VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

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novembre 2010
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NEWS ACVV

ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Sono aperte le iscrizioni ai campi per i ragazzi e i giovani iscritti all'Azione Cattolica. Vi attendiamo, nel desiderio di accogliere al meglio ogni richiesta di partecipazione ai campi, perché questo è l'obiettivo del Tempo Estate Eccezionale!

A Susegana adorazione eucaristica nella notte del Giovedì santo
Anche quest’anno l’Azione Cattolica di Susegana e Crevada propone l’Adorazione Eucaristica notturna, dopo la Messa del giovedì Santo, 18 aprile, nella chiesa di Susegana, dalle ore 22 alle 7 del mattino successivo. Il tema “Dio chiama chi ama..." aiuterà ad approfondire diversi episodi del Vangelo, in particolare alcune chiamate fatte da Gesù. Spunti e riflessioni sono proposti dai giovani.

Si riapre Casa Cimacesta
Al via, nei weekend 25-26 maggio e 1-2 giugno a Cimacesta, gli interventi per riaprire la Casa dell’Azione Cattolica diocesana. Chiunque volesse rendersi disponibile lo comunichi in ufficio. tel 0438.940374 o e-mail: segreteria@acvittorioveneto.it. Grazie.

EVENTI

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Esercizi Spirituali: “la primavera dell’anima”

 

Intervista a Mons. Domenico Sigalini,
guida degli esercizi spirituali di novembre per 35 giovani e adulti…


 
Gli esercizi spirituali sono un tempo di grazia in cui fare esperienza dell’amore di Cristo. Quest’anno la Grazia è stata copiosa perché come giovani e adulti abbiamo avuto la possibilità di viverli insieme all’assistente nazionale di Azione Cattolica S.E. Mons. Domenico Sigalini che ci ha guidati con il tema “Innamorati persi di Gesù”.
Ecco un estratto di una conversazione con il Vescovo Sigalini.

 
Eccellenza, come assistente nazionale, il suo è un punto di vista privilegiato; aiutati da Lei ci piacerebbe cogliere il carisma tutto particolare di un assistente di AC
 
L’assistente è un sacerdote della Diocesi, non iscritto, ma che a nome del Vescovo aiuta gli associati a compiere il loro cammino di santità. Le tentazioni in cui si rischia di incorrere sono due: interessarsi solo degli aspetti organizzativi, che invece spettano ai laici; oppure all’opposto porsi con neutralità nel seguire la vita spirituale delle persone senza lavorare per una crescita. Come aiutarle dunque? Intuendo la vocazione a cui ognuno è chiamato; tenendo sempre viva l’esperienza di fede; collegando l’associazione con l’esperienza della Diocesi e, nel contempo,aiutando i presbiteri ad impostare l’AC nelle parrocchie.
 
Pensando a quest’anno, in cui stiamo intraprendendo il cammino assembleare, l’assistente è anche colui che può aiutare il discernimento degli associati che si sentono chiamati a dire dei “sì”?
 
Esatto: l’assistente è anche colui che aiuta ad assumersi la responsabilità coniugando la preparazione interiore, e quindi la competenza, con l’espressione democratica delle elezioni. Aiuta quindi il socio a manifestare disponibilità e a vedere il risultato della votazione come una chiara indicazione per i suoi compiti. Chi assume una responsabilità, se percepisce che dietro di lui c’è un’associazione che lo ha scelto e lo sostiene, si sente più libero e anche più responsabile.
 
Come giovane di AC ho avuto la possibilità di vivere la bellezza dell’accompagnamento spirituale con un sacerdote e di cogliere le potenzialità del sacramento della Riconciliazione. Mi sembra però che questo momento, così centrale nella vita del cristiano, stia subendo una svalutazione. Cosa ne pensa?
 
La Riconciliazione è importante nella vita di un laico perché lo aiuta ad accogliere il perdono di Dio; permette alla persona di compiere un cammino progettuale e aiuta il cristiano a sentirsi sempre bisognoso del perdono di Dio e di desiderare di poterlo praticare anche nei confronti degli altri. Spesso questo sacramento viene trascurato perché sta scomparendo il senso del peccato; è necessario invece che il sacerdote metta a disposizione del tempo esplicito per la confessione cosicché il fedele abbia delle occasioni sicure per viverlo.
 
Questi giorni di esercizi spirituali che stiamo vivendo ci chiamano a “contagiare” gli altri, ad invitarli a vivere un’esperienza di questo tipo. Come proporla?
 
Gli esercizi sono una primavera dell’anima perché permettono di recuperare entusiasmo per la vita spirituale, di seminare nella propria vita la Parola di Dio e di intuire e di seguire la volontà del Signore. Sono un momento di ricarica spirituale, di cura delle proprie ferite e di riscoperta della bussola della propria vita. Durante, inoltre, si fa un esercizio abbondante di preghiera, che dell’anima è il respiro!

 
di Giulia Diletta Ongaro
L’Azione, 28 novembre 2010

 

VIII SETTIMANA SOCIALE

7, 9, 11 febbraio 2011

 

1861-2011: 150 anni dell’Unità d’Italia
Un cammino ancora da completare


 
PRIMA SCHEDA
 
La Settimana Sociale 2011 intende inserirsi nel clima di celebrazioni e di dibattito storico-culturale che caratterizzerà l’intero prossimo anno, centocinquantesimo dalla proclamazione del Regno d’Italia.
Il 17 marzo 1861, a Torino, il Parlamento subalpino promulga la legge che conferisce a Vittorio Emanuele II il titolo di “Re d’Italia”: con l’eccezione di Roma e del Veneto, l’Italia c’è, finalmente unita!
Ma quale Italia? E’ la domanda che qualcuno si pose immediatamente allora e che ritorna anche a tanti anni di distanza. E’ importante formularla, per arrivare a capire il perché delle celebrazioni e per prefigurare il futuro della nostra Nazione.
Dopo una lunga storia, durante la quale la carta politica dell’Italia segnalava il prevalere della divisione, il perdurare o l’affermarsi di Stati regionali, la rivendicazione di autonomie che hanno fatto parlare di 100 o 1000 “campanili”, la penisola italica appare unificata.
Interessa certamente capire come si sia giunti al superamento di questa frammentazione attraverso la costituzione di uno Stato unitario. Alcuni storici, per chiarire il senso del processo storico, si chiedono se il risultato dei fatti succedutisi a partire dai primi moti risorgimentali del 1820-21 fino all’incontro di Teano fra Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi, possa dirsi “Unità dell’Italia” o piuttosto “Unificazione” problematica della Penisola, avvenuta per successive annessioni al Regno di Sardegna di porzioni della Penisola tra loro diverse, se non addirittura estranee.
La parola “unità” sta per piena consapevolezza e coscienza di una storia comune, di una cultura condivisa, di pensieri, religione, lingua e tradizioni partecipate, di istituzioni che interpretano ed esercitano la sovranità di un popolo intero, di finalità concrete che tutti coinvolgono, da realizzare nella solidarietà; questa unità si compendia comunemente nel concetto di nazione. La parola “unificazione” indica prevalentemente la tensione verso il compimento di un progetto, quello di mettere insieme parti distinte e divise; tensione che mille ragioni o pretesti potrebbero insidiare e compromettere nella sua permanenza.
Nella prima serata della Settimana Sociale, lunedì 7 febbraio 2011, nel Cinema-Teatro “Careni” di Pieve di Soligo, sarà il prof. Alfredo Canavero, docente di storia contemporanea nell’Università Statale di Milano, a proporci una ricognizione storica che dalla proclamazione del Regno d’Italia giunga alla promulgazione della Costituzione Repubblicana, fino alle vicende di questi ultimi decenni ed alle problematiche che ripetutamente si pongono con riferimento all’Italia Unita. Allo studioso viene assegnato il tema: L’Unità Incompiuta. La formulazione molto schematica, e per alcuni aspetti anche perentoria, indica con chiarezza la prospettiva nella quale si pone la Settimana Sociale, prospettiva evidenziata dal sottotitolo generale della Settimana: Un cammino ancora da completare. L’intento è quello di ripercorrere le tappe della storia alla luce della situazione presente dell’Italia, per riconoscere questioni aperte e possibili urgenti soluzioni, e così trovare ragioni forti per celebrare oggi il Giubileo dell’Unità Nazionale.
 
 
Domande per l’approfondimento

    1.Non manca chi muove obiezioni alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e non le vorrebbe. Quali motivazioni possono sostenere una simile posizione e con quali buone ragioni si può ad esse replicare?
     
    2.Quali sono, nella società italiana, i segni indicatori che l’unità raggiunta è ancora fragile e incompiuta?
     
    3.Quali sono, nella società italiana, le ragioni ideali e le convenienze concrete per tendere al compimento dell’Unità?

 
 
Vedi tutte le schede per la VIII SETTIMANA SOCIALE.
 

Segno e SegnoPer on line!

 
Segno e SegnoPer On Line...


 
A causa dell’abolizione delle tariffe postali agevolate stabilita dal governo, l’Azione cattolica italiana ha dovuto modificare, per il 2010, il numero di uscite delle riviste associative. Il danno per l’Ac è stato, per il 2010, di circa 500mila euro. Ciò nonostante, la Presidenza nazionale ha ritenuto doveroso continuare a investire sulle riviste, riducendo solo in minima parte le uscite e, soprattutto, continuandone la lavorazione.
 
Per questo motivo, si è deciso che l’ultimo numero annuale di Segno e di Segnoper non arriverà via posta, ma è già scaricabile e sfogliabile on line. Invitiamo tutti i responsabili e i soci a diffondere la notizia e a promuovere sempre più le nostre belle riviste.
 
Sin dal primo numero del 2011, Segno e Segnoper, e tutte le riviste degli archi d’età (Graffiti, Ragazzi, Foglie) riprenderanno l’ordinaria distribuzione postale.

 
dal Centro Nazionale

 
Accedi alla pagina del sito nazionale…
 

“Io lotto per la vita, voi non sprecatela!”

 
Martina Perinel, 29 anni, animatrice di Torre Di Mosto, “Innamorata della vita”…


 
Mercoledì 10 novembre, nella chiesa parrocchiale di Torre di Mosto, sono stati celebrati i funerali di Martina Perinel, 29 anni, educatrice dell’AC parrocchiale. Alla presenza dei molti amici e conoscenti che si sono stretti attorno alla famiglia, il parroco don Adriano ha ricordato la sua semplicità e umiltà nel donarsi agli altri. I ragazzi del gruppo di prima superiore, che animava con Silvia, ricordano la sua forza nell’affrontare le difficoltà, sempre con un sorriso e sempre la prima a chiedere “come stai?”, nonostante fosse lei a stare male. La sua gratitudine per le tante persone che la aiutavano e le volevano bene e il ringraziamento al Signore perché le dava la forza per andare avanti, sono rimasti impressi nelle pagine del diario di gruppo dei giovanissimi.
Un grande esempio per i ragazzi: «Innamorata della vita, ci diceva sempre “io lotto per la vita, voi non sprecatela!”, era lei che aiutava e aiuterà tutti noi a rendere la vita più bella». Anche per gli educatori che hanno condiviso il cammino con Martina rimangono preziosi ricordi: «L’Azione Cattolica era per lei una seconda famiglia. Affascinata dai ragazzi – ricordano – ed entusiasta di poter dare qualcosa. Ha vissuto con semplicità l’impegno in AC, sempre presente, sempre con un sorriso per tutti e grande voglia di fare. Assieme abbiamo trascorso dei momenti speciali. Condividiamo la gioia di aver potuto camminare con lei sicuri che da lassù ci aiuterà». Mancherà anche non trovare il suo saluto agli amici di facebook con i quali l’appuntamento era ormai quotidiano.
Grande forza le arrivava dalla famiglia, che ha affrontato ogni giorno con coraggio e grande speranza il duro cammino di Martina. «Aveva un cuore pronto ad accettare chiunque lo volesse – ricordano i familiari – con un sorriso sapeva rendere tutto semplice, sorprendersi delle piccole cose e nei momenti tristi le bastava poco per tornare felice». Martina è stata anche testimone di una grande fede: «Viveva la S. Messa come un momento importante e con il canto manifestava tutta la sua partecipazione. Ha vissuto cercando l’affetto degli altri per poter regalare a sua volta tutto quello che aveva dentro».

 
di Chiara Basei
L’Azione, 21 novembre 2010

 

Giornate di fine anno a Camaldoli

 

“C’è un tempo per ogni cosa” (cf. Qo 3,1). Il ritmo dell’esistenza alla luce della sapienza biblica sarà il titolo delle Giornate di incontro e riflessione per giovani che il Monastero di Camaldoli propone, in collaborazione con la FUCI, dal 28 dicembre 2010 al 1 gennaio 2011. Collocate nell’intenso e significativo tempo che va dal Natale alla conclusione dell’anno civile, queste giornate possono essere un prezioso momento per “custodire” la nostra relazione con Dio, con gli altri e con le vicende che segnano la storia dell’umanità. Le giornate saranno caratterizzate dalla possibilità di condividere con i monaci la preghiera liturgica, da incontri di carattere biblico, da momenti di dialogo personale e di gruppo, in un clima di gioiosa fraternità. A seguire un articolo di Sara Martini, presidente nazionale, sull’esperienza cui tutti i fucini sono invitati. Per qualsiasi informazione, rivolgersi direttamente al Monastero allo 0575 556013

 

 

A Camaldoli le Giornate di incontro e riflessione per giovani

 

Esperienze “mordi e fuggi”, corse “contro il tempo”, passaggi, episodi, frammenti. Tutto sembra concorrere a rendere, il nostro, un “tempo sbandato”. Ma “quale guadagno viene all’uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?” (Qo 1,3). Con il bel titolo “C’è un tempo per ogni cosa” (Qo 3,1), conosciuto versetto del libro del Qoelet, le Giornate di incontro e riflessione per giovani dal 28 dicembre 2010 al 1 gennaio 2011 a Camaldoli si presentano come un’occasione preziosa per porsi in ascolto del ritmo dell’esistenza alla luce della sapienza biblica. Tra i tanti possibili, mi preme sottolineare alcuni elementi che fanno di queste Giornate un’occasione da cogliere e un invito da non disattendere. Innanzitutto la loro collocazione spazio-temporale. Una riflessione sul tempo e sull’esistenza in uno speciale tempo liturgico, per vivere con autenticità il «ciclo della manifestazione», formato dall’Avvento, dal Natale e dall’Epifania, tempo fecondo in cui la Chiesa rinnova l’attesa della seconda venuta del Cristo, «colui che viene», e fa esperienza della centralità della dimensione escatologica[1]. “La profezia del Natale, in questa Europa invecchiata che vive la mancanza di attesa”, ha scritto Paolo Giuntella, “[…] è riempire e riempirci di quella nostalgia che non c’è, recuperare la malinconia di Emmaus per l’Assente”[2]. Ed ancora, una riflessione sul tempo e sull’esistenza in una cornice unica, quella del Monastero di Camaldoli e del ritmo di vita dei monaci. Un privilegio poter gustare come la liturgia custodisca il senso del tempo, viva di una scansione sensata di esso. Una scansione non arbitraria ma ricevuta dalla Chiesa come un dono, da accogliere e custodire. Le Giornate dei giovani saranno ritmate dalla preghiera corale della comunità monastica ed attenderemo ed accoglieremo insieme, giovani e monaci, il nuovo anno, con la Veglia e con un momento di festa nella foresteria del Monastero. Sì, perché il tempo liturgico è tempo festivo, in cui l’esistenza si trasforma. Si pensi al giorno del compleanno, la cui “irruzione suscita una certa comunione, altri ti si fanno prossimi, ti dicono parole sul passato e sul futuro. Questa è una dinamica tipica di una festa, quando un particolare giorno, che tu non hai scelto, si incarica di dirti il senso della tua esistenza come accoglienza, dono”[3]. Ci sarà offerto uno spazio di incontro particolare, fatto di dialogo, approfondimento, comunione. Saremo chiamati a prendere parte a incontri di carattere biblico-spirituale, a vivere momenti di meditazione personale e di risonanza comunitaria. Ad accostarci al problema del senso e al tempo, attraverso la Sacra Scrittura – il libro del Qoelet ma anche i Vangeli – e la letteratura, saranno i monaci Matteo Ferrari e Ubaldo Cortoni e, con loro, il biblista Roberto Vignolo. Ecco quindi un ulteriore elemento: il carattere formativo dell’esperienza di queste Giornate, che ci chiedono di mettere in moto mente e cuore, di pensare e cioè “vegliare nella notte, con gli occhi spalancati e invocanti la luce del giorno, mentre si sa bene che non c’è modo di affrettare il tempo e che l’alba, quando verrà, comparirà come un dono”[4]. Un altro valore aggiunto: sono i giovani gli invitati a queste Giornate di fine anno. Una generazione detta “senza”: senza fretta di crescere, senza un lavoro stabile e prospettive certe, senza la speranza di costruire una famiglia, senza spazi dove la loro presenza sia significativa e abbia la capacità di essere incisiva. Eppure l’età giovanile è quel periodo fecondo in cui si gettano le basi per le scelte importanti della vita, in cui l’individuo stabilisce, grazie alla scelta di un’ossatura culturale e spirituale, quale uomo vuole e può essere. Ecco perché l’invito è soprattutto per loro, chiamati a ricordarsi del Creatore nella loro giovinezza (cfr Qo 12,1), sollecitati a dedicare a sé stessi e alla loro relazione con Dio, con gli altri e con le vicende che segnano la storia dell’umanità queste Giornate di passaggio tra il vecchio ed il nuovo anno.

 

 
di Sara Martini
Presidente nazionale FUCI


[1] M. FERRARI, Fedeltà nel tempo. La spiritualità dell’anno liturgico, Dehoniane, Bologna 2010, pag.59

[2] P. GIUNTELLA – V. GIUNTELLA, Il gomitolo dell’Alleluja. Di padre in figlio il filo della fede, AVE, Roma 2009, pag. 90

[3] A. GRILLO – M. FERRARI, La riforma liturgica e il Vaticano II. Quale futuro?, Pazzini Editore 2009, pag.34

[4] R. REPOLE, Il gusto del pensiero. Lettera a un giovane studente, EDB, Bologna 2009, pag.54

Verso la XIV assemblea

Unitarietà: il calore dell’essere famiglia

 
“Che cos’è l’Azione Cattolica? Ne abbiamo parlato molto, ma mi pare che sia soprattutto una realtà di cristiani che si conoscono, che si vogliono bene, che lavorano assieme nel nome del Signore, che sono amici essendo sempre più un cuor solo e unanima sola cercano di servire la Chiesa”.
Con queste parole Vittorio Bachelet chiudeva la seconda Assemblea Nazionale dell’ACI e non c’è modo migliore per spiegare uno dei termini chiave della nostra associazione.
L’unitarietà troppo spesso ci sembra una meta da raggiungere ma a cui possiamo solo aspirare non è così: se guardiamo alle nostre realtà parrocchiali essa gi si realizza nel nostro stare insieme mettendoci a servizio ciascuno secondo il proprio carisma.
Il bello dellAzione Cattolica proprio questo; scoprire di essere tante specificità accomunate per da uno stesso elemento: lunità davanti ad ununica mensa.
L’appartenenza all’Associazione è il filo che lega generazioni diverse in un unico spirito di comunione per far sì che si realizzi un progetto, unesperienza di Chiesa viva.
Nello statuto, infatti, la partecipazione degli aderenti viene definita “un segno della unità della Chiesa in Cristo” (art. 4).
Ma nella pratica che cosa significa unitarietà?
Talvolta le esigenze organizzative ci portano ad esperienze divise per settore ma resta forte in noi la tensione verso l’unità, proprio come in una famiglia, e questo lo si vede chiaramente negli incontri quali le assemblee associative.
Nei nostri gruppi seguiamo un percorso comune che privilegia la formazione delle persone e la cura delle relazioni; l’orizzonte è unico a cui tendiamo ed è quello di diventare santi insieme , ed un obiettivo trasversale per tutte le realtà che un individuo si può trovare a vivere: fanciullo, giovane, adulto, lavoratore, studente, sacerdote, coniuge, figlio, genitore, nonno, pensionato…
L’ingrediente speciale dell’essere AC sono i compagni di strada che, nel cammino verso la santità, sanno, a seconda dell’età, infonderci entusiasmo o trasmetterci la loro esperienza. Diventiamo grandi insieme (inno Cè di Più) l’essenza dell’unitarietà il suo farsi Volto attraverso i volti di tante persone che si rendono disponibili, certe che ci sar il calore di una Famiglia a sostenerli lungo la strada.

 
di Giulia Diletta Ongaro
L’Azione, domenica 14 novembre

Chiamati a servire il bene di tutti

 

Il 13 novembre a Roma si è tenuto il Convegno per gli amministratori locali, aderenti all’Azione cattolica, impegnati nelle amministrazioni locali a vari livelli


 
Sono arrivati in più di trecento da tutta Italia. Amministratori locali provenienti dalle fila dell’associazione, collocati da sinistra a destra, passando per il centro. O non collocati affatto perché a disagio nei partiti. Convocati a Roma per il primo appuntamento del genere organizzato dall’Ac. Lo scopo lo spiega il presidente Franco Miano: «Riscoprire la comunione che ci lega, stimarci a vicenda, prometterci un impegno reciproco per lavorare insieme al bene delle città e delle persone». Ma non solo: partendo dai territori, l’associazione vuole avviare un dialogo con i politici «per rispondere in modo concreto agli appelli del papa e del cardinale Bagnasco per rinnovare e qualificare la presenza dei credenti in politica».
Incontro AministratoriC'è di piu - Incontro col PapaLa maggior parte del tempo se n’è andata per ascoltare le esperienze, le scelte e le sofferenze dei partecipanti. Ma l’appello che non ti aspetti viene da politici di lungo corso come Beatrice Draghetti e Franco Antoci – presidenti delle province di Bologna e Ragusa -, o da “new entry” come il consigliere regionale della Lombardia Fabio Pizzul, da sindaci e assessori delle grandi e piccole città. Persone adulte e vaccinate, con una lunga storia nell’associazionismo cattolico, che magari hanno già alle spalle incarichi in circoscrizioni, comuni, province, regioni (qualcuno ha passato più di una stagione nei palazzi romani). Eppure vogliono confessare una fragilità: hanno scelto il servizio politico «come naturale conseguenza della formazione cristiana», ma in questo momento, «di fronte a tanta confusione e divisione», chiedono alla Chiesa e all’Ac di «stare accanto». Senza ambiguità, senza collateralismi. Più o meno «come si fa in famiglia».
Parlano, soprattutto si raccontano. Fanno riferimento ai ripetuti appelli di Benedetto XVI e del cardinale Bagnasco perché parrocchie e diocesi formino «una nuova generazione di laici» impegnati in politica, perché chi è già sul campo superi gli steccati delle appartenenze riconoscendosi in uno stile di autentico servizio e nei valori essenziali: la dignità della persona, la vita, la famiglia, il lavoro, la legalità e la lotta alle mafie, la moralità nella sfera pubblica.
Una particolare attenzione è rivolta alla scuola. Beatrice Draghetti, presidente della provincia di Bologna ed ex responsabile nazionale dell’Acr: «Investiamo sul sapere, basta con il dibattito stucchevole tra scuola pubblica e privata». Tanto sui contenuti quanto sullo stile si intravede un compito specifico dei politici credenti: bonificare le relazioni, svelenire i conflitti, cercare ciò che unisce. «La Chiesa e l’Ac – riprende Fabio Pizzul, da pochi mesi consigliere regionale del Pd lombardo – possono assumersi il grande compito di educare a pensare», perché «è questa la premessa essenziale della partecipazione civica». Tutti ammettono che in parrocchia e in diocesi hanno imparato a essere corresponsabili, a interessarsi. E che questa palestra, in fondo, può essere una marcia in più. «Sono in politica perché nelle nostre salette ho ricevuto un input forte – racconta Franco Antoci, Udc, presidente della provincia di Ragusa –. Diamo questa possibilità anche ai giovani, rispolveriamo le scuole di formazione socio-politica, insegniamo a fare la gavetta, educhiamo a non vivere la politica come un lavoro».
Poi ci sono le voci delle città. Sindaci, assessori e consiglieri del Nord, del Sud e del Centro che condividono l’affanno delle scarse risorse e dei milleuno problemi (malavita, dissesto idrogeologico, economia in panne…), ma che non rinunciano a portare più in là la speranza. La parola d’ordine è «sussidiarietà», ma «quella vera» specifica il giovane consigliere di Forlì-Cesena Gabriele Borghetti, quella «che libera le potenzialità dei territori». Vietati i piagnistei, essere «responsabili» – dice un primo cittadino siciliano – significa anche cogliere «il bello e il buono dei tempi che viviamo». Soprattutto per lanciare un segno ai giovani.
Ecco, i giovani. Bagnasco e Benedetto XVI si rivolgono con speranza alle nuove generazioni. E la loro richiesta è simile a quella dei “colleghi” più navigati: avere «compagnia». «Se mi candidassi al comune di Napoli – spiega Giuseppe Irace –, ci vogliono 4/5mila voti. Dovrò entrare nelle dinamiche del consenso, qualcuno deve starmi accanto perché non ne resti schiacciato». Una dimensione altra rispetto a quella di Lara Sammarini, consigliera di Savignano sul Rubicone. Lei il passo già l’ha fatto, e per entrare in Aula le sono bastati più o meno 150 voti. Ma anche nel piccolo centro «cattolici di centrosinistra e di centrodestra sono divisi», magari su questioni di poco conto. La realtà è anche questa, ci sono le beghe, i dispettucci, le rivalità. Roba che potrebbe spaventare Gianmaria, di Albenga, che l’anno prossimo vuole buttarsi nella mischia. «Nient’affatto, ci voglio provare, mi pare che i tempi ci chiedano qualcosa in più, uno scatto di generosità…».
Ha chiuso i lavori monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano e presidente della commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro. La sua lectio ha messo a fuoco anche un suggestivo parallelo tra celebrazione eucaristica e impegno: «Ho l’impressione che il deficit di bene comune nasca forse da una debolezza con cui si celebra l’eucarestia nelle comunità». Come celebro, ha concluso Bregantini, «così vivo». Il vescovo, rintracciando analogie tra il tempo attuale e quello in cui Paolo scrisse ai Romani, ha indicato alla fine l’esempio di Angelo Vassallo, il primo cittadino di Pollica ucciso due mesi fa. Parte un lungo applauso. L’oggi della politica non è solo a tinte scure.

 
di Marco Iasevoli,
Sito AC Nazionale, 16 novembre, 2010

L'Ultimo e/è il Primo

L'Ultimo e/è il Primo
La Pastorale Giovanile di Vittorio Veneto, in collaborazione con l’Azione Cattolica, il Centro Diocesano Vocazioni, il Seminario Vescovile, ed il Movimento Giovanile Salesiano del Collegio Immacolata, propone:
 

L’Ultimo e/è il Primo

 
una proposta di servizio, condivisione e preghiera, per i giovani dai 18 ai 35 anni, che intendono vivere in modo diverso gli ultimi giorni dell’anno.

Trascorreremo la fine dell’anno in diverse strutture e realtà presenti nella nostra Diocesi, con persone che altrimenti sarebbero sole e senza festa.

Non sono richieste particolari abilità: solo la disponibilità ad “essere semplicemente accanto”, con un sorriso, una canzone, una tombola…
 
 
 
Questo il programma:

giovedì 30 dicembre 2010

ore 10.00: arrivi e sistemazione presso il Seminario Vescovile di Vittorio Veneto;

accoglienza, conoscenza e preghiera insieme;

pomeriggio: visita e conoscenza delle diverse realtà di servizio
sera: testimonianze e condivisione

venerdì 31 dicembre 2010 *

mattina: preghiera, lavoro organizzativo e preparazione
pomeriggio-sera: servizio nelle diverse realtà e strutture

veglia di preghiera presieduta dal Vescovo **

auguri e rinfresco!

sabato 1 gennaio 2011

Santa Messa
ore 10.30: Saluti e conclusione

 


 
Note varie:

* C’è la possibilità di arrivare il 31 dicembre, per chi fosse impossibilitato a partecipare a tutta l’esperienza.

** La veglia del 31 dicembre in seminario è aperta a tutti, anche a chi non partecipa all’intera esperienza.

Munirsi di: sacco a pelo o lenzuola per le notti; Bibbia; eventuali strumenti musicali.

Contributo spese: 10 €.

Puoi scaricare la locandina a colori (417 KB).

Per maggiori informazioni,

  • contattare don Roberto Bischer (328/7213058)
  • o scrivere allo staff (uep PUNTO staff CHIOCCIOLA gmail PUNTO com).

Iscrizioni entro il 20 dicembre, o compilando il form sottostante, o spedendo il tagliando di iscrizione (parte del depliant scaricabile (128 KB)).
 


 

Modulo di iscrizione

Nome *

Cognome *

Data di nascita (giorno/mese/anno) *


Indirizzo di casa *

Eventuale frazione

CAP

Comune *

Provincia

Parrocchia *


Indirizzo Mail *


Telefono *


Altro recapito

Professione

Svolgi un servizio in parrocchia? Se sì, quale?

Aderisci ad un’associazione e/o movimento ecclesiale? Se sì, quale?

Eventuali note

I dati sono raccolti in conformità con il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, ed i successivi provvedimenti.

Acconsento alla loro trasmissione *


No

In 100mila con il Papa


 

Dalla nostra Diocesi sono partiti 270 ragazzi, giovani, educatori, adulti

 
Sabato 30 ottobre, l’Azione Cattolica ha promosso a Roma l’incontro nazionale “C’è di Più diventiamo grandi insieme”, incontrando il Santo Padre Benedetto XVI in Piazza S. Pietro. Dalla nostra Diocesi di Vittorio Veneto sono partiti 270 tra ragazzi, giovani, educatori, C'è di piu - Incontro col Papa adulti che hanno accompagnato alcuni dei più piccoli, cinque sacerdoti e un viaggiatore speciale, il nostro Vescovo Corrado. La sua presenza in mezzo a noi è stata ricca di significato, per le parole che ci ha rivolto alla partenza a Conegliano e a Firenze, quando ci siamo fermati per momento di preghiera. Molto significativo anche il modo in cui ha scelto di partecipare all’incontro, viaggiando con noi, facendosi vicino ai nostri ragazzi. La preghiera a Firenze, in una struttura messa a disposizione dalla parrocchia, ha posto l’accento sulla necessità di rinnovare continuamente il legame di amicizia con Gesù, con la consapevolezza che Lui è sempre pronto a riaccoglierci anche quando ci allontaniamo. E’ stato un bel momento di comunione anche con la parrocchia chi ci ospitava, perché, pur provenienti da strade diverse, guardiamo alla stessa meta: l’incontro con Gesù Cristo, perché con Lui C’è di Più. Comunione che si è poi manifestata completamente sabato mattina quando il Papa è stato in mezzo a noi (più di 100mila persone dalle diocesi di tutta Italia) e ha risposto alle domande di alcuni ragazzi e giovanissimi di Azione Cattolica che hanno nell’associazione un luogo privilegiato per crescere come cristiani. Momenti difficili da dimenticare. La festa è stata grande proprio perché ci sono stati anche questi compagni di viaggio, così vicini a Gesù, che ci hanno aiutato a riflettere ancora una volta sull’amore di Dio per tutti i suoi figli.

 

La festa-incontro dei Giovanissimi in piazza del Popolo

 
Venerdì 29 ottobre alle 13:30 siamo partiti da Oderzo: destinazione Roma! Già in corriera si poteva sentire la gioia che aumentava nell’avvicinarsi all’incontro che aspettava me, gli altri giovanissimi e ragazzi dell’ACR. Anche se le ore di riposo sono state poche, la stanchezza era l’ultima delle preoccupazioni. Era la prima volta che andavo a Roma, per cui l’entusiasmo era forte.
La mattina di sabato eravamo quasi 100 mila ad ascoltare il Papa; nonostante la lontananza dal Santo Padre le sue parole riuscivano ad arrivare nei nostri cuori. Nel pomeriggio ci siamo divisi, giovanissimi e acierrini. Noi giovanissimi siamo andati in Piazza del Popolo, dove ci aspettava una festa grandiosa.C'è di piu - Jane e don Luigino Arrivati lì ci siamo seduti per terra, ma poco dopo, presi dall’entusiasmo che si era creato, ci siamo alzati in piedi a ballare, a cantare, ad ascoltare, ad intravedere quel c’è di + in ogni testimonianza.
Sono venuti a raccontare il loro vissuto spirituale: Simona Atzori , Cesare Prandelli, Luca Zingaretti, Pietro Napolano, Roberto Vecchioni e Don Luigi Ciotti. Mi ha colpito fortemente Simona Atzori (ballerina e pittrice): se per tutti noi due braccia in meno sono due meno ben rilevanti, lei è riuscita a farne la somma per trovare quel grosso + che il Signore le ha donato. Ho scoperto il c’è di + in nuove emozioni, in nuovi amici e animatori, ma soprattutto quel c’è di + che nella messa ad Orvieto abbiamo incontrato come conclusione di questi tre giorni, tre giorni in cui nell’aria c’era qualcosa di speciale.

 
Giulia De Piccoli, L’Azione, 7 novembre 2010

 

50mila Acierrini a Villa Borghese per un pomeriggio indimenticabile

 
È stato facile per lo sguardo dei ragazzi andare oltre … perdersi tra i sorrisi dei 50mila acierrini che si sono dati appuntamento a Villa Borghese. Volti emozionati e coinvolti dalla musica e dalla bolla di allegria esplosa in Piazza di Siena, ma anche impreparati e stupiti davanti alla moltitudine di ragazzi, educatori e genitori giunti da tutte le diocesi d’Italia per vivere insieme quel di più dell’incontro nazionale dell’ACR. In una esperienza eccezionale un pomeriggio interamente dedicato ai ragazzi nel rispetto e cura della loro età: i percorsi hanno coinvolto separatamente elementari e medie, C'è di più - L'AC di Vittorio Venetooffrendo un’esperienza fatta “su misura”.
Chiacchierando con loro, sulla strada del ritorno abbiamo raccolto delle parole-chiave che racchiudono le loro impressioni, le loro emozioni e il forte desiderio di compagnia e amicizie originali.
Per Carlo Emilio la parola-chiave è “diversità”, tutti diversi nel modo di parlare, di vestire … ma tutti uniti nel modo di fare festa. “A nostra disposizione” dice Mathias “perché la mattina abbiamo avuto Papa Benedetto tutto per noi e, alla festa poi, c’erano tanti educatori e volontari che hanno lavorato per farci divertire”. “Bello” sorride Giada, 8 anni, “perché c’era la musica e abbiamo ballato insieme a tanti ragazzi allegri e felici”. Martina e Alice mi rispondono “voglia di divertirsi insieme” mentre per Chiara la parola chiave è “accoglienza”, “perché”, dice, “ tutti avevamo voglia di giocare e non vedevamo l’ora di conoscere altri ragazzi approfittando il più possibile di questo tempo per stare insieme. È stata una forza!”.
Alla domanda “qual è il ‘di più’ che hai scoperto nella grande festa dell’incontro unitario?” ci sembra non potesse esserci miglior risposta di quella di Riccardo: “ lo Spirito di ACR” e cioè quella gioia speciale che nasce da Gesù, visto negli occhi dell’altro e incontrato nel profondo del proprio cuore.

 
Chiara Marcandella e Luca Drusian, L’Azione, 7 novembre 2010