Il meccanismo democratico del rinnovo
Abituati nelle nostre istituzioni repubblicane a sistemi elettorali in questi ultimi anni sempre più maggioritari, il sistema in base al quale l’AC rinnova i propri vertici può apparire a prima vista un po’ bizantino. Ma è un sistema vivo: un sistema all’interno del quale c’è competizione, non nel senso che ci sia scontro, ma nel senso che c’è alternativa e quindi una democrazia reale.
E’ un sistema che si costruisce come una piramide dove, al crescere del livello di responsabilità, diminuisce la base degli aventi diritto al voto.
Al livello di parrocchia tutti gli aderenti sono chiamati ad esprimere le proprie preferenze, per individuare i nuovi responsabili: adulti, giovani, educatori ACR e presidente.
Chiamati il 27 febbraio ad eleggere il Consiglio Diocesano sono coloro che hanno accettato una responsabilità in parrocchia o in forania e i consiglieri uscenti. Una volta formato, il Consiglio elegge i responsabili diocesani (adulti, giovani e ACR) e formula la terna con i nomi, tra i quali il Vescovo sceglierà il presidente.
Il 27 gli aventi diritto al voto, che sono 389, si troveranno quattro tipi di scheda: una conterrà tutti i nomi dei presidenti parrocchiali, una i candidati per il settore adulti, una terza quelli dei giovani e nell’ultima quelli per l’ACR. In ogni scheda è previsto anche uno spazio bianco per inserire un nome che eventualmente non sia già in lista. Sono, infatti, eleggibili a consigliere tutti i soci che, pur non votanti quel giorno, abbiano ricoperto responsabilità a livello parrocchiale, foraniale o diocesano.
Risultato dell’assemblea di domenica saranno 24 membri eletti: 6 in rappresentanza dei presidenti parrocchiali, 6 degli adulti, 6 dei giovani e 6 degli educatori ACR. Un meccanismo certamente non immediato, ma che sicuramente sa essere rappresentativo.
di Alessandro Corazza
L’Azione, domenica 27 febbraio



