VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

CALENDARIO

Domenica 19 Maggio
aprile 2012
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NEWS ACVV

ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Da lunedì 6 maggio sono aperte le iscrizioni ai campi per quanti, ragazzi, giovani ed adulti non iscritti all'Azione Cattolica, desiderano parteciparvi. Per info: Ufficio diocesano 0438/940374, sito www.acvittorioveneto.it.

Apertura di Casa Cimacesta
Casa Cimacesta, in vista dell'ormai vicino inizio dei campi scuola, ha bisogno di un accurato riordino delle villette e degli spazi esterni. Chiediamo di dedicare uno dei prossimi fine settimana a chi, conoscendo la realtà della Casa e condividendone lo scopo, desidera partecipare ai lavori di apertura, segnalando la propria disponibilità in Ufficio diocesano (0438/940374). La proposta potrebbe essere un'opportunità, per i gruppi 18enni e giovani, di condivisione di una giornata nel servizio. Questi i fine settimana: 25-26 maggio; 1-2 giugno; 8-9 giugno.

Incontro di spiritualità adulti e terza età
Terzo appuntamento di spiritualità in programma per sabato 25 maggio a Motta di Livenza, Basilica della Madonna dei Miracoli. Dopo l'accoglienza iniziale, alle 9.30 santa Messa cui seguirà la riflessione sul tema :"Di generazione in generazione... Maria madre della vita". Ci sarà poi uno spazio adeguato per le confessioni; le conclusioni intorno alle 12.15. Per iscrizioni ed informazioni: Ufficio diocesano AC 0438/940374.

Gli adultissimi incontrano Papa Francesco Anche un gruppo di adultissimi della nostra diocesi partecipa all'incontro con Papa Francesco mercoledì 29 maggio, in Piazza San Pietro. Il programma prevede poi la celebrazione della Santa Messa in Basilica con il cardinale Angelo Comastri, cui seguiranno le testimonianze di adulti, nonni e nipoti dell'Ac.

EVENTI

Festa Unitaria 2019 - Sapore di Sale Incontro Nazionale Adultissimi - Di Generazione In Generazione Estate Eccezionale 2019 AC Vittorio Veneto on Facebook AC Vittorio Veneto on Twitter AC Vittorio Veneto on YouTube

V Domenica di Pasqua

 
Dal Vangelo secondo Giovanni
«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
 
(Vangelo della V Domenica di Pasqua, 6 maggio 2012 – Anno B – Gv 15,1-8)

 

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  • Cosa dice questo brano ai ragazzi, giovani o adulti che incontro come responsabile o come fratelli nella fede?
  • E quali “fatti” di Vangelo, esperienze vissute, sono capaci di trasmettere il messaggio di questo brano?

 

Paul Bhatti al Convegno Nazionale delle Presidenze

«Toniolo come mio fratello testimone della fede»

 
Suo fratello, Shahbaz Bhatti, ucciso lo scorso anno, è un martire per la fede e la convivenza tra cristiani e musulmani in Pakistan. Ministro per le minoranze religiose del suo paese, di religione cristiana, Bhatti è stato assassinato con trenta colpi di pistola perché si stava battendo per la liberazione di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte da un tribunale pakistano per blasfemia.
 
All’epoca, Paul Bhatti era pediatra e lavorava a Treviso. Alla morte di suo fratello è stato richiamato nel suo Paese e oggi continua la sua opera all’interno del Governo locale. Però è ancora molto legato all’Italia e alla diocesi di Vittorio Veneto, la stessa di Toniolo.
 
L’intervento di Bhatti, che si esprime in un ottimo italiano, si è concentrato sul valore della testimonianza cristiana. “La realtà pakistana è molto diversa da quella del vostro paese e forse remota. Però ho risposto all’invito perché, nonostante abbiano vissuto in situazioni differenti, Giuseppe Toniolo e mio fratello Shahbaz hanno molto in comuna: la profonda fede cristiana, il concetto di società senza di discriminazioni e che rispetti l’uomo”.
Racconta ancora Bhatti: “Nel nostro Paese il 95 per cento della popolazione è musulmana. Le minoranze sopportano molti soprusi. Shahbaz credeva nella necessità di abbattere la discriminazione religiosa. Il nostro era un villaggio cattolico. Quando però mio fratello, a soli 14 anni, ha iniziato a uscire, si è reso conto di quante discriminazioni subissero i cristiani nel paese. Così ha iniziato uno sciopero della fame davanti al Parlamento, riuscendo così a far annullare un progetto di legge contro le minoranze”. Poi ha fondato un partito per la liberazione dei cristiani, ottenendo anche risultati importanti nelle sue battaglie contro la discriminazione. La vicenda di Asia Bibi, una povera donna accusata di blasfemia, lo ha coinvolto particolarmente. Addirittura ha accolto la sa famiglia quando lei è stata arrestata. Mio fratello ha dichiarato guerra aperta agli estremisti e così è stato ucciso.
 
Una testimonianza toccante quella di Bhatti, che ricorda: “Poco prima della morte di mio fratello, l’ho fatto venire in Italia e gli ho detto di non tornare più in Pakistan. Lui mi ha risposto che la sua vita era ormai tutta per gli altri e che non poteva lasciare il suo popolo senza un pastore. Per me la strada del Paradiso è in Pakistan”.
 
“Quando Shahbaz è morto, – dice ancora Bhatti commosso – mi ero ripromesso di non tornare più in Pakistan. Quando sono andato al suo funerale, però, ho visto una marea di gente emozionata, non solo cristiani ma anche musulmani. In quell’occasione, il presidente della Repubblica mi ha chiesto di continuare il progetto di mio fratello, perché lui aveva dato grande onore al paese. A quel punto avevo due possibilità: tornare in Italia e darla vinta agli estremisti islamici, oppure restare lì e proseguire l’opera di mio fratello”. Ad animarlo, una grande fede.
 
Dice Bhatti che a quel punto ha conosciuto un volto diverso di suo fratello in modo diverso: la semplicità con cui viveva, la profonda fede e la preghiera che lo animava, l’attenzione agli altri, a ogni altra persona.
 
Una testimonianza cristiana, cattolica. La sfida di Shahbat di portare dignità ai pakistani, soprattutto ai più poveri. E’ stato così forte e coraggioso in un paese che ha poco a che fare con l’Occidente.
 
Oggi cerchiamo di aggregare tutte le confessioni di fede in Pakistan, per capire come ridurre l’intolleranza che sta distruggendo il nostro paese. In un anno, sono stato a 20 congressi internazionali. Abbiamo creato centri di accoglienza, soprattutto per le donne abbandonate. E poi, diamo assistenza legale alle persone accusate di blasfemia.
 
“Giuseppe Toniolo, come mio fratello Shahbaz – conclude Bhatti – ci insegnano che per portare pace a questo mondo e dignità all’uomo bisogna seguire gli insegnamenti di Dio”.
 
Un caloroso applauso dell’assemblea chiude l’intervento di Bhatti, che ha dato davvero un respiro internazionale al convegno, aprendo le sfide della testimonianza cristiana al mondo intero.

 
di Ada Serra
AC Nazionale, 29 aprile 2012

 
 

Toniolo è beato!
La sua festa il 7 ottobre

 
Giuseppe Toniolo è finalmente beato! La proclamazione, attraverso la voce del cardinale Salvatore De Giorgi è arrivata alle 10.55, con questa formula: “Concediamo che il venerabile servo di Dio Giuseppe Toniolo, padre di famiglia, laico di Azione cattolica, sapiente educatore dei giovani nella ricerca della verità, testimone del regno di Dio nel campo della cultura, dell’economia e dell’economia ‘d’ora in poi sia chiamato beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno il 7 ottobre, giorno in cui è nato al cielo”.
 
E la basilica di San Paolo fuori le Mura vè esplosa in un applauso di gioia, ricco di emozione. L’economista di Pieve di Soligo, l’ideatore delle Settimane sociali e fondatore dell’Università Cattolica, il padre di famiglia è da oggi nella schiera dei beati riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa univesale. Le sue parole «Voglio farmi santo» assumono in questa giornata un significato tutto speciale, per la Chiesa tutta ma anche per l’Italia, che in un periodo di forte crisi economica vede la beatificazione di un economista, di uno che credeva in una economia dal volto umano.
 
Sono una decina i cardinali concelebranti, insieme al cardinale di Palermo Salvatore De Giorgi, che presiede la celebrazione. C’è il presidente della Cei Angelo Bagnasco e il cardinale emerito di Milano Dionigi Tettamanzi. Ci sono moltissimi vescovi, tra cui naturalmente l’assistente generale dell’Azione cattolica italiana monsignor Domenico Sigalini.
 
Ci sono anche autorità civili e personaggi del mondo della cultura, dal ministro della Salute Renato Balduzzi alla vicepresidente della Camera Rosi Bindi, dal senatore a vita Emilio Colombo a Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio. E poi altri parlamentari, da Buttiglione a Casini.
 
Un momento particolarmente emozionante della cerimonia di beatificazione, quello in cui Francesco Bortolini, il giovane di Pieve di Soligo, paese natale anche di Giuseppe Toniolo, depone le reliquie del nuovo beato accanto all’altare. “Sono molto emozionato” ci ha detto Francesco prima della celebrazione. “Se sono qui è grazie a Giuseppe Toniolo, mi sento solo di dirgli grazie!” ha aggiunto.

 
di Ada Serra
AC Nazionale, 29 aprile 2012

 
 

GIUSEPPE TONIOLO BEATO

Azione Cattolia, parte integrante del “progetto di vita”
e di santità, di Giuseppe Toniolo

 
Del “progetto di vita” e di santità di Giuseppe Toniolo era parte integrante l’Azione Cattolica, anello di congiunzione concreto tra vita di fede, vita famigliare, ed impegno per il “bene di tutti”.
L’esperienza associativa rimane, insieme alle altre dimensioni della sua vita e alle diverse sfaccettature del suo impegno, la testimonianza appassionata di un uomo che è in continua ricerca del rapporto personale con il Signore in ogni contesto della vita quotidiana.
 
In Toniolo tutto tende all’ azione, ma il suo diario spirituale ci fa conoscere il segreto: la sua vita incredibilmente operosa era tutta radicata nella vita interiore. Il filo conduttore è lo sforzo della costante adesione alla volontà di Dio, alla ricerca della quale pone tutto il suo sforzo di discernimento.
Toniolo ci ha insegnato come la sobrietà e l’essenzialità diventano segno della “vita buona” del Vangelo che sa confrontarsi in modo non scontato ma critico con le sfide dei tempi e le domande profonde che emergono dalla complessità del vivere quotidiano.
 
Dall’esperienza associativa nell’Azione Cattolica egli trae forza per un impegno sociale sempre animato da un’autentica passione per l’uomo, a partire dalle sue fragilità e dai bisogni dei poveri.
Anche oggi Toniolo non manca di indicare all’ Ac e allle altre realtà aggregative il senso più profondo del nostro cammino insieme “con l’uomo e per l’uomo”.
Prezioso l’esempio della sua ricerca della comunione e la costante cura dell’ecclesialità, espresse attraverso una fede continuamente vivificata nell’esperienza della comunità e capace, nel costante riferimento al Vangelo e al Magistero, di tradursi in un dialogo particolarmente attento alle giovani generazioni.
 
Vasto l’orizzonte che tra la dimensione privata e pubblica Toniolo ci schiude: è per noi occasione privilegiata di scoprire il mistero della vita di un laico cristiano che nella quotidiana esperienza familiare, professionale, sociale e politica “abita la terra e vive con fede”.
 
A lui chiedo d’intercedere perchè si rafforzi in ciascuno di noi e nelle nostre comunità civili ed ecclesiali quella Speranza che ha animato la sua vita rendendola feconda allora come oggi.
Nelle nostre famiglie, nella Chiesa, nel Paese in cui viviamo, nelle tante associazioni e aggregazioni l’ evento di grazia della Beatificazione di un “laico, sposo, padre, educatore, economista”, ci faccia riconoscere il dono di quanti camminano insieme e aiuti a fiorire ciò che, anche grazie al nostro servizio e alla nostra testimonianza, sta già germogliando.

 
di Diego Grando
L’Azione, 29 aprile 2012

 
 

IV Domenica di Pasqua

 
Dal Vangelo secondo Giovanni
Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore.
Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde;
egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore.
E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.
Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».
 
(Vangelo della IV Domenica di Pasqua, 29 aprile 2012 – Anno B – Gv 10,11-18)

 

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PERCORSO LA FEDE NELL’ARTE

“Dentro ogni cosa mostrare Dio”

 
“Arte significa: dentro ogni cosa mostrare Dio”(Herman Hesse)
 
Il connubio tra arte e fede si è sempre rivelato profondo e, per chi ne ha fruito, proficuo. L’arte consente allo spettatore non solo di “fare un’esperienza del bello” ma anche di vivere una sorta di “epifania” in cui il mistero della vita e della creazione, prima forma d’arte, si dischiudono e si svelano.
 
Il percorso diocesano dal titolo “La Fede nell’arte”, che l’Azione Cattolica offre quest’anno, si propone proprio di aiutarci a vivere queste “epifanie” attraverso la conoscenza del patrimonio artistico del nostro territorio. In particolare, in questo tempo di grazia per le nostre Chiese del Triveneto, segnato dal Convegno Ecclesiale di Aquileia 2, il percorso de “La Fede nell’arte” ci porta fuori dai confini diocesani.
 
Domenica 6 maggio infatti il percorso, che ha già visto svolgersi tre incontri sotto la guida della dottoressa Cristina Falsarella, si conclude con la visita di Aquileia, Barbana, Grado e, tempo permettendo, l’abbazia di Sesto al Reghena.
Ad accompagnare i visitatori ci sarà don Giorgio Maschio, arciprete di Portobuffolé e professore di patrologia..
Sarà davvero un’occasione di cui approfittare per crescere nella fede e nella capacità di testimoniarla, attingendo all’esempio e alla storia di chi ci ha preceduto nei secoli!

 
di Giulia Diletta Ongaro
L’Azione, 22 aprile 2012

 
 

L’esperienza dell’Unità Pastorale di Codognè

Gruppo adulti di AC

 
La scelta del Cammino Adulti di AC…
All’inizio dell’anno pastorale è sembrato del tutto naturale dare continuità al cammino degli adulti delle nostre comunità, unendo la proposta della Lectio curata da don Stefano ad un cammino formativo di gruppo. Noi responsabili adulti e i presidenti delle due associazioni parrocchiali di Codognè e Cimetta ci siamo fatti carico della cura dei momenti di gruppo. La proposta quindi mantiene viva l’unità di fondo del cammino degli adulti di AC e valorizza i momenti parrocchiali, foraniali e diocesani, come gli Esercizi del quotidiano.
 
Cosa viene proposto? Con che modalità?
Abbiamo scelto il lunedì come giorno in cui ritrovarci, alternando, come sede, le quattro parrocchie dell’Unità pastorale. Alla base della proposta il cammino dell’Azione Cattolica, a partire da quanto suggerito dalle guide. Il gruppo, formato da un numero che si aggira sempre intorno a 20, adulti e giovani adulti, ha la possibilità di confrontarsi alla luce della Parola. L’impegno è quello di rendere sempre più vivace e significativa la proposta, capace di interpellare la vita e di accogliere i giovani accompagnandoli nel delicato tempo di passaggio verso una più piena e definita maturità.
 
Perché il gruppo adulti?
Il gruppo è o dovrebbe essere primariamente esperienza di discernimento comunitario: nodo esistenziale, culturale, religioso, letto ed interpretato alla luce della Parola che è “lampada” per i passi incerti dell’uomo. Dentro l’esercizio virtuoso del discernimento, ognuno ricerca le risposte possibili alle domande fondanti per la sua vita.
 
Cosa vuol dire guidare un gruppo adulti?
Il cammino, pur complesso, richiede il tempo della pazienza e della perseveranza. L’impegno di noi responsabili ci pone di fronte a questa sfida che viene raccolta e affrontata con entusiasmo, anche da chi più giovane si ritrova all’interno di un gruppo di adulti più “navigati”, e in esso trova la possibilità di un confronto maturo per vivere in pienezza fede e vita. Insieme all’impegno a starci dentro, la responsabilità di guidare un gruppo adulti ci offre la possibilità di crescere davvero nel cammino fatto insieme, nella cura non facile della proposta che deve intercettare le domande, i desideri, i bisogni di tutti i componenti del gruppo.

 
di Michele Nadal
L’Azione, 22 aprile 2012

 
 

III Domenica di Pasqua

 
Dal Vangelo secondo Luca
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma.
Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho».
Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito;
egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».
Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse:
«Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno
e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni.
 
(Vangelo della III Domenica di Pasqua, 22 aprile 2012 – Anno B – Lc 24,35-48)

 

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Aquileia 2
 
CONVEGNO ECCLESIALE DEL TRIVENETO, AQUILEIA 2

Testimoniare Cristo sul territorio

 
Aquiliea 2: il secondo Convegno ecclesiale delle diocesi del Triveneto. Un itinerario di discernimento comunitario tra evangelizzazione, cultura e bene comune. Il commento di Marco Pio Bravo, delegato Ac per il Triveneto
 
Dal 13 al 15 aprile scorso fra Aquileia (Udine) e Grado (Gorizia) si è tenuto il secondo Convegno ecclesiale di Aquileia, che ha visto riuniti circa 500 rappresentanti delle Chiese della regione conciliare Triveneta, che comprende le diocesi dei territori del Veneto, del Trentino-Alto Adige e del Friuli – Venezia Giulia.
 
Ad oltre 20 anni dal primo convegno – celebrato nel 1990 – i Vescovi delle nostre diocesi hanno ritenuto importante rivivere l’esperienza, chiamando alcuni rappresentanti degli organismi diocesani di partecipazione a confrontarsi sulle esigenze, sulle caratteristiche e sui modi della testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo, con il proposito di consolidare i legami fra le nostre Chiese particolari ed individuare nuove strade di collaborazione.
 
Il cammino di preparazione al Convegno è durato due anni, nei quali le nostre Chiese hanno cercato di confrontarsi fra loro innanzitutto attraverso l’ascolto reciproco. Ad ogni diocesi è stato chiesto, infatti, nel primo anno di verificare il cammino fatto dal primo convegno di Aquileia ad oggi, cercando di discernere i segni che lo Spirito ha seminato in questo tempo ed individuando in essi ricchezze e fatiche, risorse e debolezze, acquisizioni e questioni aperte che interrogano il futuro, preparando un contributo scritto da mettere a disposizione delle altre diocesi. Nel secondo anno di preparazione le diocesi hanno cercato di mettersi in ascolto le une dei cammini delle altre, attraverso una lettura fatta con gli occhi della fede dei 17 contributi prodotti nel primo anno di cammino (uno per ogni diocesi, più uno della consulta triveneta delle aggregazioni laicali ed uno del coordinamento regionale dei religiosi e delle religiose del triveneto), concentrando l’attenzione attorno in particolare attorno a tre temi, che il comitato preparatore del convegno insieme con i Vescovi hanno ritenuto centrali per il confronto: l’evangelizzazione ed i suoi modi e strumenti nel mondo contemporaneo, il rapporto con la cultura, la promozione del bene comune. Anche in questo caso ogni diocesi ha preparato un proprio contributo da offrire alla riflessione di tutti. Ai 15 contributi diocesani si sono affiancati alcuni altri contributi (fra cui una lettera ai Vescovi del triveneto da parte del Consiglio regionale di Azione Cattolica, già segnalata e pubblicata su questo sito oltre un mese fa) che hanno arricchito il confronto ed offerto ulteriori strumenti ai lavori del convegno.
 
Fin qui la preparazione. Come forse avete capito, in tutta questa fase non c’è stato un tema “forte” che facesse da filo conduttore a questo convegno, proprio perché il proposito era quello di sollecitare il confronto e lo scambio di idee ed esperienze, per offrire ai nostri Vescovi spunti e suggestioni per il loro discernimento. Se questo ha favorito davvero una grande libertà nel confronto e nel dibattito, ha generato anche un certo qual senso di indeterminatezza sugli esiti del convegno.
 
Così siamo arrivati a Grado lo scorso 13 Aprile per iniziare i lavori, animati da un desiderio aperto e sincero di confronto ed arricchimento reciproco e con la curiosità di vedere come sarebbe andata l’esperienza, ciò che sarebbe accaduto e ciò che sarebbe emerso dai lavori, con la consapevolezza che il “successo” di Aquileia2 sarebbe dipeso prevalentemente dal dopo-convegno, cioè da quanto come diocesi saremo capaci di mettere in pratica quanto sarebbe emerso dal convegno.
 
Gli stati d’animo dei partecipanti all’inizio del convegno erano in verità anche molto diversi tra loro: si andava da chi partiva entusiasta e convinto della buona riuscita dell’esperienza, a chi partiva scettico sulla possibilità di esiti concreti, a chi ancora si metteva serenamente in ascolto del convegno con buona disponibilità d’animo, ma senza entusiasmi né scetticismi di sorta. C’era un po’ di tutto insomma…
 
Al termine dei due giorni di lavori che ci hanno visti coinvolti a Grado ed Aquileia, posso raccontare di aver vissuto un clima positivo e sereno, di confronto aperto, sincero ed appassionato fra i partecipanti, di un coinvolgimento positivo e significativo fra laici, religiosi, presbiteri e vescovi: mi sembra in altri termini che a Grado ed Aquileia si sia vissuto un momento forte di fraternità e di discernimento comunitario.
 
Il convegno ha prodotto una serie di tesi per ognuno dei tre grandi temi individuati (evangelizzazione, cultura e bene comune) che sono stati affidati ai nostri Vescovi, per proseguire nel compito di capire quali siano campi ed iniziative di collaborazione fra le nostre 15 diocesi.
 
La mia speranza personale è che Aquileia2 non resti un episodio, ma inizi una stagione di confronto, scambio e collaborazione tra le nostre 15 Chiese sempre più ampia e permanente, facendo comunione fra le nostre diversità, per poterci riconoscere sempre più come discepoli del Risorto e testimoniare coerentemente la fede che stiamo vivendo a questo tempo della nostra storia. Sono convinto che anche per le diocesi del Triveneto, “Questo è il tempo” per comprendere insieme la realtà, condividere e collaborare, per testimoniare il Signore Gesù: in un mondo che allarga sempre di più i suoi confini e che ridisegna sempre di più le distanze ed i territori, avvicinando fisicamente i lontani e talvolta allontanando i vicini, abbiamo bisogno di un cuore che è capace di amare allargandosi sempre di più nella comprensione della realtà e nella vicinanza amorosa ad essa nel nome del Risorto.

 
di Marco Pio Bravo, delegato AC per il Triveneto
Sito AC nazionale, mercoledì, 18 aprile 2012