VANGELO DEL GIORNO

Il Vangelo del giorno

CALENDARIO

Domenica 19 Maggio

NEWS ACVV

ISCRIZIONI CAMPI ESTATE 2019
Da lunedì 6 maggio sono aperte le iscrizioni ai campi per quanti, ragazzi, giovani ed adulti non iscritti all'Azione Cattolica, desiderano parteciparvi. Per info: Ufficio diocesano 0438/940374, sito www.acvittorioveneto.it.

Apertura di Casa Cimacesta
Casa Cimacesta, in vista dell'ormai vicino inizio dei campi scuola, ha bisogno di un accurato riordino delle villette e degli spazi esterni. Chiediamo di dedicare uno dei prossimi fine settimana a chi, conoscendo la realtà della Casa e condividendone lo scopo, desidera partecipare ai lavori di apertura, segnalando la propria disponibilità in Ufficio diocesano (0438/940374). La proposta potrebbe essere un'opportunità, per i gruppi 18enni e giovani, di condivisione di una giornata nel servizio. Questi i fine settimana: 25-26 maggio; 1-2 giugno; 8-9 giugno.

Incontro di spiritualità adulti e terza età
Terzo appuntamento di spiritualità in programma per sabato 25 maggio a Motta di Livenza, Basilica della Madonna dei Miracoli. Dopo l'accoglienza iniziale, alle 9.30 santa Messa cui seguirà la riflessione sul tema :"Di generazione in generazione... Maria madre della vita". Ci sarà poi uno spazio adeguato per le confessioni; le conclusioni intorno alle 12.15. Per iscrizioni ed informazioni: Ufficio diocesano AC 0438/940374.

Gli adultissimi incontrano Papa Francesco Anche un gruppo di adultissimi della nostra diocesi partecipa all'incontro con Papa Francesco mercoledì 29 maggio, in Piazza San Pietro. Il programma prevede poi la celebrazione della Santa Messa in Basilica con il cardinale Angelo Comastri, cui seguiranno le testimonianze di adulti, nonni e nipoti dell'Ac.

EVENTI

Festa Unitaria 2019 - Sapore di Sale Incontro Nazionale Adultissimi - Di Generazione In Generazione Estate Eccezionale 2019 AC Vittorio Veneto on Facebook AC Vittorio Veneto on Twitter AC Vittorio Veneto on YouTube

Incontro di preparazione al Campo di servizio a Sarmeola


 
In preparazione all’esperienza di Servizio a Sarmeola che si terrà da lunedì 22 a lunedì 29 agosto 2010, si è pensato per i partecipanti un primo incontro:

Venerdì 2 luglio
Conegliano, Parrocchia di San Pio X
alle ore 2030 (in canonica)


 
C’è ancora qualche posto per nuove adesioni a questa proposta di Servizio.
Chi è interessato, può richiedere informazioni quanto prima. Il tempo stringe e urge.
 
Per Informazioni:
don Alessio Magoga: alessio.magoga@alice.it; 340.8563341.
Ufficio diocesano AC: azionecattolica.vittoriovenetocooppapaluciani5.191.it; 0438.940374.
 
Per informazioni sul Campo di Servizio a Sarmeola:
si può vistare anche la pagina dei Campiscuola Servizio.

D'Estatevi 2010

 
 

MODULO DI ISCRIZIONE

Nome *

Cognome *

Genere
  Donna  Uomo

Comune di nascita *

Data di nascita (giorno/mese/anno) *
 
 

Indirizzo di casa *

Eventuale frazione

CAP

Comune *

Sigla provincia

Parrocchia *

Indirizzo Mail *

Telefono *

Altro recapito

Eventuali note

 
N.B.: L’iscrizione si considererà confermata solo al versamento in Azione Cattolica di un acconto pari a 50 €: o di persona presso l’Ufficio, o tramite il Conto corrente bancario IT 29 H 02008 62191 000004292188.
I dati sono raccolti in conformità con il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, ed i successivi provvedimenti.
All’incontro del 23 luglio sarà possibile saldare la quota di partecipazione e perfezionare il trattamento dei dati personali.
 

Per ora acconsento alla loro trasmissione *

  Sì
  No

 

Quando l’AC viene scoperta da Adulti

Cimetta di Codognè, un esperienza significativa“

 
Io sono di AC da sempre,solamente non ne ero consapevole. Fino a qualche anno fa non conoscevo l’esistenza dell’Associazione. Ho imparato a conoscerla attraverso i miei figli che ad un certo punto della loro vita l’hanno incontrata ed hanno iniziato a far parte dei gruppi di ACR. Accompagnando loro,ho avuto l’occasione di conoscere gli animatori: è stata per me una scoperta sensazionale.
Vederli costantemente impegnati nel seguire i nostri figli, avendo unicamente a cuore la loro crescita umana e spirituale come fossero per loro dei fratelli più piccoli, mi ha fatto riflettere sulla mia esperienza di giovane impegnata in parrocchia; su quando,con l’entusiasmo tipico dei giovani,ero alla ricerca di una realizzazione personale che passasse attraverso la formazione ed il servizio, la crescita interiore e la coerenza con le mie radici cristiane. E’ stato inevitabile il confrontarmi con loro e chiedermi che fine avesse fatto quella ragazza così determinata nel voler vivere al meglio la propria vita dedicandola , almeno in parte, al bene della sua comunità.
Che fine avevano fatto i giovani che con me avevano condiviso quel fecondo periodo della giovinezza, ricco di iniziative a favore della parrocchia, al seguito delle suore che ci spronavano e del parroco che vigile ci sosteneva? Di fatto, nessuno di noi aveva mai smesso di sentire il bisogno di dedicare un po’ del proprio tempo alla sua comunità; semplicemente, eravamo alla ricerca di una forma nuova di servizio, di uno spazio giusto per noi, giovani adulti con disponibilità e priorità diverse da quando eravamo solo dei ragazzi. La risposta a questa esigenza è stata l’Associazione Parrocchiale, nata a Cimetta grazie alla collaborazione di alcuni dei nostri giovani con i loro coetanei di Codognè, centro dell’Unità Pastorale e sede di una storica Associazione Parrocchiale. Ancora una volta i giovani sono stati i primi a credere nell’Unità e a lavorare insieme per realizzarla.
Inizialmente erano presenti all’interno dell’Associazione i giovani ed i ragazzi di ACR. Noi adulti, seppur entusiasti di questa presenza,non eravamo ancora consapevoli dell’enorme potenzialità che essa rappresentava per noi tutti. Quando mi è stata fatta la proposta, sei anni fa, di far parte in modo attivo dell’Associazione, non mi sono presa tanto tempo per decidere. Quello che avevo visto fare dai nostri educatori di AC era da solo un motivo sufficientemente valido per appoggiare e favorire in qualsiasi modo il loro lavoro in parrocchia tra i nostri figli. Con questo intento ho accettato di ricoprire un ruolo di responsabilità pur rendendomi conto di non sapere molto di Azione Cattolica. Con la partecipazione attiva ho scoperto la solida bontà del progetto che ci sta dietro: nulla è improvvisato o lasciato al caso; c’è un progetto formativo basato sul Vangelo di Gesù, messo a punto di anno in anno, proposto a livello nazionale e strutturato in modo specifico per ciascun settore componente l’Associazione.
Mi sono sentita a casa, accolta, malgrado le prevedibili lacune della mia formazione. Ho imparato che, più grande è la responsabilità ricoperta, maggiori sono lo spirito di servizio, l’attenzione e la cura verso ogni singolo componente del gruppo. Questa particolare attenzione per le relazioni è fondamentale e diventa il biglietto da visita di ogni associato.
Ora stiamo camminando su questa strada tutti insieme, ragazzi giovani e adulti. I più piccoli, affidati alle cure degli educatori, crescono in un ambiente sano dove imparano a conoscere Gesù. I giovani, con il loro servizio supportato dal cammino di formazione personale, arricchiscono tutta la comunità e stimolano in noi adulti un comportamento più responsabile verso i fratelli.

 
di Luigina Gardenal
L’Azione, domenica 20 giugno 2010

Per i giovani di AC un’estate straordinaria


 
L’estate è alle porte, e io, giovane, vedo grandi possibilità aprirsi di fronte a me. Lontano dai banchi di scuola, o al riparo da esami imminenti, oppure durante il meritato riposo dopo le fatiche del lavoro … Questo tempo è tutto per me!
Ma che fare? Abituato ad un cammino fedele, che si sviluppa magari fra percorso di gruppo in parrocchia e servizio ai più piccoli da animatore; come posso investire al meglio questi scorci preziosi di Come puntare davvero in alto, per non volare a mezz’aria, per non restare senza la possibilità di slanci verticali? Cosa sono in grado di fare io, che corro il rischio di farmi trascinare chissà dove, magari da “amici” che mi propongono “grande divertimento” ma che lascia il vuoto al termine del giorno? Cosa posso fare in questa lunga estate?
Una possibile risposta ce l’ha l’Azione Cattolica. Il cammino dell’anno non si interrompe con l’inizio dell’estate, anzi! L’ordinarietà dell’itinerario quotidiano passa il testimone alla stra-ordinarietà e all’intensità delle proposte estive. Davvero tante e per ogni età le proposte del Settore Giovani di AC. Dai 14-15enni agli Issimi, dai 18enni ai Giovani… Tutte con un unico intento, quello di avvicinare ogni giovane a Dio e al vero se stesso. Con semplicità, ma anche con grande Intensità, con entusiasmo ma anche con una buona dose di fatica e impegno…
Tre i pilastri che reggono le varie proposte estive: pregare, condividere, testimoniare., le stesse tre parole che sorreggono l’ordinario del cammino, come suggerisce la regola dei giovani. Si tratta di verbi, per esprimere la dinamicità e la progressione. Le proposte infatti, mutano con il camminare e il crescere della persona.
La preghiera innanzitutto, fondamento su cui poggiare la nostra vita. È la sete di infinito che ci spinge a pregare. Vogliamo insieme conoscere e incontrare il Signore, perché tutto ciò che c’è intorno a noi è bello ma non ci basta. Con Lui, solo con Lui, possiamo fare cose grandi!
La preghiera ci introduce alla condivisione. Condividere è uno stile, quello stile con cui ti apri agli altri, ponendo costantemente l’attenzione alle persone che ci sono accanto. Condividere diventa naturale perchè scaturisce dal luogo che più insegna a vivere la fraternità così come Gesù l’ha pensata, la Chiesa. E l’Azione Cattolica è per noi il modo di stare nella Chiesa, perché è un luogo dove intrecciare relazioni autentiche e vere, un luogo di gioiosa comunione.
 
E infine la testimonianza. Anche quest’estate possiamo camminare sulla strada della santità crescendo nella capacità di amare Dio e gli uomini. Molte le persone che incroceremo sui sentieri di Cimacesta o dei luoghi dell’estate. Ogni incontro, una possibilità nuova. Ma per crescere come testimoni siamo chiamati a osare nella speranza. Come giovani possiamo e dobbiamo essere e fare molto.
 

 di Jane e Michele
L’Azione, domenica 13 giugno 2010

JPII GAMES 2010

Silvia Lucchetta racconta…


 
Si parte. Sette e trenta della mattina, pulmini fuori dal cancello stipati di valigie FIPAV e di ragazze in divisa bianca e azzurra un po’ assonnate e un po’ elettrizzate. Si parte; ci lasciamo alle spalle l’Acquacetosa e imbocchiamo l’autostrada per Fiumicino. Cosi ha inizio il nostro viaggio in Israele, senza molte informazioni né tante aspettative.
Sono Silvia Lucchetta, vengo da Cimetta di Codognè, faccio parte dell’Azione cattolica e da nove mesi ormai vivo a Roma, nel centro sportivo Acquacetosa, insieme alle mie compagne di squadra. Siamo il Club Italia, una selezione nazionale giovanile di pallavolo.
Abbiamo partecipato al pellegrinaggio organizzato dall’Opera Pellegrina Romana in Terra Santa per la settima edizione dei JPII GAMES 2010 in onore di Giovanni Paolo II. Il CONI. (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) collabora con questa iniziativa e questo è il motivo della nostra presenza qui. Siamo partite il 23 aprile da Fiumicino dopo almeno due ore di coda per superare i rigorosi controlli israeliani. Da subito ci siamo trovate circondate da personaggi seriosi e distinti che solo vagamente riconoscevamo come membri della Federazione Italiana Pallavolo. Insieme a loro qualche sacerdote e alcune persone dall’aspetto comune. Con tre ore d’aereo arriviamo all’aeroporto di Tel-Aviv e prendiamo un pullman che si porterà alla prima tappa del nostro viaggio. Infatti si comincia subito: sono le quattro circa del pomeriggio e ci dirigiamo verso Gerusalemme, dove faremo un percorso senza scendere dal pullman. Conosciamo subito la nostra guida, Andrea, un israeliano cristiano che già dai primi minuti comincia a parlare al microfono e a illustrarci ciò che vediamo dal finestrino. E’ Gerusalemme, la parte vecchia della città. Vediamo le mura chiare, le stradine, le case: tutto ci sembra strano e molto molto estraneo. Comincia a farsi sera mentre arriviamo al nostro albergo a Betlemme. Scarichiamo i bagagli, cerchiamo le nostre camere, ceniamo. Guardo le mie compagne e vedo nei loro volti la mia stessa stanchezza e un po’ di disorientamento.
SABATO 24 APRILE. E’ il primo vero giorno del pellegrinaggio. Sveglia prestissimo; colazione di corsa e subito in pullman. Siamo un gruppo di cinquanta persone. “Nella mattinata visiteremo Betlemme, pranzeremo insieme e poi andremo a Gerusalemme” è Andrea che, sveglio e pimpante, subito comincia le sue spiegazioni.
Visitiamo la Basilica della Natività. E’ immensa, con delle decorazioni spettacolari. Dentro vi è un silenzio assoluto, ogni tanto interrotto dai canti di qualche gruppo di fedeli. Andrea ci porta verso il fondo della chiesa, verso il grande altare, ma poi si infila in un corridoio laterale e ci troviamo in mezzo a una fila di persone. Siamo tutte u po’ contrariate: la coda è interminabile, siamo stanche di stare in piedi, non sappiamo cosa stiamo per vedere. Ecco che Andrea si precipita da noi e ci spiega, nel suo italiano un po’ improvvisato, che stiamo per entrare nella grotta dove Gesù è nato.
Le espressioni delle mie compagne cambiano da così a così e ci guardiamo stupite ed emozionate. L’ora di fila sembra passare in un attimo e improvvisamente di fronte a noi compare una porticina. La nostra guida gesticolando ci chiede calma e silenzio. Entriamo, una dopo l’altra, abbassandoci perché la porticina sembra minuscola. E’ come entrare in un altro mondo. Dagli spazi immensi della Basilica ci troviamo in uno spazio piccolissimo, dai soffitti talmente bassi che le mie compagne più alte sfiorano con il capo.
Siamo tutti pigiati gli uni sugli altri, e ci muoviamo verso il centro della grotta.
La c’è uno spazio scavato in basso. Sul pavimento, una grande stella: come ci sussurra Andrea, in quel preciso luogo è nato Gesù. Tutte ci inginocchiamo, a turno, in silenzio, e per la prima volta da quando sono arrivata in Terra Santa sento l’emozione che mi fa rabbrividire. Usciamo dalla Basilica nella grande Piazza della Natività, sotto il sole cocente. E’ una giornata splendida. Nel pomeriggio siamo a Gerusalemme, destinazione: il Monte degli Ulivi. Ancora non lo sappiamo, ma questa visita darà una svolta alla nostra esperienza in Israele. Entriamo in uno splendido giardino di ulivi grandissimi. Siamo al Santuario Getsemani: orto degli ulivi, le ultime ore di passione di Gesù prima della crocifissione. Ci raduniamo tutti fuori dal santuario. Don Savino, il sacerdote che ci accompagna, inizia il momento di preghiera. Tutto cambia: mi sento in un’atmosfera completamente diversa. Sono circondata dagli ulivi, dai miei compagni di viaggio assorti in preghiera, c’è un vento leggero che ci solletica la pelle. Non avevo mai visto le mie compagne di squadra così, con gli occhi chiusi, le mani unite. Mai come in quel momento, però, le ho sentite vicine. Ripartiamo dal Monte degli Ulivi con un altro spirito nel cuore.
Gerusalemme, città vecchia. Arriviamo alla Basilica erroneamente detta “del Santo Sepolcro”; il vero nome della Basilica, come precisa subito Andrea, è “Basilica della Resurrezione”. E’ una chiesa che appartiene a quattro diversi gruppi religiosi: armeni, ortodossi, francescani ed ebrei. Ognuno ha dei tempi e degli spazi proprie per celebrare le messe. L’atrio principale della Basilica è occupato da una grande e alta struttura chiusa: è l’esterno della Grotta del Santo Sepolcro. Una lunghissima fila ne circonda il perimetro fino al minuscolo ingresso. Ci inseriamo anche noi fra le persone più diverse: donne in abiti leggeri e coloratissimi, suore in abito nero, uomini con il turbante. La coda è estenuante. Dopo più di un’ora siamo nelle vicinanze del minuscolo ingresso, e a quel momento non riusciamo più a scherzare e ridere fra noi perché ognuna si chiude in riflessione, nell’attesa e nella curiosità di quello che vedrò. Entriamo nel Sepolcro: è uno spazio ancora più stretto della grotta della Natività, dobbiamo stare in file di due per poterci muovere. Ritorna subito quell’atmosfera quasi magica. Ecco nel fondo della grotta il Sepolcro di Gesù. E’ un pezzo di pietra comune, ma il Signore là è stato deposto: ci inginocchiamo, e non è un gesto dovuto alle circostanze, è spontaneo, sincero. Uscite dal sepolcro e dalla basilica siamo stanche, ma lo spirito dentro di noi è sempre più vivo. Per finire la giornata, c’è la messa a Gerusalemme. La celebriamo in una chiesa grandissima, che accoglie tutti i partecipanti al pellegrinaggio: settecento persone riempiono la basilica. Al termine della messa risaliamo nei pullman e torniamo al nostro albergo.
DOMENICA 25 APRILE. E’ il giorno dedicato allo sport. Ci svegliamo presto, come al solito, e dopo un’abbondante colazione saliamo nel pullman. Oggi tocca a noi: siamo noi le protagoniste della mattinata. Prima ci saranno le nostre partite di pallavolo, poi si continuerà con la maratona. Nel pullman ci vengono spiegate alcune cose: giochiamo al check point fra Israele e Palestina, in uno spiazzo di cemento, contro una squadra palestinese e una israeliana. Il resto dei partecipanti al pellegrinaggio partirà dalla Piazza della Natività e si radunerà attorno al nostro campo di pallavolo dopo due chilometri di corsa. Siamo tutte piuttosto agitate, emozionate. Ci sentiamo finalmente nel nostro ambiente, ma c’è qualcosa di più che ci si agita dentro: rappresentiamo l’Italia, ma il nostro compito ha poco a che vedere con il mondo tecnico e sportivo. Siamo qui per rappresentare la pace, per portare gioia e allegria, per unire due popolazioni divise con la pace che lo sport sa dare. Questi sono i pensieri che mi attraversano mentre andiamo verso il check point e vediamo il paesaggio interrotto dal muro di divisione fra i due paesi, mentre incrociamo i militari armati che controllano il check point, sono i pensieri che cerco di esprimere nel miglior inglese possibile all’intervistatore che mi fa alcune domande prima delle partite. Cominciamo il riscaldamento: il sole brilla sopra di noi, il cielo è azzurro senza nuvole. All’improvviso sentiamo un coro di voci e i primi maratoneti appaiono dalla strada: sta arrivando la maratona, è ora di inziare. Centinaia di persone circondano il campo e scattano foto, ci sentiamo un po’ imbarazzate e molto onorate dell’attenzione che ci viene rivolta, sorridiamo e ci guardiamo negli occhi. Arrivano le squadre avversarie: le israeliane sono ragazze giovani come noi, con il nostro stesso imbarazzo e i nostri sorrisi. Subito ci avviciniamo e ci salutiamo in inglese. Le palestinesi, invece, sono la vera sorpresa della giornata: sono donne adulte, bassine e non esattamente atletiche, che ci vengono incontro con i volti più sorridenti e disponibili che abbia mai visto in una squadra avversaria, ci spiegano in inglese che le ragazze non hanno avuto il permesso di venire e che quindi si sono offerte loro, le mamme. Subito si crea un clima di gioco e di complicità:dopo le foto di rito, tutte mescolate e abbracciate, si inizia a giocare. E’ un vero e proprio gioco:non facciamo altro che ridere e scherzare, aiutiamo in tutti i modi le nostre avversarie che probabilmente non avevano mai visto un pallone da pallavolo prima e che prendono tutto con estrema allegria.
E’ bellissimo,la gente esulta per entrambe le squadre, i bambini israeliani a bordo campo ci chiedono i nostri nomi e poi fanno il tifo per noi in coro.
E’ impossibile non sorridere. Per l’ultima partita si michiano le squadre: la palla ora passa dalle nostre mani alle mani israeliane e alle mani palestinesi; la palla è uguale per turrt,il gioco ci rende amiche: è la pace.
Alla fine c’è invasione di campo: i sacerdoti vogliono giocare con noi, abbiamo contagiato tutti; vediamo i bambini e i ragazzi israeliani a bordo campo con gli occhi che brillano, ma senza il coraggio di entrare in campo;ognuna di noi prende per mano un bimbo e lo coinvolgiamo nel gioco: è la pace.
Tutti quanti insieme siamo costretti poi a lasciare il check point e unirci alla maratona
Verso Gerusalemme. Sono otto chilometri che ci separano dalla città, e li percorriamo tra la fatica della corsa, le risate dei bambini che corrono con noi, i raggi del sole che ci abbronzano. A Gerusalemme ci sono le premiazioni.
Tutti ci sediamo su una scalinata e ascoltiamo gli organizzatori che ringraziano e annunciano i premi. Il tempo ora corre come un matto,prima che possiamo rendercene conto tutto è finito
E si è fatta ora di pranzo. Nel pomeriggio lasciamo il nostro hotel e partiamo per Gerico.
E’ la seconda parte del nostro pellegrinaggio, che ci porterò dove Gesù ha vissuto e ha parlato ai suoi discepoli.
Lunedì 26 Aprile, eccoci a Nazareth.
Il paesaggio qui è molto diverso rispetto a Betlemme e Gerusalemme, c’è molto deserto e la città sembra proiettata nel presente direttamente dai tempi di Gesù. Ripercorriamo la tappa dell’annunciazione dell’angelo a Maria con la visita alla basilica dell’annunciazione,la grotta dell’annuncio e la casa di San Giuseppe. La basilica è stupenda, e rimaniamo tutte affascinate dagli splendidi dipinti provenienti da tutto il mondo che rappresentano Maria e si susseguono lungo le mura della chiesa. Partiamo ancora e raggiungiamo il lago di Tiberiade. Qui una barca ci porta al centro nel centro del lago,dove celebriamo la messa in ricordo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Terza tappa è il monte delle beatitudini e ci raduniamo poi nel giardino dove gli apostoli si radunarono a loro volta dopo la morte del Maestro. Qui don Savino fa un momento di riflessione e preghiera. L’atmosfera è la stessa che regnava nell’orto degli ulivi: i miei compagni di viaggio assorti in preghiera, la natura che ci avvolge, il venticello che arriva dal lago.
Martedì 27 Aprile.
E’ l’ultima giornata. Abbiamo una mattinata dedicata alle ultime visite e poi prenderemo l’aereo per tornare a Roma. La destinazione di oggi,come ci spiega Andrea. è il monte del Carmelo,dove visiteremo il santuario Stella Maris. “Stella Maris” è il nome con cui è indicata Maria, è il significato del suo nome. Il santuario è quindi dedicato a lei. I minuti passano velocissimi in quest’ultima giornata e troppo presto è il momento di andare.Riprendiamo il pulman e ci fermiamo per pranzare. Indescrivibile è stata la nostra sorpresa quando, scese dal pulman,davanti ai nostri occhi si è presentata un’infinita distesa azzurra: era il mar mediterraneo,eravamo a Cesarea Marittima. Sembriamo tornare bambine : prendiamo i nostri sacchetti del pranzo e a piedi scalzi corriamo per raggiungere l’acqua. E’ stupendo : il mare è azzurro come il cielo,pulito,limpido. Ci prendiamo per mano e saltiamo, corriamo, ci scattiamo un sacco di foto,riuscendo addirittura a dimenticare la fame. Purtroppo il tempo continua a correre impazzito e troppo presto lasciamo quel luogo stupendo e partiamo per l’aereoporto di Tel Aviv.
Un’esperienza indimenticabile. Ogni dettaglio vissuto in questi giorni rimarrà impresso dentro di me. Prima di tutto l’emozione di aver camminato dove Gesù camminò duemila anni prima di me,di aver visto le tracce della Sua esistenza concreta. Poi le riflessioni maturate nei vari momenti di preghiera,pensieri che non avevano mai trovato il tempo di affiorare alla mente nella vita frenetica di sempre. Poi le persone conosciute nei viaggi in pulman, durante le ore di coda per l’ingresso alle grotte,durante i pranzi e le cene; i discorsi pronunciati dai presidenti e dai sindaci delle città di Gerusalemme e Betlemme; le città visitate così diverse dalle nostre; le persone incontrate; i sorrisi dei bambini israeliani e la loro voglia di far amicizia; il cibo pieno di pepe e spezie; i canti intonati da gruppi di fedeli alle tre di notte; il cammello su cui una mia compagna è salita; la brevissima visita al muro del pianto.
Tutto questo e ogni altro attimo vissuto in questi cinque giorni è incancellabile,come spero rimanga incancellabile l’atmosfera vibrante di pace che abbiamo respirato ogni giorno di più.

 
di Silvia Lucchetta
domenica 13 giugno 2010

A risvegliare la casa dall’inverno è bastata la Sua presenza.

16 giugno 2010 – Ultime pulizie a Cimacesta“

 
Quindici persone… eppure l’aria lassù è cambiata.
Le prime pentole in movimento, i piatti in cerca di lavaggio, le scope che spazzano dai cortili i rimasugli del lungo inverno, il profumo dell’erba tagliata, il sole e l’aria calda che torna a riscaldare ogni stanza, i secchi per le pulizie, e quelli di cera per curare ancor meglio l’accoglienza dei prossimi arrivi.
Le panchine tornano in cortile, le tende a render più belli gli ambienti. Tutto profuma di nuovo. D’estate. Quasi si sentono le grida dei primi bambini in arrivo.
Alle dodici di domenica 6 giugno anche Gesù Eucaristia torna ad abitare la casa. E’ Lui il centro. L’unico che vivrà un’intera estate di ascolto, attesa, custodia, preghiera, gioia, accoglienza, perdono, festa…lassù.
L’unica Presenza certa che non mancherà nei campi un appuntamento, un servizio, un sorriso, un abbraccio è Lui.
Affidiamo a Lui questo tempo estivo. Mettiamo nelle sue mani i bambini, i ragazzi, i 14-15enni, i giovanissimi, i 18enni, i giovani e gli adulti, i responsabili e gli educatori, tutto il personale e quanti anche per un solo giorno anche attraverso i campi dei figli, o attraverso il nostro servizio, avranno l’occasione d’incontrarLo.
A cambiare l’aria, lassù, a Cimacesta non è stato il lavoro delle 15 persone che nella gratuità hanno offerto i loro prezioso servizio per quanti arriveranno.v
A risvegliare la casa dall’inverno è bastata la Sua presenza.

 
di Diego Grando
lunedì 7 giugno 2010