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Il Vangelo del giorno

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Campi estate 2019
Per presentare il calendario dell'estate 2019 e le modalità di iscrizione, i responsabili parrocchiali sono invitati ad un incontro venerdì 8 marzo, alle 20.30, a Cimavilla, nei locali della parrocchia.

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“Volete la pace?”

 
 
Volete la pace? Ebbene: «Quando vi sarà pace nel Pakistan, tutto ciò porterà pace anche nel resto del mondo». Paul Bhatti lotta una battaglia umanamente disperata. Nel suo paese molti non-mussulmani restano fortemente discriminati, persone continuano ad essere ingiustamente condannate in nome di Dio (grazie alla legge sulla blasfemia), un gran numero di organizzazioni terroristiche hanno nel Pakistan il loro punto di riferimento, gli estremisti islamici non cessano di eliminare persone scomode che vogliono cambiare il paese, e uno dei loro ultimi obbiettivi, il fratello Shabbaz Bhatti, era una vera e propria speranza per tutte le minoranze religiose e per tutti quelli che sognavano un futuro di pace.
Solo la fede può vedere una speranza in tutto questo. Una fede ricevuta in famiglia da genitori che, appena colpiti dalla perdita di un figlio incoraggiano Paul a non aver paura di continuare la strada tracciata dal fratello. La fede dei testimoni veri, che non cede di fronte a minacce o attentati, che spinge un uomo a lasciare la sua amata professione (medico), un luogo sicuro (l’Italia), un posto di prestigio, per andare a vivere in una casa blindata con una scorta di cinquanta soldati. In Pakistan solo questa fede spinge un uomo a diventare ministro per l’armonia nazionale (ovviamente va sottinteso: armonia tra islam e minoranze religiose).
Fede, certo, che da sola non basta a risolvere i problemi ma senza la quale, spesso non riusciamo a vedere alcuna soluzione. Il ministro infatti ci parla di suo fratello Shabbaz, il quale lottando fin da ragazzo, sopportando minacce e grandi sacrifici ha fondato l’A.P.M.A. (All Pakistan Minorities Alliance) la più importante associazione pakistana a sostegno delle minoranze religiose, ed ha salvato col suo coraggio innumerevoli vite. Ci parla dei tanti aiuti ed incoraggiamenti ricevuti dall’estero, dei passi fatti nel dialogo interreligioso, di un consiglio da lui voluto al quale vengono sottoposti i casi di blasfemia e che molte volte ha evitato la condanna a morte. Ci parla di molti “fratelli mussulmani” rimasti sorpresi dall’A.P.M.A di Shabbaz, che ha aiutato tantissimi poveri e bisognosi senza tener conto del loro credo.
A noi che spesso non vogliamo mostrarci cristiani per paura del giudizio e dell’opinione degli altri, i fratelli Bhatti testimoniano questo: non restare rinchiuso nel lamento, non scappare dalle difficoltà, abitare e lottare in questa terra che ci è stata affidata, immersa nella guerra, e vivere con fede vedendo proprio in questa terra un potenziale esempio di dialogo e di pace per tutto il mondo.
«Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo». (Testamento di Shabbaz Bhatti)
 

 
di Mauro Polesello
29 settembre 2011