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Incontri per i coordinamenti foraniali e i presidenti parrocchiali
La nuova Presidenza diocesana, causa la fase acuta del covid-19, non ha potuto realizzare quei passaggi di conoscenza e di programmazione indispensabili per una vita associativa entusiasta e vivace. Per questo ha messo in calendario tre serate nelle quali incontrare i presidenti parrocchiali e i coordinamenti foraniali, serate nelle quali sarà possibile raccontare e condividere la realtà di ogni associazione. Queste le date: mercoledì 16 settembre a Susegana, teatro fronte chiesa, per le foranie La Colonna, Conegliano, Quartier del Piave, Vallata e Vittorio Veneto; venerdì 18 settembre a Piavon, salone vicino alla canonica, per le foranie Mottense, Opitergina, Torre di Mosto; lunedì 21 settembre a Cordignano, nell'oratorio, per le foranie Pedemontana, Pontebbana, Sacilese. Tutti gli incontri iniziano alle 20.45.

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Azione Cattolica: da 150 anni
cristiani per la città dell’uomo


 
L’Italia e l’Azione cattolica hanno più o meno la stessa età (la fondazione ufficiale dell’Ac risale infatti al 1868). Sono “coscritte”, si sarebbe detto una volta. La storia associativa e quella del paese dunque si intrecciano e si alimentano. Dopo la prima fase della “distanza” dei cattolici dal processo unitario risorgimentale, per via della sottrazione del potere temporale al Papato, i cristiani hanno progressivamente contribuito – sin dalla seconda metà dell’Ottocento – a far crescere la nazione, sia sul piano identitario, culturale, morale e religioso, sia sul versante della “costruzione materiale”: basti pensare alle iniziative di formazione della gioventù (oratori, scuole, corsi professionali…), alle opere caritative e assistenziali, a quelle sportive, alle cooperative agricole, alle leghe sindacali, alle casse mutue o alle casse rurali.
Tale vivace e articolata presenza della Chiesa e dei credenti ha trovato subito nell’Azione cattolica una forza trainante: l’associazione ha contribuito a formare le nuove generazioni, a sperimentare la responsabilità verso la vita sociale e politica, a introdurre le ragazze e le donne nella vita pubblica (si pensi al grande ruolo della Gioventù femminile e di un personaggio di straordinaria modernità come Armida Barelli). L’Ac, come più grande e a lungo quasi unica associazione dei cattolici italiani, è stata poi uno dei baluardi di resistenza civile e culturale al fascismo; ha pagato un alto tributo di vite nella Resistenza e nella guerra; ha accompagnato il processo di ricostruzione post- bellica. Ancora: dall’Ac e dai suoi “rami culturali” (Fuci, Maestri cattolici, Laureati) sono usciti numerosi “padri costituenti”, parlamentari e ministri, donne e uomini che hanno portato il loro altissimo contributo a “fare l’Italia” di oggi, giungendo a pagare questo servizio con la loro stessa vita. Il solo nome di Vittorio Bachelet, il presidente nazionale del post-Concilio e della “scelta religiosa”, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1980, è emblematico del ruolo svolto dall’associazione verso la comunità nazionale.
Nel 150° dell’Unità l’Ac ha più volte confermato la volontà di proseguire tale servizio, indirizzandosi soprattutto verso due direzioni. Anzitutto la formazione delle coscienze cristiane, con l’intento di dare alla Chiesa e al Belpaese cittadini maturi, consapevoli, responsabili e pronti a mettersi a disposizione della vita economica, politica, sociale e culturale nazionale, così come richiesto ai laici cristiani secondo la loro vocazione. In secondo luogo l’Ac vorrebbe spendersi concretamente perché le comunità cristiane, presenti e ancora radicate in tutta la penisola, possano diventare dei luoghi di fermento, di animazione, di educazione per la vita cristiana tout court e, non di meno, per il bene comune, che necessita di cittadini animati da valori forti, condivisi e intenzionati a spendersi per la “città dell’uomo”.

 
di Gianni Borsa, direttore di Segno Nel Mondo, diocesi di Milano
L’Azione, 6 febbraio 2011