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Chiamati a maturità


 

L’esperienza di quattro “maturati” alla ricerca di sé stessi

 
L’estate rappresenta per ognuno un termine di passaggio, una pausa per ricaricarsi e ripartire per un’altra esperienza più o meno nuova ed entusiasmante.
La proposta è variegata: c’è chi sogna un viaggio all’estero, chi attende un tuffo in mare, chi preferisce la montagna. Non mancano inoltre le occasioni di esperienza associativa come i campiscuola di Azione Cattolica, indirizzati a coloro che sentono il bisogno di dedicare del tempo a se stessi e alla comunione con gli altri.
Così casa Sacile è diventata luogo di ritrovo per trentacinque diciottenni, tra cui quattro ragazzi che hanno terminato la Scuola Superiore affrontando nelle ultime settimane l’esame di Stato: Chiara, Sandro, Daniel ed Enrico.
Il tema da loro scelto alla maturità ha riguardato la felicità, come fossero già proiettati nel tema del campo (“in viaggio verso la felicità”), consapevoli di far parte di un progetto che si concretizza in un percorso di vita che, chi più e chi meno, ha già chiaro nella propria testa. Quattro ragazzi diversi, dislocati nella diocesi, ma accomunati dalla scelta di donarsi con il loro servizio nell’AC, vivendo una settimana di condivisione e mettendo a nudo se stessi.
Ognuno è riuscito a farsi testimone di alcuni valori che possono esser rappresentati dalle seguenti parole: scelta, perseveranza, sapienza e progetto di vita.
Chiara ha scelto di fare l’animatrice ad un campo di ACR, portando avanti un servizio che le ha permesso di donare una parte di sé ai più piccoli e realizzando ciò che ha sempre sognato di fare e per cui ha studiato.
Sandro, nonostante la fatica, con determinazione è riuscito ad ottenere un soddisfacente risultato finale all’Esame di stato.
Daniel ha scelto di partecipare al campo 18enni perché lo reputa un’esperienza in cui poter sfruttare al meglio il tempo, sicuro di tornare a casa con un bagaglio spirituale molto carico, ma piacevole da portare.
Enrico, invece, è arrivato al campo per approfondire e trovare delle persone con cui confrontarsi rispetto al suo progetto di vita.
Nessuno di loro si ritiene un eroe, anzi, il ritorno alla quotidianità implica una testimonianza a chi non c’era.

 
di Chiara, Sandro, Daniel, Enrico
L’Azione, domenica 1 agosto 2010