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Mercoledì 14 giugno si apre l'estate nella Casa Cimacesta di Auronzo con il primo campo che vede la presenza di 58 ragazzi di quarta e quinta elementare. Provenienti da 17 parrocchie, conosceranno da vicino le vicende di Davide, cantautore di Dio. Saranno guidati dal capocampo Daniele e dall'assistente don Adriano, con Lorenzo come cuoco e Stefano capocasa. Mercoledì 21 giugno è partito il secondo campo dell'estate che vede la presenza di 81 ragazzi di prima e seconda media, provenienti da 25 parrocchie. Sono guidati dalla capocampo Silvia, dall'assistente don Angelo, con Lisetta cuoca e Nicolò capocasa. Mercoledì 28 giugno 85 bambini di quarta e quinta elementare riempiranno Casa Cimacesta per il loro camposcuola. Provenienti da 16 parrocchie avranno Stella come capocampo, don Federico assistente, Annarita cuoca e Valerio capocasa.

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“Questo per voi il segno”


Circa 300 erano i giovani presenti in Seminario a Vittorio Veneto per la Scuola di Preghiera

 

“Questo per voi il segno”. E’ stato questo uno dei pensieri che più mi ha rincorso dopo la Scuola di preghiera di venerdì. In questi giorni ricchi di preparativi per il Natale alle porte, sui giornali o alla televisione sentiamo spesso frasi del tipo “…è segno di un imbarbarimento…”, “segno di una mancanza di programmazione… di etica… di ideali… di una delegittimazione delle istituzioni… di un futuro che non si prevede per niente roseo”.
Poi entri in Seminario, la porta della cappella fatica ad aprirsi dai tanti giovani accalcati. Vengono da tutta la diocesi…e non è un modo di dire! Prendiamo gli estremi o quasi? Vidor, Motta, Sarone, Ceggia, Mel, Soligo e tante altre piccole o grandi comunità parrocchiali. Partono magari oltre un’ora prima. Qualcuno mi racconta che la mattina del venerdì in cui è fissata la Scuola di preghiera, inizia a lavorare mezz’ora prima per poter uscire in tempo ed essere puntuale con gli altri.
Quale allora “il segno”?
Sono giovani. Insieme ascoltano, cantano, pregano, si confrontano nel lavoro di gruppo, s’inginocchiano per il sacramento della Riconciliazione, o per vivere quella compagnia speciale che è Gesù nell’Eucaristia. Mi è piaciuto guardarli, riconoscerne molti. Arrivavano a flotte, in gruppo. Poi iniziata la preghiera lo sguardo era ben oltre l’amico, il vicino, il moroso o la morosa. Tutti guardavano nella stessa direzione, con la gioia di chi alla fonte si disseta, di chi cerca, ma un segno, una luce perché “questa notte non è più notte” forse lo ha già trovato. E non ci sono alchimie particolari. Nulla di annacquato o facilitato. Non grande emotività. Non riflessioni o testimonianze strappa-lacrime. Non modelli televisivi d’intrattenimento. Solo la Parola e il Pane. Gesù Cristo. Senza sconti. Con la Sua capacità di accogliere, interrogare, chiamare e cambiare la vita e darle un senso. Mi faccio qualche domanda. Quale segno sono questi quasi 300 giovani per me, per le nostre comunità, per la nostra Chiesa? Cosa raccontano a noi adulti con la loro disponibilità a “esserci” insieme nel nome di Gesù Cristo? Quanto siamo disposti a far diventare le nostre comunità terreno fertile perché quelle radici affondino e lo facciano diventare il Luogo e il tempo, il “qui e l’oggi” del loro essere e diventare testimoni adulti e forti di una fede vissuta e credibile?
Penso a loro e non riesco a liquidare il tutto dicendo che per me sono “segni o segno di Speranza”. Concordo con il vescovo Corrado “la loro presenza ci fa tremare”. Anche per me quei tanti giovani disposti a “giocarsi” per Gesù Cristo non sono solo un segno di Speranza. Sono un grande e grave segno di Responsabilità per ciascuno di noi. Ci chiedono una “conversione”, una disponibilità diversa, una prospettiva e uno sguardo nuovo su ciascuno di loro, ma anche sulle nostre comunità che hanno bisogno di riconoscerli come “segno”.
Ci parlano di un “essere Chiesa” insieme. Guardando a Gesù Cristo come unico centro e Signore. Seguendo il vescovo come guida. Sapendo riconoscere la ricchezza di quanti la grazia ci regala come “prossimo”. Scoprendo la preziosità dei molti che non ci siamo scelti, ma che si rivelano “segno”. Ci dicono di una fede non “privata”, da vivere nel gruppo chiuso, ma che regala ad ogni passo fuori dalla propria comunità un po’ di “cattolicità”.
Certo i quasi 300 sono molti, ma sapete quanti potrebbero vivere questa stessa esperienza se solo il prete o l’animatore della loro parrocchia fosse schietto nell’invitare, nel Chiamare, nell’indicare e sollecitare “i suoi” (a volte forse troppo suoi…) a partecipare? Sarebbe davvero un servizio importante al cammino di ricerca e per la Felicità di molti altri giovani. E quanti sarebbero questi giovani, se quanti curano a diversi livelli e in diversi luoghi un percorso con loro e per loro, li sapesse accompagnare ad un momento comune, ad una esperienza di Chiesa diocesana?
Ventitré tra quei giovani che già hanno partecipato a questo incontro, al termine si avviano alla Casa di Spiritualità in Castello per due giorni di “esercizi spirituali”. Qualcuno tra loro descrive questo tempo prolungato come un “bisogno” (non di staccare o fuggire…) bensì di “stare” di “fare spazio” al Signore. Nei diversi corsi proposti dai 18enni in su, si contano oltre una settantina di iscritti. Provate ad immaginare se riuscissimo a dire ai nostro giovani che tra le risposte essenziali a molti dei loro sogni e progetti di Felicità, a molte delle loro paure, dei loro dubbi e tormenti una appunto delle risposte è certamente Gesù Cristo. La relazione con Lui. L’incontro con la sua storia e la sua persona. Il saperlo riconoscere presente nei Segni e nelle persone.
Pensate se riuscissimo, ancora prima, farne di tutto questo, esperienza noi. Questi giovani sono per noi…un “segno”. Scrolliamoci di dosso le stanchezze e i leaderismi, facciamoci carico di quello che più profondamente rivela il nostro essere Chiesa: Popolo di Figli di Dio in cammino. Insieme. Seguendo il Pastore. Davvero “la notte non è più notte”…a noi non rifiutare un raggio della Luce vera.

 
Diego Grando
13 dicembre 2009