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Mercoledì 14 giugno si apre l'estate nella Casa Cimacesta di Auronzo con il primo campo che vede la presenza di 58 ragazzi di quarta e quinta elementare. Provenienti da 17 parrocchie, conosceranno da vicino le vicende di Davide, cantautore di Dio. Saranno guidati dal capocampo Daniele e dall'assistente don Adriano, con Lorenzo come cuoco e Stefano capocasa. Mercoledì 21 giugno è partito il secondo campo dell'estate che vede la presenza di 81 ragazzi di prima e seconda media, provenienti da 25 parrocchie. Sono guidati dalla capocampo Silvia, dall'assistente don Angelo, con Lisetta cuoca e Nicolò capocasa. Mercoledì 28 giugno 85 bambini di quarta e quinta elementare riempiranno Casa Cimacesta per il loro camposcuola. Provenienti da 16 parrocchie avranno Stella come capocampo, don Federico assistente, Annarita cuoca e Valerio capocasa.

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La vita quotidiana reclama risposte


 

Messaggio dell’Azione cattolica italiana
nell’ambito del Convegno dei presidenti e degli assistenti diocesani
Ancona, 10/12 settembre

 
Nell’ambito del convegno dei presidenti e degli assistenti diocesani intitolato “Eucarestia e vita quotidiana”, in svolgimento significativamente ad Ancona, sede del prossimo Convegno eucaristico nazionale, l’Azione cattolica italiana desidera proporre una breve riflessione perché la ripresa di settembre coincida con una radicale e nuova attenzione ai problemi reali e concreti che gli italiani vivono ogni giorno, nella vita feriale.
È stata decisamente una brutta estate per la politica italiana e per il Paese: veleni e sospetti, dossier e insinuazioni, spesso incomprensibili ai più, hanno alimentato le pagine dei giornali e hanno portato a ipotizzare le elezioni anticipate. C’è chi ha parlato di “morte della politica” e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto per richiamare tutti alla responsabilità. Le polemiche partitiche, per toni e modalità, sono spesso sfociate in una rissa verbale, lontana anni luce dalle preoccupazioni e dalle speranze degli italiani.
Tali polemiche sono state assecondate, quasi con avidità, dalla stampa italiana, che, a parte lodevoli eccezioni, le hanno poste in cima all’agenda, relegando in secondo piano la crisi occupazionale, le migliaia di morti per catastrofi naturali in India, Pakistan e Russia, i continui agguati in Afghanistan. Inoltre, ancora una volta, dopo quanto accaduto l’anno scorso, alcuni media hanno imboccato la strada della “campagna” contro “avversari politici”. Non si esclude che il risultato possa essere un ennesimo ritorno alle urne, che come unico significato certo ha la cronica difficoltà dell’attuale classe dirigente – presa nella sua interezza, guardando non solo alla politica – di governare un Paese dalle infinite risorse umane, culturali e ambientali, ma anche dalle molte contraddizioni interne al corpo sociale.
Tra nuovi e vecchi fenomeni corruttivi, ipotesi giudiziarie sulla presenza di logge segrete, insulti tra leader e, infine, le umilianti provocazioni di Gheddafi, sulle quali ci saremmo attesi prese di distanza più decise e rigorose, la classe dirigente rischia ancora una volta di dimenticare l’essenziale: la ripresa del mercato del lavoro, al momento immobile e penalizzante per i giovani, il sostegno alle famiglie, specie quelle più numerose, le riforme istituzionali, la tutela dei più deboli nel Paese e nel mondo, la promozione dell’integrazione tra italiani e stranieri – e in proposito come non guardare con preoccupazione ai fatti francesi e alla decisione del presidente Sarkozy di allontanare i rom -, l’attenzione alle povertà globali e all’ambiente. L’Ac, in questo senso, auspica che la prossima Settimana sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre, sia una boccata d’ossigeno, un momento di respiro per rilanciare l’impegno a favore del bene comune, contro ogni disfattismo e in nome della speranza che muove i credenti.
Le battaglie partitiche hanno inesorabilmente oscurato, solo per citare alcuni fatti concreti, la manovra finanziaria, la discussione sul federalismo, il primo “si” del Senato alla riforma dell’università. Così l’opinione pubblica non ha ancora avuto modo di comprendere sino in fondo gli impatti della manovra sui servizi sociali, le prime ipotesi operative del federalismo, gli elementi fondamentali del testo presentato a palazzo Madama dal ministro dell’Istruzione. Temi essenziali, messi nell’angolo dalle prime pagine, dedicate invece a rivalità personali, a conflitti espliciti e striscianti tra personalità che ricoprono incarichi pubblici cruciali. Atteggiamenti che si assommano e aggravano quella questione morale che l’Ac aveva già denunciato l’anno scorso e che quest’anno riemerge in forma ancora più acuta da numerose inchieste in diverse procure italiane. I processi non sono iniziati, ma ancora una volta rileviamo che alcune condotte personali – a prescindere che abbiano rilevanza penale – appaiono riprovevoli perché evidenziano scarso senso istituzionale, incuria del bene comune, uso privatistico di funzioni pubbliche o comunque socialmente rilevanti. Nell’omelia dello scorso 10 agosto, in occasione della festa di san Lorenzo, il cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco ha ricordato che «alla radice di tanti mali e di tante povertà vi è il “sottosviluppo morale”, e per questo la Chiesa non cessa di servire il mondo, nella persona amata dei poveri e nella figura delle istituzioni che presiedono il bene comune, anche con il richiamo alla dimensione etica della vita personale e sociale».
Tra le priorità, questo settembre ne propone una più delle altre: il lavoro. I dati statistici non smettono di fotografare giovani in ginocchio tra disoccupazione e precarietà selvaggia. Solo pochi giorni fa l’Istat confermava che oltre un giovane su quattro in Italia è disoccupato. Su questo l’Ac sente di dover interpellare la classe dirigente: cosa si può fare ora per aprire il mercato dell’occupazione? E quali strade di medio periodo perché un impiego non sia sempre sotto l’ombra inquietante della precarietà senza tutele? Appare necessaria una verifica oggettiva delle politiche del lavoro sinora adottate, rese tra l’altro incomplete dall’assenza di un moderno sistema di welfare. Allo stesso modo sembrano necessari investimenti per la formazione dei giovani non disgiunti da un organico progetto educativo. Il presidente Napolitano ha ribadito che «è venuto il momento che l’Italia si dia una seria politica industriale nel quadro europeo, abbiamo bisogno di questo per l’occupazione e per i giovani che oggi sono per noi il motivo principale di preoccupazione». L’attenzione al lavoro appare essenziale anche alla luce dei casi di conflitto tra grandi aziende, sindacati e singoli operai, sfociati anche in inaccettabili atti di violenza, segno di un clima complessivo di tensione che ha bisogno di essere regolato e governato.
E ancora, come riconoscere concretamente nelle politiche ordinarie il ruolo essenziale di ammortizzatore sociale che stanno svolgendo le famiglie italiane? Come sostenere il futuro dei nuclei più numerosi, che, scommettendo sulla vita, hanno scommesso sul domani di questo Paese? L’Italia destina alle famiglie risorse insufficienti, inferiori al resto d’Europa, e nonostante si accenni da anni a forme di sostegno più forti – quali il quoziente familiare – sinora non si è passato a nulla di concreto.
In questo contesto, la speranza, le speranze vanno ostinatamente cercate nei segni buoni dei territori, nelle donne e negli uomini di buona volontà che, nella costanza e nell’ombra, continuano a servire le persone e le città “nonostante” il terreno poco fertile. È questa realtà che l’Ac vuole continuare a mostrare, in particolare la realtà di chi, nella crisi educativa, continua ad accompagnare gratuitamente le persone nella vita e nella fede. Sacerdoti, laici adulti e giovani, genitori, insegnanti, che vedono nella vita degna delle persone l’investimento più importante per il Paese. Per questo motivo, l’Azione cattolica attende con fiducia la pubblicazione degli Orientamenti decennali dei vescovi italiani, dedicati al tema dell’educazione. Riteniamo infatti che un ampio e condiviso sforzo educativo possa rappresentare la risposta più radicata a molti dei problemi del Paese.
Come associazione di laici impegnati anche nella vita della nostra nazione, continuiamo inoltre ad accogliere il monito che Benedetto XVI ha lanciato già nel 2008 da Cagliari sull’urgenza di lavorare alla formazione di una nuova generazione di uomini e di donne credenti, capaci di assumere responsabilità pubbliche nella vita civile e dunque anche nella vita politica. Richiamo che il Papa ha ripetuto poi a Viterbo l’anno scorso e che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha voluto evidenziare nella sua prolusione al Consiglio permanente del 22 marzo scorso.
Le speranze che ostinatamente cerchiamo, lo ricordiamo per inciso, rischiano di non avere più narratori. In virtù del decreto ministeriale che cancella le tariffe postali agevolate, l’intera stampa del terzo settore e dell’associazionismo laico e cattolico, in gran parte gratuita e alternativa, rischia di essere eliminata. Un fatto denunciato, nell’intera estate, solo da «Avvenire», e al quale non si è posto adeguato rimedio.

 
Ancona, 10-12 settembre,
Messaggio dell’Azione cattolica italiana