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Mercoledì 14 giugno si apre l'estate nella Casa Cimacesta di Auronzo con il primo campo che vede la presenza di 58 ragazzi di quarta e quinta elementare. Provenienti da 17 parrocchie, conosceranno da vicino le vicende di Davide, cantautore di Dio. Saranno guidati dal capocampo Daniele e dall'assistente don Adriano, con Lorenzo come cuoco e Stefano capocasa. Mercoledì 21 giugno è partito il secondo campo dell'estate che vede la presenza di 81 ragazzi di prima e seconda media, provenienti da 25 parrocchie. Sono guidati dalla capocampo Silvia, dall'assistente don Angelo, con Lisetta cuoca e Nicolò capocasa. Mercoledì 28 giugno 85 bambini di quarta e quinta elementare riempiranno Casa Cimacesta per il loro camposcuola. Provenienti da 16 parrocchie avranno Stella come capocampo, don Federico assistente, Annarita cuoca e Valerio capocasa.

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NEWS ACI

Bhatti, martire della fede
indica la via del dialogo


 
Il martirio di Shahbaz Bhatti farà riflettere anche l’Europa. Un’Europa «pigra», per dirla con il ministro Franco Frattini che definisce «martire contemporaneo della fede» l’uomo politico pachistano ucciso agli inizi di marzo. «Quando noi lo sostenevamo – dice il ministro degli Esteri – troppi altri lo hanno lasciato solo, compresa un’Europa pigra che si è svegliata molto tardi sulla difesa delle minoranze religiose». Aprire gli occhi su tutto, partendo da qui. Frattini dice basta alla politica che privilegia la stabilità dei governi dittatoriali a scapito del dialogo sincero sui grandi valori. Su questa politica sono tanti gli errori dell’Europa, adesso però la primavera delle rivoluzioni del mondo arabo fa aprire gli occhi. «Se noi vogliamo stabilità e partenariati di convivenza e non solo di convenienza – aggiunge il responsabile della Farnesina – dobbiamo puntare su quelli che sono i valori fondamentali della persona umana».
 
Quei valori in cui credeva il cattolico Bhatti, perché si parla proprio di lui nella sede della Comunità di Sant’Egidio a Roma, dove – ricorda Marco Impagliazzo, presidente della Comunità – il ministro pachistano per le minoranze religiose è stato, l’ultima volta, l’anno scorso, per la preghiera in ricordo delle stragi dell’11 settembre. Sedeva in questo giardino sotto le gardenie rosse, e qui aveva pregato insieme agli altri. Le gardenie ci sono ancora e non c’è lui. «Non c’è, ma ci siamo noi a ricordarlo», dice il fondatore di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, che con Bhatti aveva stretto un’intesa profonda. Lo ricordano anche il fratello più grande ed erede politico Paul, il grande imam della moschea Badshahi di Lahore, Seyed Muhammad Abdul Khabir Azad («Ogni volta che si uccide un uomo viene uccisa l’umanità, il mio amico Shahbaz era un uomo giusto»), il vescovo di Faisalabad, monsignor Joseph Coutts, e il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.
 
Dare voce e speranza alle minoranze era la missione del ministro martire: «Una causa – dice Riccardi – che può sembrare piccola: liberare i cristiani del Pakistan dalla paura, dall’umiliazione e dalla marginalità. Una causa che, probabilmente, non sarebbe arrivata sulla scena mediatica mondiale, se non con la sua morte. La sua morte violenta ne mette in luce l’intima grandezza». La democrazia ha bisogno delle minoranze. È questa la lezione di Bhatti: «Le minoranze sono memoria vivente che esiste l’altro e che non si è tutti uguali».
 
Il direttore di Avvenire definisce Bhatti un politico a tutto tondo, «perché capace di partire da un dato di appartenenze forte, la sua fede, per guardare a tutte le minoranze, facendosi interprete anche del meglio della maggioranza islamica del suo Paese. Agiva così, da cristiano. E per questo è stato ucciso». La legge che condanna la blasfemia in sé non è un male (a parte la possibile sanzione estrema): «Il problema – spiega Tarquinio – è come viene applicata. Il caso di Asia Bibi è tristemente esemplare: sta causando ingiustizia e più vittime del bene che vuole realizzare». Per questo è necessario che i mass media, e la stampa italiana per la sua parte, non neghino attenzione a questi drammi e alle battaglie per porre loro fine.
 
Il futuro del dialogo adesso è nel fratello Paul che la famiglia ha voluto continuasse l’opera di Shahbaz. Si è detto disponibile con la All Pakistan Minorities Alliance, creata da Shahbaz, a favorire incontri di dialogo. «Io e la mia famiglia – spiega – abbiamo perdonato gli uccisori di mio fratello perchè così ci insegna la fede cristiana e così ci ha insegnato Shahbaz, ma comunque resta in tutta la sua importanza la ricerca irrinunciabile della verità perché solo così ci fa sperare che non ci siano altri segni di violenza verso persone che lavorano per la pace, per la ingiustizia sociale e per la dignità umana. Il mondo – aggiunge – ha perso un leader coraggioso e determinato. Continueremo la sua lotta con forza e determinazione».
 

 
di Giovanni Ruggiero, Avvenire
5 aprile 2011

 
 
Sabato 9 aprile avremo l’occasione di ascoltare Paul Bhatti, fratello Shabbaz, che ha testimoniato fino alla morte, la gioia e il valore di credere in Gesù Cristo. Oggi è Paul, Consigliere del governo Pakistano, medico pediatra e fratello maggiore di Shabbaz a voler continuare il medesimo impegno a favore di ogni minoranza religiosa nel suo Paese… Vedi tutti i dettagli dell’incontro.
 
Il testamento spirituale di Shabbaz Bhatti