VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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Feste della Pace
Due le feste della Pace foraniali ancora in calendario, a conclusione del Mese della Pace: domenica 10 febbraio a Gaiarine per Pontebbana, sabato 16 febbraio a Col San Martino per QDP e Vallata.

Modulo formativo per educatori
Dedicato a tutti gli educatori che accompagnano un gruppo ACR, giovani o adulti, con almeno 19 anni di età, si svolge domenica 17 febbraio, dalle 9 alle 12, nell'oratorio di Lutrano il secondo incontro del modulo formativo che avrà come tema: "Ac, un popolo per tutti". Introduzione di Michele Azzoni, consigliere nazionale Giovani, di Vicenza.

EVENTI

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Chiamati a servire il bene di tutti

 

Il 13 novembre a Roma si è tenuto il Convegno per gli amministratori locali, aderenti all’Azione cattolica, impegnati nelle amministrazioni locali a vari livelli


 
Sono arrivati in più di trecento da tutta Italia. Amministratori locali provenienti dalle fila dell’associazione, collocati da sinistra a destra, passando per il centro. O non collocati affatto perché a disagio nei partiti. Convocati a Roma per il primo appuntamento del genere organizzato dall’Ac. Lo scopo lo spiega il presidente Franco Miano: «Riscoprire la comunione che ci lega, stimarci a vicenda, prometterci un impegno reciproco per lavorare insieme al bene delle città e delle persone». Ma non solo: partendo dai territori, l’associazione vuole avviare un dialogo con i politici «per rispondere in modo concreto agli appelli del papa e del cardinale Bagnasco per rinnovare e qualificare la presenza dei credenti in politica».
Incontro AministratoriC'è di piu - Incontro col PapaLa maggior parte del tempo se n’è andata per ascoltare le esperienze, le scelte e le sofferenze dei partecipanti. Ma l’appello che non ti aspetti viene da politici di lungo corso come Beatrice Draghetti e Franco Antoci – presidenti delle province di Bologna e Ragusa -, o da “new entry” come il consigliere regionale della Lombardia Fabio Pizzul, da sindaci e assessori delle grandi e piccole città. Persone adulte e vaccinate, con una lunga storia nell’associazionismo cattolico, che magari hanno già alle spalle incarichi in circoscrizioni, comuni, province, regioni (qualcuno ha passato più di una stagione nei palazzi romani). Eppure vogliono confessare una fragilità: hanno scelto il servizio politico «come naturale conseguenza della formazione cristiana», ma in questo momento, «di fronte a tanta confusione e divisione», chiedono alla Chiesa e all’Ac di «stare accanto». Senza ambiguità, senza collateralismi. Più o meno «come si fa in famiglia».
Parlano, soprattutto si raccontano. Fanno riferimento ai ripetuti appelli di Benedetto XVI e del cardinale Bagnasco perché parrocchie e diocesi formino «una nuova generazione di laici» impegnati in politica, perché chi è già sul campo superi gli steccati delle appartenenze riconoscendosi in uno stile di autentico servizio e nei valori essenziali: la dignità della persona, la vita, la famiglia, il lavoro, la legalità e la lotta alle mafie, la moralità nella sfera pubblica.
Una particolare attenzione è rivolta alla scuola. Beatrice Draghetti, presidente della provincia di Bologna ed ex responsabile nazionale dell’Acr: «Investiamo sul sapere, basta con il dibattito stucchevole tra scuola pubblica e privata». Tanto sui contenuti quanto sullo stile si intravede un compito specifico dei politici credenti: bonificare le relazioni, svelenire i conflitti, cercare ciò che unisce. «La Chiesa e l’Ac – riprende Fabio Pizzul, da pochi mesi consigliere regionale del Pd lombardo – possono assumersi il grande compito di educare a pensare», perché «è questa la premessa essenziale della partecipazione civica». Tutti ammettono che in parrocchia e in diocesi hanno imparato a essere corresponsabili, a interessarsi. E che questa palestra, in fondo, può essere una marcia in più. «Sono in politica perché nelle nostre salette ho ricevuto un input forte – racconta Franco Antoci, Udc, presidente della provincia di Ragusa –. Diamo questa possibilità anche ai giovani, rispolveriamo le scuole di formazione socio-politica, insegniamo a fare la gavetta, educhiamo a non vivere la politica come un lavoro».
Poi ci sono le voci delle città. Sindaci, assessori e consiglieri del Nord, del Sud e del Centro che condividono l’affanno delle scarse risorse e dei milleuno problemi (malavita, dissesto idrogeologico, economia in panne…), ma che non rinunciano a portare più in là la speranza. La parola d’ordine è «sussidiarietà», ma «quella vera» specifica il giovane consigliere di Forlì-Cesena Gabriele Borghetti, quella «che libera le potenzialità dei territori». Vietati i piagnistei, essere «responsabili» – dice un primo cittadino siciliano – significa anche cogliere «il bello e il buono dei tempi che viviamo». Soprattutto per lanciare un segno ai giovani.
Ecco, i giovani. Bagnasco e Benedetto XVI si rivolgono con speranza alle nuove generazioni. E la loro richiesta è simile a quella dei “colleghi” più navigati: avere «compagnia». «Se mi candidassi al comune di Napoli – spiega Giuseppe Irace –, ci vogliono 4/5mila voti. Dovrò entrare nelle dinamiche del consenso, qualcuno deve starmi accanto perché non ne resti schiacciato». Una dimensione altra rispetto a quella di Lara Sammarini, consigliera di Savignano sul Rubicone. Lei il passo già l’ha fatto, e per entrare in Aula le sono bastati più o meno 150 voti. Ma anche nel piccolo centro «cattolici di centrosinistra e di centrodestra sono divisi», magari su questioni di poco conto. La realtà è anche questa, ci sono le beghe, i dispettucci, le rivalità. Roba che potrebbe spaventare Gianmaria, di Albenga, che l’anno prossimo vuole buttarsi nella mischia. «Nient’affatto, ci voglio provare, mi pare che i tempi ci chiedano qualcosa in più, uno scatto di generosità…».
Ha chiuso i lavori monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano e presidente della commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro. La sua lectio ha messo a fuoco anche un suggestivo parallelo tra celebrazione eucaristica e impegno: «Ho l’impressione che il deficit di bene comune nasca forse da una debolezza con cui si celebra l’eucarestia nelle comunità». Come celebro, ha concluso Bregantini, «così vivo». Il vescovo, rintracciando analogie tra il tempo attuale e quello in cui Paolo scrisse ai Romani, ha indicato alla fine l’esempio di Angelo Vassallo, il primo cittadino di Pollica ucciso due mesi fa. Parte un lungo applauso. L’oggi della politica non è solo a tinte scure.

 
di Marco Iasevoli,
Sito AC Nazionale, 16 novembre, 2010