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Tempo Estate Eccezionale 2017
L'attività dell'estate dell'Ac continua incessante per tutto il mese di agosto. Dal 6 al 13 del mese, più di 50 diciottenni condividono gli spazi di casa Cimacesta con gli adulti per un campo in contemporanea. Dopo l'Estiamo insieme previsto dal 13 al 16 agosto, giorni tranquilli di ferie per famiglie, riprendono i campiscuola: per Giovanissimi dal 16 al 23 agosto, per ragazzi di prima e seconda media in contemporanea con un altro gruppo Giovanissimi dal 23 al 30 agosto, poi altri due campi, di bambini ACR dei Sei/otto e ragazzi 14/15enni dal 30 agosto al 6 settembre. Il Campanac, fine settima di formazione per gli educatori ACR, Giovani ed Adulti in vista del nuovo anno associativo, previsto dall'8 al 10 settembre, concluderà l'estate 2017.

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L'Ufficio diocesano chiude per ferie da lunedì 7 agosto a lunedì 14 agosto. Per ogni comunicazione rivolgersi a Casa Cimacesta, tel. 0435/97013.

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NEWS ACI


VIII SETTIMANA SOCIALE

7, 9, 11 febbraio 2011

 

1861-2011: 150 anni dell’Unità d’Italia
Un cammino ancora da completare


 
TERZA SCHEDA
 

Unità d’Italia e “questione meridionale”
Il magistero della Chiesa e il compito dei cattolici


 
A sviluppare il tema della terza serata della VIII Settimana sociale della Diocesi di Vittorio Veneto sarà mons. Mariano Crociata, segretario della Conferenza Episcopale Italiana; l’incontro si terrà a Conegliano, venerdì 11 febbraio 2011.
 
Unità d’Italia e Meridione
Si iniziò ad usare la definizione “questione meridionale” a partire dagli anni ’70 del 1800; il deputato che la coniò intendeva riferirsi alla situazione economica disastrosa in cui versava il Sud d’Italia a seguito dell’unificazione italiana.
Il collegamento Unità d’Italia – Questione meridionale è indiscutibile, anche se la questione storiografica non è pacifica sotto ogni aspetto; i pareri discordano quando si descrive la reale situazione economica del Regno delle Due Sicilie al momento dell’annessione al Regno di Sardegna: all’interpretazione storica secondo la quale un forte divario nord-sud va collegato ad eredità preunitarie (assenza totale, nel Mezzogiorno d’Italia, di un modello almeno incipiente di sviluppo capitalistico in agricoltura, persistenza del latifondo, rapporti sociali arretrati di origine feudale) viene opposta quella secondo cui al momento dell’annessione nessun reale divario economico e industriale esisteva fra le due aree del Paese.
La questione, tutt’altro che marginale e ininfluente rispetto ai dibattiti che si accendono in quest’anno di celebrazioni giubilari dell’Unità, evidenzia, a seconda dei diversi punti di vista, un peso gravoso assunto dal nuovo Stato con l’annessione delle Regioni Meridionali oppure una responsabilità diretta della nuova realtà politica rispetto all’avvio e al progressivo aggravamento di un disagio economico che si trascina fino ad oggi ed è motivo di diagnosi contrapposte e litigiose (accentramento amministrativo e piemontesizzazione del Paese, incameramento dell’attivo di bilancio del Regno delle Due Sicilie nelle casse dello Stato italiano, inasprimento delle imposte, coscrizione obbligatoria, tariffe doganali protezionistiche, impulso verso la seconda industrializzazione a tutto vantaggio delle aree del Nord).
Al di là delle cause che le hanno prodotte, le diversità fra le due aree del Paese andarono, comunque, manifestandosi sempre più marcate e il disagio sociale, soprattutto dei braccianti meridionali che avevano sperato in una riforma agraria, esplose in sollevazioni di ribelli (brigantaggio) represse molte volte con spietatezza. A molti non restò altra scelta che quella di farsi migranti, esperienza peraltro già vissuta, nella prima metà del secolo XIX, da popolazioni del Nord.
 
Nella storia la prefigurazione dei problemi attuali
In questo sia pur sommario quadro delle vicende che interessarono il Meridione d’Italia all’indomani dell’Unità intravvediamo la prefigurazione dei problemi che hanno segnato e continuano e segnare la storia del Sud: ritardo economico-industriale, fragilità del territorio quanto a capacità progettuale e a rete delle energie produttive, macroscopiche manifestazioni di illegalità, associate talora a connivenza delle istituzioni pubbliche con i gangli dell’organizzazione criminosa, garanzia di sicurezza sempre in discussione, disoccupazione, depauperamento progressivo di intere regioni a motivo dell’esodo intellettuale e di molta della forza-lavoro, interventi di tipo assistenzialistico anziché di promozione umana e sociale. Questa interconnessione di problematiche storiche, economiche, sociali, politiche, e culturali sembra non poter essere spezzata, con la conseguenza di un ulteriore isolamento del Mezzogiorno a motivo della crisi in corso, in un mondo sempre più globalizzato.
 
Le risorse del Meridione
Sarebbe, però, ingeneroso, oltre che storicamente fuorviante, limitarsi a rilevare i problemi e a indicare le tappe di un progressivo accentuarsi della “questione meridionale”. Fin dai primi decenni dell’Unità, dal Meridione vennero contributi robusti di studio e di analisi per capire la situazione ed imprimere ad essa una svolta risolutiva. Ancor più è doveroso dare rilievo alle risorse di umanità, spesso inutilizzate, di cui è ricco il Sud, alle iniziative di formazione di cui sono
protagonisti in prima isanza i giovani, alle sfide da questi lanciate alle strutture della criminalità e agli uomini che le impersonano, alle esperienze di volontariato e alle reti di solidarietà generate dalla volontà di far fronte e resistere alla rassegnazione, ai progetti di cooperazione per sconfiggere la disoccupazione, alle forme di presenza delle comunità cristiane e di tante associazioni per rinvigorire risorse spirituali, morali e culturali sopite e per dare contenuti concreti alla speranza. In questo panorama rilievo assoluto assumono le figure dei tanti testimoni che, nei diversi ambiti della
società civile e della comunità ecclesiale, hanno profuso il loro impegno fino al sacrificio della vita.
 
Il federalismo: una soluzione a quali condizioni?
Da tempo si vuole compendiare in una parola-chiave ogni prospettiva di soluzione dei problemi del Paese, non solo di quelli del Meridione: federalismo; il progetto di cui essa è portatrice sembra costituire la chiave di volta per la soluzione di ogni questione aperta, una modalità nuova di ripartizione e di esercizio dei poteri, l’unico sistema per razionalizzare e controllare la spesa pubblica, la garanzia che chi produce non viene espropriato, a favore d’altri, del frutto del suo
lavoro. Per la verità il dibattito in corso non può non misurarsi con altri principi che trovano fondamento nella nostra Carta Costituzionale: unità e autonomia, sussidiarietà e solidarietà, responsabilità. All’autonomia riconosciuta corrisponde necessariamente un’assunzione di responsabilità, cioè a dire l’impegno a giustificare con rigore l’amministrazione della cosa pubblica; il rispetto del principio di sussidiarietà garantisce la promozione e la valorizzazione delle risorse proprie di ogni area del Paese e, coniugandosi con quello di solidarietà, preclude per il futuro il ritorno al passato assistenzialismo che lascia chi ne è beneficiario nel suo stato di immobile umiliazione.
O il federalismo sarà solidale o avrà come esito una partita persa per tutti e una marginalizzazione del Paese intero rispetto alle dinamiche attuali dell’economia, della politica, dei rapporti sociali. Solo lo scambio intensificato di idee, di risorse e progetti fra le diverse aree del Paese garantirà una crescita generalizzata insieme al rispetto dei diritti fondamentali di ogni singola persona. L’aspetto fiscale del federalismo, sul quale prioritariamente si insiste, deve essere considerato soltanto uno dei molteplici tratti della nuova fisionomia organizzativa che si vuol dare
al Paese.
 
Questione meridionale e Magistero della Chiesa
Il 21 febbraio 2010 è stato pubblicato l’ultimo intervento dei Vescovi italiani sulla questione meridionale: Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, in continuità con il documento del 1989: Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno. Di quest’ultimo i Vescovi riprendono il messaggio centrale: il Paese non crescerà, se non insieme e lo sviluppano con un appello rivolto a tutta la comunità cristiana d’Italia: bisogna osare il coraggio della speranza!
In particolare le comunità cristiane del Sud, costruendosi come “modello di relazioni significative e fraterne”, diventano “fattore di sviluppo e di coesione di cui si avvale l’intero tessuto sociale”. Raccogliendo la sfida educativa, esse possono sviluppare, soprattutto nei giovani, risorse di impegno sorrette dalla consapevolezza che l’irrobustimento della fede (Vangelo) non può essere estraneo ad ogni iniziativa che elabora progetti culturali, prepara all’assunzione di responsabilità nella comunità civile, incentiva l’imprenditorialità e crea occupazione, ristabilisce e consolida legalità e sicurezza.
Il coraggio della speranza scaturisce dalla contestazione di ogni forma di rassegnazione e fatalismo, dalla fiducia nel cambiamento possibile, dalla ferma convinzione che, pur inseriti in una rete di solidarietà, “non si può attendere da altri ciò che dipende da noi”.
 
Domande per l’approfondimento

    1.Quale immagine del Mezzogiorno d’Italia è diffusa nell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo?
     
    2.In un documento del 1989 i vescovi italiani scrivevano: “il Paese non crescerà, se non insieme”.
    Illusione o profezia?
     
    3.Come può la soluzione del “federalismo” contribuire a superare le difficoltà attuali del Paese, del
    Mezzogiorno d’Italia in particolare?
     
    4. Come qualificare la presenza delle comunità cristiane nelle regioni del Sud d’Italia?

 
 
Vedi tutte le schede per la VIII SETTIMANA SOCIALE.