso identificati.
 
Hanno fatto parlare anche le sue dichiarazioni critiche verso l’atteggiamento delle Ong e dei media, proprio riguardo il caso di Rimsha Masih…
Le mie critiche non riguardavano la grande maggioranza delle Ong, che anzi svolgono un lavoro essenziale nel nostro paese. Purtroppo qualcuna di esse, per cercare visibilità e magari anche finanziamenti, sembra voler speculare sui casi più clamorosi, come appunto quello di Rimsha. Faccio l’esempio: subito dopo aver appreso della vicenda ho passato tre giorni a raccogliere informazioni, contattare i soggetti coinvolti e dialogare con loro. In questo modo siamo riusciti a mettere in salvo la bambina e la sua famiglia; abbiamo inoltre nominato una commissione medica per verificare la sua età e la sua capacità mentale, visto che secondo la legge pakistana non dovrebbe nemmeno essere sottoposta a processo (Domani è attesa la prima sentenza sulla libertà della bambina da parte della Session Court di Islamabad, ndr). Quando sembrava che le cose finalmente si stessero chiarendo un’associazione, che fino ad allora non si era fatta sentire, ha rilanciato l’attenzione sulla vicenda, offrendo assistenza legale alla bambina e presentando a sostegno un documento con la firma falsa della madre. Un caso analogo è accaduto anche a Lahore qualche tempo fa. Atteggiamenti del genere, condotti sulla pelle della povera gente, mi indignano.
 
Qual è oggi la situazione delle minoranze nel suo paese?
Chiaramente difficile, ma sono ottimista. Da quando, dopo la morte di mio fratello, ho raccolto il suo incarico, ho cercato di moltiplicare le occasioni di incontro e di dialogo, coinvolgendo anche gli imam più tradizionalisti. Ho organizzato e partecipato a un quantità di conferenze e incontri; ho parlato nelle moschee e presto spero di farlo anche ai bambini delle scuole coraniche. Qualcosa sta cambiando, e credo che ne sia un esempio proprio il caso di Rimsha: le autorità si sono fatte immediatamente carico della questione, e tutti i giornali e anche diversi imam si sono pronunciati a favore della bambina. Anche l’opinione pubblica per una volta sembra rifiutare il fanatismo. Si tratta di segni che mi fanno molto sperare.
 
È paradossale per un cristiano rappresentare il governo di una repubblica islamica?
La cosa fondamentale è la crescita della democrazia nel paese.
 
L’immagine del Pakistan nei media internazionali non è sempre lusinghiera: una potenza nucleare, storicamente alleata con gli USA, una democrazia instabile e con una forte presenza del fondamentalismo islamico. Si tratta di un quadro veritiero?
Credo che si debba comprendere che se la situazione in Pakistan è questa, tale da preoccupare addirittura il mondo intero, parte della responsabilità è dell’Occidente. Già con l’indipendenza la Gran Bretagna lasciò volontariamente irrisolto il problema del Kashmir (la regione contesa tra Pakistan e India, ndr), e questo fin dall’inizio ha impedito che i rapporti tra i due stati potessero svilupparsi pacificamente. Con l’invasione sovietica dell’Afghanistan inoltre fu sempre l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, a finanziare i primi gruppi jihadisti, con lo scopo di bloccare l’avanzata del comunismo.
 
L’Occidente allora cosa dovrebbe fare?
Innanzitutto collaborare per una risoluzione della questione del Kashmir. In secondo luogo capire che oggi il Pakistan ha bisogno soprattutto di sviluppo economico e di programmi educativi. Oggi il livello di analfabetismo è ancora molto elevato; le scuole spesso non ci sono, quindi le famiglie sono spesso costrette a mandare i bambini nelle madrasse (le scuole religiose, ndr).
 
Quali sono oggi i rapporti tra il governo e i militari?
Dopo quattro anni e mezzo il governo sta completando il suo mandato: è la prima volta che questo accade nella storia del Pakistan. Sicuramente ci sono tante difficoltà e motivi di instabilità, ma è così che un paese cresce. Subito dopo l’indipendenza i colpi di stato hanno impedito al nostro paese di svilupparsi come una democrazia matura. Adesso per la prima volta un governo riesce ad arrivare a nuove elezioni, e di questo va dato merito anzitutto al presidente Zardari che, pur tra tante difficoltà, è riuscito in questi anni a mediare con l’esercito e con le varie forze politiche e sociali del paese.
 
Lei ha vissuto per anni in Italia. Qual è la situazione degli stranieri e delle minoranze – in particolare quella islamica – nel nostro paese? È giusto secondo lei chiedere agli altri paesi reciprocità per il rispetto dei diritti?
L’Italia è un paese accogliente, ma spesso la gestione dell’immigrazione è disorganizzata. Pensi che dopo tutti gli anni che vivo qui avrei ancora difficoltà, se lo volessi, a chiedere la cittadinanza! In quasi tutti gli altri paesi sarei già cittadino. Ci sono ancora le file davanti alle questure?
 
Sì. Forse ancora più lunghe.
Ecco. Credo che sia un errore marginalizzare chi è integrato nella società: da cittadino potrebbe contribuire di più al paese, mentre se lo si tiene ai margini si rischia di gettarlo nella frustrazione e nello scontento. Dopodiché credo che gli stranieri che vivono qui debbano essere i primi ad accettare e a rispettare le regole della società di cui sono ospiti.

 
di Daniele Mont d’Arpizio
29 agosto 2012
http://www.unipd.it/ilbo/

 


 

Una storia di religione e grandi migrazioni

 
Quando lo smembramento dell’impero britannico porta alla nascita del Pakistan e dell’India nel 1947, il “Paese dei puri” diventa la terra degli indiani di fede musulmana. Di fede indù sono invece la maggior parte degli abitanti dell’India. Ma le violenze, che accompagnarono la divisione del subcontinente indiano lungo linee religiose, costrinsero 17 milioni di persone a varcare i confini dei nuovi territori in entrambe le direzioni, dando vita alla più grande migrazione della storia umana.
 
E i 65 anni di indipendenza del Pakistan sembrano segnati da questo drammatico esordio. Problemi aperti nel Paese restano i rapporti con la vicina India e le violazioni dei diritti umani nei confronti delle minoranze e delle donne.
 
Dall’attentato delle Torri gemelle in poi, il Pakistan diventa l’avamposto della lotta degli Stati Uniti contro i talebani. Con il risultato di esasperare le tensioni interne, soprattutto nei confronti della minoranza cristiana (poco più dell’1% della popolazione). Ma neanche la condivisione della fede religiosa – alla base dell’utopia di uno dei padri fondatori del Paese, Mohammad Ali Jinnah – è in grado di fermare gli scontri tra sunniti e minoranza sciita (il 20% della popolazione), che negli ultimi 20 anni hanno provocato migliaia di morti. Un’instabilità legata anche al potere esercitato dai servizi segreti e dai militari, per più di 40 anni al governo del Paese.
 
 

 

Anno Associativo 2012-2013
Calendario degli incontri del Consiglio Diocesano

 

  • Lunedì 20 maggio 2013 (Cimavilla di Codognè, ore 20.30)
    (O.d.g.: confronto di verifica delle attività svolte durante l’anno partendo dal documento programmatico; varie ed eventuali)
  • Lunedì 15 aprile 2013 (Cimavilla di Codognè, ore 20.30)
    (data posticipata in maggio)
  • Lunedì 4 marzo 2013 (Cimavilla di Codognè, ore 20.30)
    (data annullata dopo inserimento nuova data a febbraio)
  • Venerdì 1 febbraio (Cimavilla di Codognè, ore 20.30 – Data aggiunta)
    (O.d.g.: Calendario campi; verifica progettuale di metà anno; varie ed eventuali)
  • Lunedì 19 novembre 2012 (Cimavilla di Codognè, ore 20.30)
    (O.d.g.: Approvazione del Bilancio 2011-2012; condivisione dello “stato di salute” di ciascuna forania con intervento da parte di ogni coordinatore foraniale; varie ed eventuali)
  • Martedì 19 settembre 2012 (Cimavilla di Codognè, ore 20.30)
    (O.d.g.: estate 2012; linee guida 2012-2013; approvazione quote associative per l’anno 2012-2013; cammino dei settori; calendario associativo; varie ed eventuali)

 

VI Assemblea generale del Forum internazionale di Azione cattolica

In Romania la festa della fede e della laicità

 
Si è conclusa il 26 agosto, a Iasi in Romania, la VI Assemblea ordinaria del FIAC. L’impegno conclusivo: estendere sempre più nel mondo il senso di corresponsabilità ecclesiale e sociale proprio dell’Ac. Il nuovo segretariato è composto da Argentina, Italia, Burundi, Romania e Spagna. Il messaggio del Papa all’assemblea: “Siate un laboratorio della solidarietà e della carità nella globalizzazione”
 
E’ stata un’assemblea, certo, con tanto di voti e scelte importanti. Ma è stata anche – forse soprattutto – una grande festa delle Ac di tutto il mondo, un ritrovarsi nella fede per condividerla ed esprimerla con lo stile proprio dell’Azione cattolica. Lo stile della santità, della corresponsabilità laicale e dell’attenzione costante al mondo, come ha sottolineato il Santo Padre Benedetto XVI nel bellissimo messaggio inviato alle delegazioni dei 35 Paesi membri del Fiac provenienti da quattro continenti.
 
Con queste semplici considerazioni è terminata a Iasi (Romania) la VI Assemblea generale del Forum internazionale di Azione cattolica sul tema “Laici di Azione cattolica: la corresponsabilità ecclesiale e sociale”. Al centro della riflessione il contributo dell’Azione cattolica alla nuova evangelizzazione nei 50 Paesi del mondo in cui è presente con una organizzazione già riconosciuta o in via di strutturazione.
 
L’Assemblea del Fiac – e qui siamo alla parte “formale” dell’assemblea – ha ammesso 2 nuovi paesi membri: Repubblica centroafricana e Congo Brazzaville. Ha proceduto, inoltre, all’elezione dei 5 paesi membri del Segretariato, l’organismo che per i prossimi 4 anni darà attuazione alle risoluzioni dell’Assemblea: conferma per Argentina, Burundi e Italia e nuova nomina per Romania e Spagna.
 
Siamo chiamati ad annunziare il Vangelo – ha affermato il cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo e presidente della fondazione Santi e beati di Ac, durante la celebrazione conclusiva nella cattedrale di Iasi – con nuovo ardore, con nuovi metodi e con nuove espressioni, per far conoscere agli uomini il Cristo, per farli incontrare con Lui e riscoprire la bellezza, il fascino e la novità sempre nuova del suo Vangelo”. E siamo chiamati, inoltre, ad annunziare il Vangelo “non da soli ma insieme a tutte le componenti della Chiesa, con la grazia della comunione che rende l’annunzio credibile e con la forza della compartecipazione e della corresponsabilità che lo rende attraente ed efficace, come lo fu nella prima comunità cristiana”.
 
E’ questa – ha concluso il cardinale già assistente generale dell’Azione cattolica italiana e del Fiac – la caratteristica più ecclesiale dell’Ac, nella quale i rapporti familiari tra laici e pastori, auspicati dal Concilio e ribaditi nel suo messaggio da Benedetto XVI per una maggiore efficacia della missione, hanno la garanzia di una lunga storia consolidata dall’esempio di laici e di pastori santi”.
 
Ad aprire i lavori erano stati, invece, Emilio Inzaurraga, coordinatore del Fiac e presidente dell’Ac argentina, e Sandro Calvani, direttore del Centro Asean sugli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu. “La nota costitutiva dei laici – ha sottolineato Inzaurraga – è vivere a fondo il nostro impegno secolare, con i rischi ma anche con la grazia che si riceve”. “Santificare il mondo da dentro, ordinando secondo Dio le cose temporali”, ha sintetizzato Inzaurraga ricordando il Concilio, altro tema dell’assemblea di Iasi in vista dell’approssimarsi del 50° dell’apertura dell’assise conciliare. Una vocazione e una missione “da maturare servendo gli esclusi”. Ciò che proponiamo, ha affermato il coordinatore del Fiac è “un’amicizia sociale” che è traduzione “della fraternità di essere figli di uno stesso Padre”. Non si tratta di “una proposta inconsistente” o di belle parole “politicamente corrette” ma proprio di “mettersi al servizio del bene comune superando i luoghi di conflitto”. La “coerenza con le proprie posizioni di fede” deve portare, per Inzaurraga – che in Argentina ha promosso con l’Ac la campagna “La povertà fa male. Costruiamo una nazione senza esclusi” e il programma “Vota, il tuo voto vale” – a “dire con fermezza che la nostra proposta è diversa dalla corruzione e che i corrotti sono complici di sequestri, tratta delle persone, traffico armi e droga” così come a “esprimerci definitivamente contro la violenza e a favore della pace”.
 
I problemi che abbiamo di fronte nel nostro tempo – gli ha fatto eco Sandro Calvani – non richiedono soluzioni magiche: l’uomo li ha causati e l’uomo può risolverli”. A patto che “l’opzione dei poveri sia considerata da tutti i laici il compito più urgente”. L’economia, ha affermato Calvani deve “servire le persone” e, se i governi sono “strumenti per il bene comune” tutte le persone devono “sentirsi responsabili verso questo obiettivo”. “Formare alla responsabilità civile in associazione – ha concluso il presidente dell’Azione cattolica italiana, Franco Miano – significa avere il senso cristiano della storia con la pazienza dei tempi lunghi, sapendo che il bene non si realizza mai del tutto”. La consapevolezza della parzialità del bene, infatti è “l’altra faccia dell’amore vivo e vero per il mondo”.
 
I resoconti dell’assemblea sono anche su:

 
La Presidenza e il Centro nazionale Ac hanno partecipato con una delegazione composta da: Franco Miano, presidente nazionale; mons. Domenico Sigalini, assistente generale e assistente ecclesiastico del Fiac; Paolo Trionfini, vicepresidente settore Adulti; Teresa Borrelli, responsabile Acr; Monica del Vecchio, consigliere settore Giovani; Michele Panajotti, amministratore nazionale; Luisella Siviero, promozione Ac; Chiara Finocchietti, rapporti internazionali. Presenti anche giovani delle diocesi di Roma e Fermo da tempo impegnati in un proficuo gemellaggio con la chiesa bulgara.

 
Sito AC Nazionale
28 Agosto 2012

 

SOLENNE CELEBRAZIONE
NEL 100° ANNIVERSARIO
DALLA NASCITA DI MONS. ALBINO LUCIANI
– GIOVANNI PAOLO I –

 

Domenica 14 ottobre 2012
alle 19:00, a Vittorio Veneto, in Cattedrale

(Presiede il vescovo Corrado)

 

2012-2013: Anno della Fede

CELEBRAZIONE D’INIZIO DELL’ANNO DELLA FEDE

 

Giovedì 11 ottobre 2012
alle 20:30, a Vittorio Veneto, Cattedrale

(Presiede il vescovo Corrado)

 

Inizio Anno Associativo 2012-2013

INCONTRO UNITARIO AC

 

“LA CHIESA BELLA DEL CONCILIO”

 

Memoria, tracce e riflessi a 50 anni

 
Ripartiamo dalla gioia che questa lunga estate ci ha donato nell’impegno, negli incontri e nel servizio a Cimacesta.
In quest’anno associativo ormai alle porte, tante sono le attenzioni da avere nel pensare ai nostri cammini e alle persone che incontreremo sulle strade che il Signore ci chiama a percorrere, e tanti sono i punti di riferimento da prendere in considerazione.
 
I cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II e i venti dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica, che costituiscono per la nostra associazione un’occasione preziosa per rinnovare l’impegno ad educare alla fede e per andare sempre più alle radici del nostro credere e del nostro essere cristiani.
 
L’indizione dell’Anno della Fede, che vuole essere un «invito a un’autentica conversione al Signore, unico Salvatore del mondo», un invito che richiede una risposta consapevole e autentica per accogliere il dono della fede e per imparare giorno dopo giorno a professare, con la nostra vita, l’appartenenza al Signore Gesù e alla sua Chiesa.
La lettera pastorale “Accresci in noi la fede” del vescovo Corrado insieme agli Orientamenti pastorali nati dal Convegno diocesano.
 
Ripartiamo quindi per un anno che sarà certamente ricco per la nostra vita personale, l’intera associazione, i nostri gruppi, i nostri sacerdoti e le nostre attività. Un anno che ci chiama in modo particolare ad accogliere e a vivere il dono della comunione, che nasce da un atteggiamento di fiducia nella Chiesa, a partire dalle nostre parrocchie che tanto abbiamo a cuore.
Ripartiamo … insieme, certi che Lui non farà mancare la sua compagnia, che vale la pena “stare dietro” al Signore, che questo nostro fare strada riserverà ad ogni passo la sorpresa e lo stupore di una storia vissuta, di un volto sorridente o segnato dalla fatica, di una fraternità nuova.
 
Vi aspettiamo numerosi
 

SABATO 29 SETTEMBRE 2012
Vittorio Veneto, Seminario Vescovile

 
Fiduciosi nel Signore per il cammino che ci attende e certi dell’impegno a coinvolgere fin da questa prima tappa gli aderenti che vi sono affidati nella responsabilità, vi salutiamo caramente.

 
Diego e don Luigino
con tutta la presidenza
Vittorio Veneto, 21 settembre 2012

 
 
PROGRAMMA

    15.10 Arrivi ed accoglienza.
     
    15.30 Preghiera; Saluto e introduzione ai lavori con il vescovo Corrado.
     
    16.15 Relazione del prof. Vittorio Rapetti, gia’ Consigliere nazionale di Ac e delegato regionale del Piemonte-Valle d’Aosta; Dibattito; Conclusioni.
     
    18.00 Nella cappella del Seminario: S. Messa di ringraziamento per il 25° di don Luigino Zago, assistente unitario. Al termine momento conviviale per un brindisi augurale tutti insieme.

 
 

Anno Pastorale 2012-2013

CELEBRAZIONE DIOCESANA D’INIZIO ANNO PASTORALE

 

Venerdì 14 settembre 2012
Vittorio Veneto, in Cattedrale

 

7ª Giornata per la salvaguardia del Creato

 

“EDUCARE ALLA CUSTODIA DEL CREATO
PER SANARE LE FERITE DELLA TERRA”

(2ª edizione)

 
Moriago della Battaglia, sabato 1° settembre 2012
 
IL PROGRAMMA:

    15.00: ritrovo all’Isola dei Morti.
    15.30: visita guidata storico–naturalistica.
    17.00: poesie poeti locali e corale di Barbisano.
    18.00: intervento Consorzio di tutela del Prosecco.
    18.30: liturgia della Parola presieduta dal Vescovo Corrado.

 
In collaborazione con: Pastorale Sociale e del Lavoro e AGESCI. Saranno presenti il poeta LUCIANO CECCHINEL e l’associazione umanitaria ZIKOMO con prodotti equosolidali.
 
 

Convegno nazionale degli Insegnanti di AC

 
Nel prossimo anno associativo, in cui gli Orientamenti triennali dell’Associazione ci hanno sollecitato a programmare diverse iniziative sull’impegno educativo che da sempre caratterizza l’Azione Cattolica, ci è sembrato maturo il tempo di organizzare l’incontro tanto atteso di chi nell’Ac si occupa di educazione per professione.
 
Il primo Convegno nazionale degli Insegnanti di Ac si terrà domenica 14 ottobre 2012 presso la Domus Pacis a Roma. Sono invitati a partecipare gli insegnanti di Ac; i dirigenti scolastici di Ac; docenti simpatizzanti con sensibilità affine all’Ac con cui si condividono scelte professionali significative; docenti che frequentano ambienti ecclesiali, non di Ac, che avrebbero piacere di vivere un momento di formazione e confronto. A tutti i docenti di Ac, chiediamo di informare il Presidente dell’associazione diocesana della propria adesione all’iniziativa nazionale, comunicando cortesemente il nominativo di eventuali colleghi coinvolti. Il Convegno intende riferirsi all’auspicio contenuto nel numero 46 degli OP: Educare alla vita buona del Vangelo: La scuola ha il compito di trasmettere il patrimonio culturale elaborato nel passato, aiutare a leggere il presente, far acquisire le competenze per costruire il futuro, concorrere, mediante lo studio e la formazione di una coscienza critica, alla formazione del cittadino e alla crescita del senso del bene comune. La forte domanda di conoscenze e di capacità professionali e i rapidi cambiamenti economici e produttivi inducono spesso a promuovere un sistema efficiente più nel dare istruzioni sul “come fare” che sul senso delle scelte di vita e sul “chi essere”.
 

Come Associazione attenta a tutta la persona, a quei valori umani perenni che discendono dalla visione evangelica della vita, ci proponiamo di dare il nostro contributo per una scuola a misura degli alunni, e specialmente attenta alle esigenze degli ultimi, dunque sempre rispettosa della dignità dei singoli. In tal modo vorremmo aiutare l’istituzione scolastica a porsi, insieme agli altri soggetti implicati in questo processo formativo, al servizio della persona, diventando sempre più comunità educante in dialogo aperto e, al tempo stesso, critico con la realtà circostante.
 
Durante questo primo Convegno, in particolare, ci confronteremo sulla figura dell’insegnante nel momento storico attuale, offrendo e condividendo spunti sulla bellezza e sul valore del suo impegno educativo. L’insegnante educa innanzitutto attraverso la professionalità, che lo rende credibile e degno di stima prima di tutto nelle sue competenze. Il primo compito del docente è insegnare: se lo fa bene, cioè con puntualità, competenza, precisione, organizzazione, imparzialità, trasmette valori. Inoltre, mentre, da un lato, il Convegno solleciterà ad aprirsi sempre più ad una concezione di educazione come sistema, come un insieme di “luoghi” (famiglia, scuola, parrocchia, associazioni ecc.) in relazione, ciascuno dei quali porta un contributo specifico all’obiettivo comune, che è la maturazione umana integrale del ragazzo e del giovane, dall’altro intende ribadire la necessità di riappropriarsi, come società civile, della consapevolezza della centralità educativa della scuola.
 
Per predisporre l’accoglienza dei partecipanti, sotto è sono riportate, una prima indicazione del programma, le note tecniche e la scheda di iscrizione per ogni docente, con preghiera che direttamente i docenti e i dirigenti interessati, oppure tramite i Presidenti diocesani dell’Azione Cattolica, ce la facciano pervenire entro il 2 ottobre 2012 al seguente indirizzo: iscrizioni@azionecattolica.it. Oppure rivolgersi all’Ufficio Diocesano di Vittorio Veneto.
 
 
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