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Mercoledì 14 giugno si apre l'estate nella Casa Cimacesta di Auronzo con il primo campo che vede la presenza di 58 ragazzi di quarta e quinta elementare. Provenienti da 17 parrocchie, conosceranno da vicino le vicende di Davide, cantautore di Dio. Saranno guidati dal capocampo Daniele e dall'assistente don Adriano, con Lorenzo come cuoco e Stefano capocasa. Mercoledì 21 giugno è partito il secondo campo dell'estate che vede la presenza di 81 ragazzi di prima e seconda media, provenienti da 25 parrocchie. Sono guidati dalla capocampo Silvia, dall'assistente don Angelo, con Lisetta cuoca e Nicolò capocasa. Mercoledì 28 giugno 85 bambini di quarta e quinta elementare riempiranno Casa Cimacesta per il loro camposcuola. Provenienti da 16 parrocchie avranno Stella come capocampo, don Federico assistente, Annarita cuoca e Valerio capocasa.

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Vittorio Bachelet
“Il seme buono”

 
La storia ogni tanto ci dona dei veri e propri giganti. Uno di questi è stato sicuramente Vittorio Bachelet, un coraggioso e tenace testimone della speranza. Un costruttore di futuro. Ricordato, da quanti l’hanno conosciuto, come persona dal carattere mite, che non faceva mai mancare la fermezza nelle scelte, l’operosità nella vita, lo sguardo sereno nel guardare al mondo e alle sue ansie. Apparteneva certamente a quella generazione che con i propri sogni, la propria serietà nello studio, il proprio impegno per gli altri contribuì significativamente alla ricostruzione dell’Italia, dopo le macerie della guerra, e poi al grande fermento che porterà al Concilio Vaticano II.
Vittorio BacheletBachelet da Presidente nazionale dell’Azione Cattolica si impegnò molto per la traduzione e la concreta attuazione dello spirito conciliare nella Chiesa italiana. L’Azione Cattolica, come lui stesso affermò il 6 giugno 1964, giorno in cui Papa Paolo VI lo nominò Presidente, «vorrebbe aiutare gli italiani ad amare Dio e a amare gli uomini. Essa vorrebbe essere un semplice strumento attraverso il quale i cattolici italiani siano aiutati a vivere integralmente e responsabilmente la vita della Chiesa; e insieme a vivere con pieno rispettoso impegno cristiano la vita della comunità temporale e della convivenza civile» (1).
In questa chiave spende il suo impegno a servizio della famiglia dell’AC e della comunità ecclesiale italiana. Fu l’uomo della scelta religiosa, che – come ebbe a scrivere il Cardinale Martini – consiste essenzialmente in «un riandare alle sorgenti così da riscoprire le radici più profonde della vita cristiana»(2). La scelta religiosa e il nuovo assetto unitario che l’Azione Cattolica assume con lo Statuto del 1969, altro non furono che un modo di rispondere ai fermenti del mondo moderno e alle provocazioni della realtà storica. In particolare la scelta religiosa, come scelta fondativa del nuovo corso, non ha voluto significare una fuga dalla realtà. Essa, invece, pur muovendosi sulla linea di una rottura con il collateralismo politico, che segnava da tempo la natura stessa dei rapporti tra i fedeli laici associati e il partito dei cattolici italiani, segna una vigorosa attenzione per ritrovare l’essenziale della fede e l’impegno per una vita coerente. Un modo per tornare, nello spirito della Lettera a Diogneto, ai «punti di riferimento per la propria vita e per il proprio impegno civile e politico»; un modo per aiutare «i cristiani a vivere la loro vita di fede in una concreta situazione storica, ad essere “anima del mondo”, cioè fermento, seme positivo per la salvezza ultima, ma anche servizio di carità non solo nei rapporti personali, ma nella costruzione di una città comune in cui ci siano meno poveri, meno oppressi, meno gente che ha fame»(3).
Bachelet fu uomo che visse il suo impegno per gli altri anche attraverso il servizio alle Istituzioni. La sua tragica scomparsa il 12 febbraio del 1980 per mano della follia disperata delle Brigate Rosse, a soli due anni dalla morte dell’amico Aldo Moro, fu un colpo tremendo al cuore dello Stato e di quanto Bachelet rappresentava all’interno del mondo cattolico. Ma il suo sacrificio, il suo “martirio laico”, crediamo non sia stato versato invano. Il seme buono porta sempre frutto, passando per i tempi della storia. «Egli non fu ucciso nell’esercizio – ci ricorda ancora Martini – delle sue responsabilità ecclesiali e nemmeno per la sua incondizionata testimonianza di fede, ma nel cuore della sua professionalità e della sua fedeltà al servizio della città degli uomini»(3).
Testimone, dunque, di una fede che è tutt’uno con la vita. Che accoglie il mistero insondabile del vivere come dono e come esercizio di responsabilità. Una fede incarnata nell’oggi del mondo, impastata di umanità e delle ansie del mondo moderno. Una fede vissuta con autenticità e mitezza, senza clamore; credendo nei tempi della grazia e nell’azione dello Spirito per la realizzazione del Regno.
Bachelet riusciva a tenere in unità, attraverso la forza e l’equilibrio della vita di grazia, le tante dimensioni della sua vita. Come in un affresco sublime, fu giovane impegnato nei suoi anni della formazione, studioso rigoroso e docente universitario riconosciuto (fondamentali i suoi studi sulla pubblica amministrazione e sui principi di attuazione della Costituzione; sempre mossi dal desiderio di radicare le strutture della Repubblica a servizio della vita civile), grande interprete del Vaticano II negli anni alla guida dell’Azione Cattolica, saggio vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.
Tutto ciò non lo distolse dall’essere un marito e un padre amorevole per i suoi figli. A testimonianza di ciò, come non ricordare le parole che il figlio Giovanni pronunciò il giorno delle esequie: «Preghiamo per il nostro Presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga, i nostri governanti, per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità della società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri»(5).
Parole segno di un’educazione che era stata capace di trasmettere i valori di tutta una vita e la cifra più alta dell’essere cristiani: la misericordia e la riconciliazione. In tanti rimasero sorpresi per la forza che emergeva da quelle affermazioni, ma risultarono quasi naturali per quanti avevano conosciuto ed amato Vittorio. Sapevano tutti che esse erano il frutto atteso di una grande eredità umana e morale, di una personalità ordinariamente straordinaria, di un uomo nel quale la logica delle beatitudini appare in tutta la sua paradossale radicalità.
In conclusione, vengono in aiuto le parole pronunciate dall’Assistente generale dell’Azione Cattolica, mons. Costanzo, durante la celebrazione in suffragio il 13 febbraio del 1980 all’Università “La Sapienza”: «Vittorio Bachelet apparteneva certamente alla schiera di quegli uomini la cui libertà fa paura, la cui coerenza è giudizio, il cui amore disinteressato per gli uomini è condanna. Uomini che danno fastidio perché non accettano il compromesso; perché preferiscono all’ipocrisia la verità e al baratto dei valori il sacrificio personale fino alla morte»(6).
Da questo modello di cristianità rimane certamente una ricca eredità ideale e umana; rimane soprattutto l’esempio di una santità vissuta nell’ordinario della vita feriale, tra le pieghe della storia e i sentieri della vita. Rimane la forza di un uomo di speranza e il coraggio di una fede appassionata e coerente. Una testimonianza che scuote la tiepidezza e incalza le miserie di vite vissute senza idealità. Davvero Bachelet è stato testimone di una speranza più grande, che tutto misura e supera, che tutto chiama e promuove. La speranza di un mondo salvato dalla grazia, e dal coraggio di chi vive il proprio battesimo come corresponsabilità per la vita di ogni uomo e di tutto l’uomo. Vicino al cuore di Dio.
L’Azione Cattolica in questo anno associativo si prepara in vari modi a celebrare il sempre vivo ricordo del suo più audace testimone ed interprete. Molte saranno le iniziative nelle diocesi italiane e a livello nazionale. Tra queste merita certamente di essere menzionato il XXX Convegno Bachelet (Roma, 12-13 febbraio 2010), promosso dall’omonimo Istituto e dalla Presidenza nazionale dell’AC, che vedrà la presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, del vicepresidente della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo, e dei presidenti nazionali dell’Azione Cattolica successivi allo Statuto del 1969. Sarà un modo per riflettere anche sulle possibilità che l’insegnamento di Vittorio ha nell’indicare ancor oggi vie feconde per la vita della Chiesa e del Paese.

 
di Fabio Mazzocchio
Dialoghi.net

 
 
(1)V. Bachelet, Dichiarazione TV dopo la nomina a Presidente dell’ACI (1964), in Id., Scritti Ecclesiali, a cura di M. Truffelli, Editrice Ave, Roma 2005, p. 1064.
(2)C. M. Martini, Lettera agli autori (1994), in A. Bertani – L. Diliberto, Vittorio Bachelet. Un uomo uscì a seminare, Editrice Ave, Roma 2008, p. 8.
(3)V. Bachelet, L’Azione Cattolica e impegno politico (1973), in Id., Scritti ecclesiali, cit., p. 954.
(4)C. M. Martini, Lettera agli autori, cit., p. 7.
(5)Riportato in A. Bertani – L. Diliberto, Vittorio Bachelet, cit., p. 20.
(6)G. Costanzo, Un uomo di speranza, in A. Bertani – L. Diliberto, Vittorio Bachelet, cit., p. 124.