VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

CALENDARIO

Domenica 19 Maggio

NEWS ACVV

ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Da lunedì 6 maggio sono aperte le iscrizioni ai campi per quanti, ragazzi, giovani ed adulti non iscritti all'Azione Cattolica, desiderano parteciparvi. Per info: Ufficio diocesano 0438/940374, sito www.acvittorioveneto.it.

Apertura di Casa Cimacesta
Casa Cimacesta, in vista dell'ormai vicino inizio dei campi scuola, ha bisogno di un accurato riordino delle villette e degli spazi esterni. Chiediamo di dedicare uno dei prossimi fine settimana a chi, conoscendo la realtà della Casa e condividendone lo scopo, desidera partecipare ai lavori di apertura, segnalando la propria disponibilità in Ufficio diocesano (0438/940374). La proposta potrebbe essere un'opportunità, per i gruppi 18enni e giovani, di condivisione di una giornata nel servizio. Questi i fine settimana: 25-26 maggio; 1-2 giugno; 8-9 giugno.

Incontro di spiritualità adulti e terza età
Terzo appuntamento di spiritualità in programma per sabato 25 maggio a Motta di Livenza, Basilica della Madonna dei Miracoli. Dopo l'accoglienza iniziale, alle 9.30 santa Messa cui seguirà la riflessione sul tema :"Di generazione in generazione... Maria madre della vita". Ci sarà poi uno spazio adeguato per le confessioni; le conclusioni intorno alle 12.15. Per iscrizioni ed informazioni: Ufficio diocesano AC 0438/940374.

Gli adultissimi incontrano Papa Francesco Anche un gruppo di adultissimi della nostra diocesi partecipa all'incontro con Papa Francesco mercoledì 29 maggio, in Piazza San Pietro. Il programma prevede poi la celebrazione della Santa Messa in Basilica con il cardinale Angelo Comastri, cui seguiranno le testimonianze di adulti, nonni e nipoti dell'Ac.

EVENTI

Festa Unitaria 2019 - Sapore di Sale Incontro Nazionale Adultissimi - Di Generazione In Generazione Estate Eccezionale 2019 AC Vittorio Veneto on Facebook AC Vittorio Veneto on Twitter AC Vittorio Veneto on YouTube

Aquileia 2

 

Convegno Ecclesiale delle Chiese del Triveneto

“AQUILEIA 2”

 
Dal 13 al 15 aprile 2012 avrà luogo ad Aquileia il secondo Convegno ecclesiale delle Chiese del Nordest, sul tema «In ascolto di ciò che lo Spirito dice alle Chiese del Nordest». Un evento che giunge a vent’anni dal primo grande convegno di Aquileia, tenutosi nel 1990.
Il cammino di preparazione ad «Aquileia 2» si è aperto ufficialmente domenica 7 novembre 2010, quando, in tutte le Chiese del Nordest, è stato letto il documento di convocazione all’importante appuntamento. Il percorso in vista di «Aquileia 2» è stato segnato in modo emblematico dalla visita del Santo Padre Benedetto XVI che ha toccato significativamente proprio Aquileia (7 maggio) e Venezia (8 maggio).
 
 


 
 
ARTICOLI:

 
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Domenica delle Palme (Dominica in Palmis)

 
Dal Vangelo secondo Marco
Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo.
Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo».
Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo.
Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato?
Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona;
i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre.
Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.
In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù.
Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo
e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, gia pronta; là preparate per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.
Venuta la sera, egli giunse con i Dodici.
Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà».
Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io?».
Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto.
Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Bene per quell’uomo se non fosse mai nato!».
Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».
Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.
E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti.
In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».
E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea».
Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò».
Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte».
Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.
Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego».
Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia.
Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».
Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora.
E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu».
Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola?
Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole.
Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.
Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori.
Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani.
Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta».
Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò.
Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono.
Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l’orecchio.
Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi.
Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!».
Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono.
Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono.
Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.
Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi.
Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco.
Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano.
Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi.
Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo:
«Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d’uomo».
Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde.
Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».
Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?».
Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni?
Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte.
Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano.
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote
e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù».
Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò.
E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli».
Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo».
Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo che voi dite».
Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.
Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato.
Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici».
I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse.
Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!».
Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato.
Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta.
Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio.
La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva.
Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?».
Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia.
Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba.
Pilato replicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?».
Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!».
Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!».
E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte.
Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo.
Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!».
E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui.
Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.
Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio,
e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere.
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.
E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei.
Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.
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I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni,
salva te stesso scendendo dalla croce!».
Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso!
Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio.
Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!».
Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce».
Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.
Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!».
C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di ioses, e Salome,
che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato,
Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù.
Pilato si meravigliò che fosse gia morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo.
Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.
Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro.
Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto.

 
(Vangelo della Domenica delle Palme, 1 aprile 2012 – Anno B – Mc 14,1-72.15,1-47)

 

Lascia un commento:

  • Cosa dice questo brano ai ragazzi, giovani o adulti che incontro come responsabile o come fratelli nella fede?
  • E quali “fatti” di Vangelo, esperienze vissute, sono capaci di trasmettere il messaggio di questo brano?

 

FESTA DEI GIOVANI DIOCESANA IN OCCASIONE DELLA GMG 2012

“Stand … UP!!!”

 
 


 
 
Siate Lieti” cari Giovani, ci esorta San Paolo, “Siate SEMPRE lieti”. Si tratta di una sfida alta che ci sembra possa colorarsi solo dei momenti di letizia, pensando che possano esserci momenti di non letizia!! In realtà la provocazione è quella di una nota di letizia che non ci deve abbandonare mai.
Letizia come gioia, gioia piena in noi giovani, come espressione più alta della nostra esistenza, come capacità di saper vivere una vita rifiutando la tristezza, senza escludere la sofferenza e il dolore.
Il dolore è l’esperienza immediata, concreta, fisica e spirituale della durezza dell’esistenza; la gioia è una condizione più profonda che va oltre la dimensione psicofisica, e ci porta a rinsaldare le nostre radici in Cristo. La gioia si esprime in un sorriso, in un comportamento benevolo e accogliente, in uno stato/emozione che non è possibile tenere per sé! Ti sei mai chiesto come esprimi la tua gioia, come racconti la tua letizia?
 

“Ti racconto di essere lieto …”
“… E Come?!
 
… Con la Musica
… Con la Danza
… Con la Parola
… Con il Gioco
… Con le Immagini
… Con le Emozioni
… Con il Silenzio”

 
Questi alcuni degli stand presenti ai quali sarà possibile partecipare iscrivendosi direttamente alla festa (le iscrizioni saranno dalle ore 18.00 alle ore 18.30)
Al momento dell’adesione verrà consegnata una card da conservare per l’accettazione allo stand.
Saranno presenti anche altri stand presso i quali poter raccogliere informazioni, materiali e curiosità sulle nostre associazioni e gruppi giovanili diocesani. Non mancherà lo stand “Buona Lettura”, dove poter gustare e acquistare dei buoni libri, nonché lo stand de L’Azione.
Sul sito diocesano “Diocesi di Vittorio Veneto” trovate il format per l’iscrizione!
Vi aspettiamo.

 
di Eleonora e Stefano
26 marzo 2012

 
 

Evangelizzazione, dialogo e bene comune

 
L’AC del Triveneto scrive ai Vescovi in vista di Aquileia 2
 
Dal 13 al 15 aprile si celebrerà ad Aquileia il secondo convegno ecclesiale delle Chiese del Triveneto, che ha preso avvio più di un anno fa.
È un convegno che vede profondamente coinvolte le 15 diocesi del Nord-est e che ha vissuto un momento fondamentale lo scorso maggio, quando papa Benedetto XVI è venuto a farci visita, invitandoci, tra l’altro, a «testimoniare l’amore di Dio anche con la promozione del “bene comune”» e ad «assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale».
Queste le premesse – strettamente collegate alla lettera che i vescovi avevano consegnato all’Azione Cattolica nel 1996, all’indomani del 1° convegno di Aquileia, nella quale vi è la conferma del riconoscimento e dell’incoraggiamento a coltivare il ministero laicale nella Chiesa – che ci hanno condotto, come Azione Cattolica del Triveneto, alla stesura di un contributo presentato ai vescovi e al comitato preparatore di Aquileia 2, nel quale abbiamo dato voce alla nostra riflessione in merito alle tematiche della seconda fase preparatoria del convegno.
Una nuova evangelizzazione del Nord-est, in dialogo con la cultura del nostro tempo, impegnati per il bene comune: queste i tre ambiti di lavoro, scaturiti dalla narrazione del vissuto ecclesiale delle 15 diocesi, primissimo risultato dei lavori in vista del convegno e dalle sollecitazioni del Papa. L’Azione Cattolica del Triveneto, attraverso un confronto capillare e una comunione di riflessioni, ha presentato il suo contributo tenendo come linee guida proprio questi tre ambiti. La lettera è il risultato di una forte condivisione, ha tenuto conto delle diverse presenze dell’associazione nel territorio e dei diversi vissuti, riconoscendo spunti e istanze comuni da presentare ai nostri Vescovi. «Siamo convinti dell’importanza fondamentale del “post Aquileia”, assumendoci tutti – magistero e laicato, comunità intere e singole persone, associazioni e movimenti – la responsabilità di dar seguito e di portare a maturazione i semi ora deposti nella terra del Triveneto e che ad aprile vedremo magari germogliare». Così si conclude la nostra lettera, che ci vuole presenti accanto ai nostri vescovi, accoglienti e aperti verso i frutti che nasceranno dal convegno, responsabili nel proseguire il cammino che prenderà vita ad Aquileia.

 
di Erika Buso
L’Azione, 25 marzo 2012

 
 

Corsivo

Un esplosione di Gioia

 
 


 
 
Oderzo, 31 Marzo 2012
FESTA DEI GIOVANI DIOCESANA IN OCCASIONE DELLA GMG 2012
 
Carissimi giovani è ormai alle porte la prossima Festa dei Giovani organizzata dalla Pastorale Giovanile e l’esplosione di gioia in arrivo sarà così grande da non poter essere contenuta nei nostri cuori, come neppure dalle mura del Collegio Brandolini (Oderzo), e dai confini della nostra Diocesi. Immaginiamo di guardare la Terra dall’alto, e accogliendo l’invito del Papa a celebrare la giornata mondiale della gioventù a livello diocesano, dal 31 Marzo al 1 Aprile 2012, lo spettacolo che si vedrebbe sarebbe quello di una esplosione di colori e di fuochi di gioia che danzano al ritmo della musica, della festa, della preghiera, del silenzio e dei canti. Fonte di questa gioia è l’amore del Padre che si manifesta nella sua sempre cara e fraterna vicinanza, resa concreta da coloro che ogni giorno sono al nostro fianco. Affinché la nostra gioia sia piena siamo chiamati a restare uniti a Lui nel profondo, a vivere il suo amore nel mondo condividendolo con gli altri, i nostri amici e tutti i giovani della nostra diocesi. Per questo giunga a te il più allegro e festoso invito ad unirti a questa GIOIA, qualunque sia la tua ideologia, il tuo pensiero, la tua squadra, il tuo gruppo, la tua associazione di appartenenza, importante che tu sia GIOVANE (14-30 anni).
Ti sei mai chiesto: qual’è stata la gioia più bella che ho provato nella mia vita? Se si tratta anche solo di un attimo, vivila, raccontala, contamina chi ti sta accanto e magari a denti stretti non farla morire!!
Godi, o giovane, nella tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù” (Qoèlet 11, 9-12, 1a) affinché la tua gioia, espressione della tua vita, possa crescere sempre di più anche grazie alla condivisione. “Siate sempre lieti nel Signore” (Fil. 4,4) per vivere con letizia e raccontare la gioia di una vita che sgorga dall’Amore!! Ti aspettiamo!!
 
Nel rinnovare l’invito, ricordiamo a tutti di compilare il format online. A tutti gli educatori dei gruppi giovani di Azione Cattolica chiediamo di farsi portavoce e capogruppo per tutti i loro animati e di comunicare quanto prima la loro presenza.

 
di Eleonora Salamon
L’Azione, 25 marzo 2012

 
 

VERSO “AQUILEIA 2”

AC Triveneto, una lettera ai vescovi

 
Pubblichiamo il contributo che il Consiglio regionale di Azione cattolica del Triveneto ha inviato ai vescovi in vista del convegno delle Chiese del NordEst che si terrà ad Aquileia e Grado dal 13 al 15 aprile prossimi.
 
 

Premio Bachelet I° Edizione (Bando 2012)

 
La Fondazione “Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici V. Bachelet” dell’Azione Cattolica Italiana bandisce la prima edizione del Premio “Vittorio Bachelet per tesi di laurea sullo sviluppo e la riforma delle istituzioni democratiche, la partecipazione e la cittadinanza attiva”. Per favorire e sostenere la ricerca in ambito socio-politico.
 
Nel bando allegato sono indicati i requisiti e le modalità di partecipazione.
Il bando è scaricabile anche dal sito http://www2.azionecattolica.it/
 
 


 
DOWNLOAD:

 
 

5 x 1000
 

Esprimi la tua scelta. Firma nel riquadro destinato al volontariato e scrivi il codice fiscale 96306220581.
 
Non ti costa neanche un centesimo ma per l’Ac significa tanto, è un aiuto molto concreto che la sospinge verso la realizzazione di quei progetti che anche tu condividi.
 
Trovi sul sito una spiegazione degli obiettivi per il prossimo periodo
http://www.editriceave.it/catalogo/lancio/115/
 
Trovi anche la locandina con gli stickers da staccare come promemoria del codice fiscale
 
http://www.editriceave.it/contenuti/materiali_utili/locandina5X1000_2.pdf;
puoi stamparla e affiggerla in parrocchia, nella saletta delle riunioni, in centro diocesano.
 
Destina il 5×1000 all’Ac. È la tua associazione, sostienila.
 
 

GIUSEPPE TONIOLO

Laico del quotidiano

Attualità di un ”uomo di sintesi” che sarà proclamato Beato il 29 aprile

 
Il prossimo 29 aprile, a 50 anni dall’apertura del Concilio, il Venerabile Giuseppe Toniolo (1845 – 1918) sarà proclamato Beato nella Basilica romana di San Paolo fuori le mura. Rappresentante del Papa sarà il card. Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo e già assistente generale dell’Azione Cattolica italiana. Giovanna Pasqualin Traversa, per il Sir, ha chiesto al presidente nazionale di Ac, Franco Miano, di delineare la figura di Toniolo e di spiegarne l’attualità.
 
Marito, padre, uomo d’intensa spiritualità, docente, economista insigne, ispiratore delle Settimane Sociali… Qual è il tratto specifico della sua santità?
“Toniolo è il santo di una vita quotidiana vissuta in pienezza, laddove il riferimento alla vita quotidiana non dice solo la normalità del vivere assunta in pieno nelle sue mille sfaccettature, ma anche la tensione a trasformare la vita quotidiana. Un impegno a starvi dentro cambiando e per cambiare; un’esistenza vissuta concretamente ma sapendo rileggere il quotidiano alla luce dell’eterno. In questo senso Toniolo costituisce un modello di santità per tutta l’associazione ma anche per ogni uomo e donna del nostro tempo”.
 
Dunque la straordinaria capacità d’intrecciare fede e vita, preghiera e azione, che si rispecchia anche nei quattro “pilastri” della sua regola di vita…
“Sì, è stato anzitutto un uomo di sintesi. La sua capacità di coniugare i diversi ordini della vita riportandoli a una sintesi, per quanto provvisoria, significa vivere quell’esercizio fondamentale che appartiene alla vocazione e alla missione dei laici che non scelgono di separarsi dal tempo in cui sono immersi ma di comporne le dimensioni”.
 
Un periodo storico non facile il suo, soprattutto per il rapporto Chiesa-Stato all’indomani della presa di Roma, tuttavia Toniolo si pone come uomo di speranza…
“Ha vissuto concretamente l’attenzione della Chiesa per i più poveri. Talvolta l’elemento del docente o della persona impegnata in ambito politico rischia di non porre in adeguato risalto l’aspetto altrettanto decisivo di una vita spirituale che sa farsi attenzione agli altri, alle loro situazioni, in particolare le più difficili, accendendo in loro una luce di speranza. Anche questo ‘farsi prossimo’ è elemento essenziale della vocazione del laico”.
 
Professor Miano, lei è docente universitario. Che cosa le dicono oggi le definizioni di “sacro deposito” e di “amici” da “guidare sulle vie del Signore” che Toniolo dava dei suoi studenti?
“Espressioni bellissime che sottolineano anzitutto il rispetto pieno per delle vite di giovani che ci vengono affidate; il deposito è ‘sacro’ perché è sacra la persona. L’elemento dell’amicizia esprime il fattore essenziale di un impegno educativo che è – pur nel rispetto dei ruoli – anzitutto relazione e dialogo; un rapporto con persone che mi stano a cuore. Nell’autentica relazione nasce inoltre l’opportunità della testimonianza, e quindi anche della testimonianza della propria fede perché nella relazione si entra con tutto il proprio essere, con tutti se stessi, e la carica testimoniale della fede ha per sua natura carattere diffusivo. Tre aspetti ancora profondamente attuali e che fanno di Toniolo un grande riferimento anche per la mia professione di docente universitario”.
 
Nel 1873, solo ventottenne, andando controcorrente rispetto al pensiero già allora dominante, afferma il primato dell’etica sull’economia…
“Oggi, di fronte all’attuale capitalismo finanziario senza regole, l’importanza di restituire all’etica il primato sull’economia appare un messaggio ancora più attuale. Non si può accettare un’economia fine a se stessa; oggi in particolare essa sembra avere smarrito il suo fine primario e riferimento ineludibile: la centralità della persona e del bene comune. In senso più ampio la testimonianza di Toniolo è un richiamo per la società odierna a ridare un’anima all’economia, ma anche alla cultura, alla politica e a tutto il vivere sociale”.
 
È azzardato affermare che Toniolo ha in qualche modo “anticipato” nella sua persona la visione della concezione laicale espressa dal Concilio?
“Nella misura in cui il termine ‘anticipazione’ ha un profilo di carattere ideale e non storico in senso stretto, sono in lui riscontrabili diversi fattori di anticipazione. Anzitutto l’immagine complessiva del laico che ci consegna. Pur essendo piena espressione del suo tempo, la sua figura è grande perché lancia un messaggio che va al di là di ogni confine temporale facendo intravedere le grandi potenzialità del ruolo dei laici nella vita della Chiesa e della società. Potenzialità fatte trasparire in modo vissuto proprio dal suo essere figura a tutto tondo che ha saputo fare sintesi tra umano e spirituale”.
 
Gli altri fattori?
“Anche la famiglia e l’amore per i figli, cuore della sua vocazione educativa, rappresentano un dato significativo. Infine l’aspetto comunitario. Toniolo ha vissuto la propria esperienza in un contesto ecclesiale e associativo e, per un breve periodo, ha guidato l’Azione Cattolica del tempo. Dell’Ac incarna i tratti più caratteristici: l’amore e la comunione con la Chiesa, l’impegno educativo, l’attenzione alle persone e al territorio. Oggi c’è soprattutto bisogno di santità, e nel celebrare i 50 anni dall’apertura del Concilio non possiamo non richiamare la chiamata universale alla santità di cui Toniolo, pur con le peculiarità del suo tempo, è in qualche modo un ‘anticipatore’ e un interprete”.

 
S.I.R., 21 Marzo 2012