VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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NEWS ACVV

Veglia associativa
Venerdì 7 dicembre, alla vigilia della solennità dell’Immacolata, nella chiesa di Tezze di Piave, con inizio alle 20.30, presieduta dal Vescovo Corrado, ci sarà la Veglia associativa diocesana. Sono invitati giovani ed adulti, responsabili, educatori e quanti vogliono prepararsi con intensità alla festa dell’Immacolata.

8 dicembre, festa dell’adesione
Nel giorno dell’Immacolata l’Azione Cattolica celebra la giornata dell’adesione. Le associazioni parrocchiali festeggiano nei modi più diversi, ma il momento comune e più significativo resta la benedizione delle tessere durante la Santa Messa.

Incontro Coordinamento foraniale e presidenti di Conegliano e Vittorio Veneto
I presidenti parrocchiali e il coordinamento foraniale di Conegliano e Vittorio Veneto si incontrano con la presidenza diocesana martedì 11 dicembre, alle 20.30, nella parrocchia di San Rocco a Conegliano.

Convegno nazionale educatori
"Chiamati a scoprire il sapore" il tema del Convegno nazionale educatori Acr che si svolge a Roma dal 14 al 16 dicembre prossimi. Accompagnati da don Paolo Astolfo, assistente diocesano Acr, vi parteciperanno 5 educatori della nostra diocesi.

Minicampo invernale
"Sogna, vinci, scegli" il titolo del mini campo invernale per 18enni e giovani dai 19 ai 30 anni. Si svolge a Nebbiù, nella Casa Apina Bruno e Paola Mari da venerdì 28 a sabato 29 dicembre. E' una nuova opportunità per vivere insieme un momento di formazione e festa, anche alla luce del Sinodo appena concluso. Per info: Ufficio Ac 0438/940374; Mirko 349/0059503.

EVENTI

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VIII SETTIMANA SOCIALE

7, 9, 11 febbraio 2011

 

1861-2011: 150 anni dell’Unità d’Italia
Un cammino ancora da completare


 
SECONDA SCHEDA
 

Le ragioni dell’unità: idee e forze a confronto


 
“Le ragioni dell’Unità: idee e forze a confronto”: è il tema della seconda serata della prossima Settimana Sociale, che avrà luogo il 9 febbraio 2010, a Sacile.
Per introdurre la questione, si potrebbe formulare un interrogativo non privo di provocazione: “La maggioranza degli Italiani è orgogliosa della propria italianità, considera un bene l‘Unità d’Italia, si identifica con la Patria?”
La domanda nasce dai fatti; non è teorica, anzi di grande attualità; essa riassume il contenuto di dibattiti piuttosto combattuti che si accendono ogni giorno tra la gente; nella discussione si delineano posizioni spesso marcatamente contrapposte: si argomenta, ma al ragionamento si mescolano talora slogan di facile e suadente propaganda; si affronta una questione di vasta portata, ma poi ci si concentra su particolari che, per quanto importanti, non sono tali da esaurire le molteplici sfaccettature del problema.
Se si considerano la storia dell’Italia e il modificarsi nella storia della sua carta geografica, balza agli occhi la presenza nella nostra Penisola di comunità regionali riccamente caratterizzate, depositarie di tradizioni culturali antiche, di idiomi raramente comunicanti tra loro con facilità, di abitudini e costumi che riescono, nonostante tutto, a resistere al processo spietato di omologazione determinato in vario modo dai mezzi di comunicazione, dalla pubblicità, ecc. Le ragioni della diversità da salvaguardare sembrerebbero, pertanto, dover prevalere su quelle che sostengono l’unità da completare; si tracciano addirittura confini geografici, se non proprio frontiere, per tutelare la purezza e l’autonomia di alcune “patrie” o “nazioni”; quando poi le considerazioni di carattere sociale prevalgono e si evidenziano il divario economico fra le grandi aree del Paese e la diversa fisionomia di queste, con ancor maggiore energia e sfida provocatoria sono fatte valere le ragioni della diversità: la ricchezza deve rimanere là dove essa viene prodotta e non si deve consentire che “altri” comandino a “casa nostra”. Era prevedibile che alla nascita del mito padano prima o poi dovesse contrapporsi una rilettura dell’Unità d’Italia secondo l’ottica dell’annessione forzata del Mezzogiorno e, come conseguenza, la rivendicazione di un secessionismo del Sud.
Eppure dentro la storia varia e tribolata d’Italia, che procede a sussulti, sono riscontrabili tratti di identità profonda, anche questi eredità di antiche e recenti elaborazioni culturali; le generazioni, nel loro succedersi, hanno abitato un paesaggio straordinario, riconoscendolo “uno” (per Dante “il giardino dell’Impero”, lo hanno modellato creando bellezza, costruendo borghi e città con monumenti nei quali tutti ci riconosciamo; hanno plasmato con fatica e tenacia una lingua comune e un comune modo di pensare, vissuto idealità spirituali e convinzioni religiose largamente condivise, ideato e costruito modelli di vita e di organizzazione sociale. Il racconto che ne possiamo fare, è vero, non brilla per linearità, in quanto delinea momenti di splendore che si alternano con altri di povertà economica e di miseria morale e sociale; speranze e delusioni si accavallano, così come eroismi e viltà, aspirazioni ad una comune libertà e duri contrasti civili, imprese scientifiche e inerzia culturale, imprenditorialità creativa e passività.
Questo sostrato tiene? ha dato sostanza alle convinzioni dei più fino a diventare memoria condivisa, anzi coscienza nazionale? merita che lo si evidenzi e che si spendano le migliori energie per consolidarlo? riesce ad esprimersi in eventi e simboli coinvolgenti, carichi di forte capacità comunicativa?
Se di “ragioni dell’unità” si vuol parlare, è perché, in linea di principio, l’unità non esclude la diversità; piuttosto la valorizza ad un grado superiore; non coincide con il livellamento e l’omologazione; solo esige da parte di tutti assunzione di responsabilità.
E’ doveroso, in questo contesto di considerazioni, introdurre il discorso sul federalismo, che fa spesso la parte del leone nei dibattiti intorno all’Unità. Esso consiste in un assetto nuovo da dare all’Italia per trovare la soluzione di tanti nostri problemi; l’avvio dovrebbe coincidere proprio con l’anno giubilare dell’unità italiana. Può sembrare un paradosso, perché il federalismo è inteso e voluto da alcuni come processo disgregatore, anziché aggregante, secondo il significato originario della parola. La nostra storia politica e una concezione centralista delle funzioni amministrative hanno alimentato queste posizioni, alle quali si collegano non pochi fraintendimenti.
Cosa porterà, di fatto, il federalismo? Un rafforzamento dell’Italia sul piano internazionale o una marginalizzazione di tante regioni, relegate alla periferia delle Nazioni che contano? Dipenderà da come lo si intenderà e da come lo si vorrà realizzare.
Se la rottura del centralismo significherà assunzione di responsabilità, se cioè il federalismo nascerà solidale e sussidiario, potranno essere più robusti i fondamenti dell’Italia come Nazione e proprio il 2011 potrà essere indicato come l’anno-simbolo di una nuova unità italiana nel nome dell’efficienza, dell’equità e della responsabilità.
 
 
Domande per l’approfondimento

    1.Completare l’Unità d’Italia: indica la circostanza più favorevole perché ci si impegni in questo processo e la maggiore difficoltà.
     
    2.Come affrontare uno fra i più grandi problemi dell’Italia, cioè il forte divario economico fra le grandi aree geografiche regionali?
     
    3.Quali regole dovrebbero essere date al federalismo, perché sia positivo per l’Italia?

 
 
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